I nostri articoli

Perché consideriamo la fine del governo Draghi una buona notizia?

Innanzitutto perché, al di là dei proclami, questo esecutivo non ha affrontato con il dovuto rigore la transizione ecologica. Ricordiamo che il Ministro Cingolani ha trascorso più tempo ad attaccare gli ambientalisti (da lui definiti dei radical chic) invece di proporre soluzioni che avviassero la transizione ecologica. A confermare il fatto che non fosse sentita l’urgenza di intervento sulla crisi ambientale, ci sono le sue dichiarazioni in cui affermava la necessità di non correre troppo con la transizione perché sarebbero stati messi a rischio migliaia di posti di lavoro, instaurando nel frattempo rapporti privilegiati con ENI e SNAM, cioè con quei soggetti che hanno tutto l’interesse a ritardare una transizione ecologica seria e rigorosa.

Un altro aspetto decisamente negativo, dal nostro punto di vista, è legato alla gestione del conflitto fra Russia e Ucraina. Dichiarare di volere la pace inviando armi a uno dei contendenti (anche se vittima di un’aggressione) ci sembra solo un esercizio di ipocrisia. E i risultati infatti stanno portando a un prolungamento della contesa bellica in cui è lo stesso popolo ucraino a pagare il prezzo più alto.

Come resta del tutto insoddisfacente l’approccio alle disuguaglianze sociali ed economiche. I divari geografici, generazionali e di genere continuano a crescere e le mancate risposte del governo alla richiesta di una parte della società di civile (Osservatorio Civico PNRR) di monitoraggio dei fondi del PNRR destinati allo scopo, costituiscono un pessimo segnale sulla reale volontà di affrontare questi temi.

Ora si va a votare. Cosa fare?

Premesso che riteniamo la legge elettorale attualmente in vigore deleteria e funzionale al mantenimento di meccanismi di rappresentanza a garanzia di equilibri di “potere per il potere”, reputiamo anche noi necessario il varo di una riforma del sistema elettorale (in chiave proporzionale  a collegio unico e senza soglia di sbarramento) in tempi brevi. Chiediamo altresì l’impegno a non sostenere alcuna riforma costituzionale che vada nella direzione di indebolire la forma di governo parlamentare.

Con l’auspicio che si possa formare un’aggregazione comprendente buona parte del variegato mondo ambientalista intorno a pochi punti essenziali (e il nostro impegno va in questa direzione) , elenchiamo di seguito alcuni punti su cui riteniamo necessario avviare un confronto per provare a costruire un’alleanza sul fronte ecologista:

  1. La transizione ecologica come priorità assoluta delle politiche di governo. Molto spesso i partiti inseriscono l’emergenza ambientale nell’agenda politica, ma nessuna delle forze politiche attualmente rappresentate in parlamento ha posto la questione ecologista con la necessaria urgenza. Quindi non può bastare inserire nel programma la transizione ecologica, in quanto come abbiamo visto poi ci sarà sempre qualche emergenza (la pandemia, la guerra, la crisi di un settore produttivo, eccetera) che ritarderà l’azione concreta in tal senso, così come è accaduto nel recente passato.
  2. Conversione economica dell’ecologia. Rimodulazione del super bonus e delle politiche relative all’efficientamento energetico: l’investimento sui privati che risparmiano energia deve rientrare, in parte, con la restituzione da parte dei privati di una quota del risparmio sull’energia. Efficientamento delle reti idriche: investire per ridurre gli enormi sprechi di acqua, anche in questo caso l’investimento rientra grazie al risparmio idrico. Prevenzione degli incendi: oggi con la sorveglianza satellitare è possibile arginare la piaga degli incendi dolosi, determinando una riduzione della spesa per lo spegnimento degli incendi e per il rimboschimento.
  3. La leva fiscale (e l’IVA in particolare) come strumento fondamentale per la riduzione dei gas serra. Oggi è possibile misurare, per ogni processo produttivo, le emissioni di gas serra. Si tratta di applicare le aliquote più alte per i prodotti più impattanti e più basse per quelli meno impattanti.
  4. Riforme sociali per ridurre le disuguaglianze. Non basta dire che si vuol introdurre il salario minimo o difendere il reddito di cittadinanza (anche questo in ogni caso da rimodulare in chiave solidaristica e con funzione di utilità sociale) per combattere le disuguaglianze. Sosteniamo che debba sussistere un principio cardine di garanzia che tuteli il mercato del lavoro affinché vengano assicurati il diritto all’istruzione e alla formazione, l’equità di trattamento, la sicurezza.

Sull’aumento della popolazione mondiale.

Condividiamo qui il pensieri sul tema dell’aumento della popolazione, di Renzo Rosso, dal FQ. Se da un lato si può credere che il benessere economico riduca il tasso di fertilità, si osserva per […]

La Decrescita:no, non chiamiamola in un altro modo

di Erin Remblance e Jennifer Harvey Sallin Pubblichiamo la traduzione in italiano, fatta da Nicola Crosta, di un saggio breve molto interessante, apparso sul sito australiano https://illuminem.com/illuminemvoices/1ab65908-2352-4ae9-8738-5313a3b147e6 Alla ricerca di alternative Sono d’accordo […]