Appello Sostenibilità Equità Solidarietà

Appello Sostenibilità Equità Solidarietà

L'appello che rendiamo pubblico è stato discusso e condiviso dalle persone che lo sottoscrivono dopo una serie d'incontri iniziata alla fine di febbraio, a cui si sono aggiunti e si stanno mano a mano aggiungendo coloro che ne approvano il contenuto.  Chiunque lo...

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Quando la Sanità diventa Azienda

Quando la Sanità diventa Azienda

Il Covid-19 ci ha mostrato le falle di una Sanità impoverita, un Servizio divenuto Azienda sempre più alla mercè degli appetiti privati. Ecco un piccolo ma significativo episodio personale di quello che succede se a comandare è il denaro…

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L’antropocentrismo può annientare la specie umana

L’antropocentrismo può annientare la specie umana

L’antropocentrismo non comporta soltanto la subordinazione degli altri esseri viventi al dominio della specie umana, ma proponendo una visione della natura unicamente come oggetto di profitto e di interesse ha rinforzato l’arbitrio del più forte e favorito immense diseguaglianze, ingiustizie e violenze contro la maggior parte dell’umanità.
La violenza sugli animali e sugli esseri umani sono due aspetti di una stessa concezione dei rapporti con l’altro da sé fondata sulla prevaricazione del più debole da parte del più forte.

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La gestione del debito pubblico italiano dopo il Covid-19

La gestione del debito pubblico italiano dopo il Covid-19

Uno dei problemi da affrontare dopo l’emergenza Covid sarà la gestione del debito pubblico italiano, nel momento in cui il rapporto debito/Pil raggiungerà un valore molto alto: sia per l’aumento del numeratore dovuto alla spesa in deficit per finanziare gli incentivi economici richiesti dalla pandemia Covid-19, sia per la diminuzione del denominatore dovuto alla contrazione economica,

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La crisi attuale non è una decrescita, ma una conseguenza della crescita

La crisi attuale non è una decrescita, ma una conseguenza della crescita

L’idea della decrescita sta suscitando un interesse che prima non aveva. Per questo gli attacchi nei suoi confronti aumentano, ma sono attacchi molto deboli perché non sono sostenuti da argomentazioni.
È l’inizio della terza fase indicata da Gandhi: prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti attaccano e alla fine vinci. Il guaio è che se non vince la decrescita, l’emergenza sanitaria, la crisi ecologica e la crisi economica si aggraveranno, per cui perderemo tutti.

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Che la pandemia ci salvi

Che la pandemia ci salvi

Se governi e aziende iniziano a raccogliere i nostri dati biometrici in massa, possono conoscerci molto meglio di quanto conosciamo noi stessi e quindi non solo possono predire i nostri sentimenti, ma anche manipolare i nostri sentimenti e venderci tutto ciò che vogliono – sia esso un prodotto o un politico.
Dovremmo sicuramente utilizzare anche le nuove tecnologie, ma queste tecnologie dovrebbero dare potere ai cittadini.

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Una sola radice per molti fiori. La vita della terra e la cura dell’uomo al tempo del coronavirus.

Una sola radice per molti fiori. La vita della terra e la cura dell’uomo al tempo del coronavirus.

Non pochi studi sostengono che l’attuale epidemia di coronavirus sia collegata al disastro ambientale. Epidemia che a seguito del lockdown e della sospensione delle attività produttive, sta mettendo a dura prova la flessibilità della sussistenza economica e sociale. Con il covid-19 nel 2020 ci avviamo ufficialmente in una nuova stagione per i cittadini del mondo: una sempre più sfocata distinzione tra rischi ambientali e rischi sociali.

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Considerazioni dalla quarantena – un effetto circolare

Considerazioni dalla quarantena – un effetto circolare

Il mondo si è accorto, nel breve spazio di un mese, di quello che da anni si va dicendo a proposito dei limiti dello sviluppo, della incapacità di questo pianeta di poter sopportare la pressione umana derivante da attività antropiche, da emissioni climalteranti, dallo sfruttamento dei suoli, dagli allevamenti intensivi, dalle pratiche perpetrate nei mercati orientali (wet market) ai danni di molte specie di animali domestici e selvatici.

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Coronavirus – Che la pandemia ci svegli

Coronavirus – Che la pandemia ci svegli

Ci sono periodi più densi di cambiamenti. Guerre, disastri ambientali, pestilenze, hanno il potere di far accelerare la Storia.Come cittadini è molto difficile conservarsi lucidi, ma proprio in questi tempi difficili non dovremmo abbassare la guardia. Perché il mondo politico, tutto, ha sempre cercato di trarre dagli eventi catastrofici il massimo vantaggio, per se stesso.

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Dopo il coronavirus il mondo non sarà più lo stesso?

Dopo il coronavirus il mondo non sarà più lo stesso?

Anche coloro i quali da tempo sono consapevoli del fatto che la “normalità precedente era il problema”, sperano in cuor loro che il covid-19, assieme ai lutti, porti via con sé le insopportabili disuguaglianze sociali. Che si generi un deciso cambiamento della società a cominciare dalla scala dei valori e dagli stili di vita. E, ritrovandosi per la prima volta in quello che sembra un coro, magari ci credono un po’ di più.

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Attualità di Francesco d’Assisi, precursore della decrescita felice

Attualità di Francesco d’Assisi, precursore della decrescita felice

L’asse portante del sistema dei valori su cui Francesco ha fondato le sue scelte esistenziali è stato il rifiuto di diventare succube del denaro, di dedicare tutto il tempo e tutte le energie ad accumularne sempre di più, come stava facendo suo padre. Il benessere materiale che il denaro gli consentiva non riusciva a soddisfare il suo bisogno di dare un senso alla vita. Gli permetteva soltanto di procurarsi dei divertimenti nel significato etimologico della parola, di modi banali di passare il tempo per evitare d’impegnarsi a spenderlo in modi più significativi. Oltre a lasciarlo insoddisfatto, i divertimenti delle serate passate con gli amici nelle taverne di Assisi lo distraevano dalla dimensione spirituale, dove sentiva che si manifestavano le sue esigenze più profonde, di relazioni umane fondate sulla comprensione reciproca e sulla solidarietà, di conoscenza disinteressata, di rispetto per tutte le forme di vita. Una dimensione esistenziale da cui il denaro è escluso. Da cui la ricerca del denaro come fine della vita, esclude.

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Sentinella, a che punto è la notte? (Isaia, 21,1)

Sentinella, a che punto è la notte? (Isaia, 21,1)

Solo liberando l’economia dalla finalità della crescita e l’immaginario collettivo dall’identificazione del benessere col possesso di cose si può ridimensionare l’importanza del denaro nella vita degli esseri umani, si possono finalizzare le attività produttive alla compatibilità con la fotosintesi clorofilliana, si possono aprire nuove prospettive alla ricerca scientifica e tecnologica, indirizzandole innanzitutto a riparare i danni che hanno fatto alla biosfera e, contestualmente, a sviluppare le loro enormi capacità per consentire alla specie umana di soddisfare le proprie esigenze vitali senza danneggiare le altre specie viventi e senza rompere gli equilibri ecologici. Solo nel contesto di una profonda rivoluzione culturale e sociale in cui i rapporti umani siano impostati in termini di collaborazione e i loro rapporti con i luoghi in cui vivono e con gli altri esseri viventi in termini di rispetto, le potenzialità delle tecnologie che riducono l’impatto ambientale possono contribuire ad aprire una fase più evoluta della storia umana, anziché rallentare l’agonia di quella che stiamo vivendo.

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Maurizio Pallante risponde sul Fatto Quotidiano a Massimo Fini sulla decrescita felice

Maurizio Pallante risponde sul Fatto Quotidiano a Massimo Fini sulla decrescita felice

Le riflessioni di Massimo Fini sulla decrescita, pubblicate sul Fatto Quotidiano del 5 marzo, m’in-ducono a intervenire sul tema per precisare alcuni concetti. Non lo faccio volentieri perché l’ho fatto più volte e ho sempre constatato che se c’è chi non viene ascoltato, tra cui si annovera lo stes-so Fini insieme a Ratzinger, a me succede di non essere nemmeno letto. Come si deduce dal fatto che alla decrescita felice vengono rivolte sempre le stesse critiche, da chi critica l’idea che se ne è fatta e non ciò che significa.

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Codogno, coronavirus e cambiamenti climatici

Codogno, coronavirus e cambiamenti climatici

In una lettera da Anchorage, Alaska, il dottor Jon R. Nickels, supervisore del Servizio per la Tutela dei Pesci, si domanda «perché la preoccupazione che ci accomuna su scala globale per il coronavirus e la rapida risposta al problema messa in campo in tanti Paesi contrasta con la totale mancanza di responsabilità rispetto ai cambiamenti climatici in atto»? Il contrasto è sconcertante. Da una parte un’epidemia, per fortuna di bassissima mortalità, eppure ospedali costruiti in pochi giorni, conferenze stampa dei premier di tutto il mondo, per rassicurare la popolazione, scienziati febbrilmente al lavoro per produrre un vaccino. Attività ferme. E ovviamente, milioni di servizi sui media. Dall’altra parte i cambiamenti climatici prodotti dall’uomo.

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Antropocentrismo ecologico e ecocentrismo: due modi di considerare l’ambientalismo

Antropocentrismo ecologico e ecocentrismo: due modi di considerare l’ambientalismo

L’antropocentrismo ecologico e l’ecocentrismo, pur condividendo l’idea di sostenibilità, hanno connotazioni diverse in base ad alcuni semplici elementi: nel primo caso l’uomo e il suo benessere fatto consumo sono l’irrinunciabile centro delle sue analisi. Nel secondo, invece, le azioni si determinano a partire da un sentimento di cura e comunione con l’ambiente, intendendo l’evoluzione dell’ambiente nel suo complesso come fonte di salvezza non solo per l’uomo, ma anche per altre forme di vita.

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Le migrazioni attuali sono un’esigenza del modo di produzione industriale.

Le migrazioni attuali sono un’esigenza del modo di produzione industriale.

[Seconda parte]
Gli attuali flussi migratori dai Paesi poveri ai Paesi ricchi sono causati dall’esigenza dei Paesi ricchi d’impadronirsi delle materie prime e delle risorse energetiche insistenti nei territori dei Paesi poveri per sostenere la propria crescita economica. Le modalità con cui lo fanno – la violenza, l’inganno, la corruzione, la devastazione ambientale – costringono percentuali crescenti delle popolazioni povere ad abbandonare i propri Paesi con la speranza di trovare nuove opportunità di vita andando a incrementare il numero dei produttori/consumatori di merci di cui le economie dei Paesi ricchi hanno bisogno per continuare a crescere.

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