Archivio Mensile: Marzo 2020

San Francesco e decrescita felice

Attualità di Francesco d’Assisi, precursore della decrescita felice

L’asse portante del sistema dei valori su cui Francesco ha fondato le sue scelte esistenziali è stato il rifiuto di diventare succube del denaro, di dedicare tutto il tempo e tutte le energie ad accumularne sempre di più, come stava facendo suo padre. Il benessere materiale che il denaro gli consentiva non riusciva a soddisfare il suo bisogno di dare un senso alla vita. Gli permetteva soltanto di procurarsi dei divertimenti nel significato etimologico della parola, di modi banali di passare il tempo per evitare d’impegnarsi a spenderlo in modi più significativi. Oltre a lasciarlo insoddisfatto, i divertimenti delle serate passate con gli amici nelle taverne di Assisi lo distraevano dalla dimensione spirituale, dove sentiva che si manifestavano le sue esigenze più profonde, di relazioni umane fondate sulla comprensione reciproca e sulla solidarietà, di conoscenza disinteressata, di rispetto per tutte le forme di vita. Una dimensione esistenziale da cui il denaro è escluso. Da cui la ricerca del denaro come fine della vita, esclude.

Tempo

Sentinella, a che punto è la notte? (Isaia, 21,1)

Solo liberando l’economia dalla finalità della crescita e l’immaginario collettivo dall’identificazione del benessere col possesso di cose si può ridimensionare l’importanza del denaro nella vita degli esseri umani, si possono finalizzare le attività produttive alla compatibilità con la fotosintesi clorofilliana, si possono aprire nuove prospettive alla ricerca scientifica e tecnologica, indirizzandole innanzitutto a riparare i danni che hanno fatto alla biosfera e, contestualmente, a sviluppare le loro enormi capacità per consentire alla specie umana di soddisfare le proprie esigenze vitali senza danneggiare le altre specie viventi e senza rompere gli equilibri ecologici. Solo nel contesto di una profonda rivoluzione culturale e sociale in cui i rapporti umani siano impostati in termini di collaborazione e i loro rapporti con i luoghi in cui vivono e con gli altri esseri viventi in termini di rispetto, le potenzialità delle tecnologie che riducono l’impatto ambientale possono contribuire ad aprire una fase più evoluta della storia umana, anziché rallentare l’agonia di quella che stiamo vivendo.

Massimo Fini, Maurizio Pallante

Maurizio Pallante risponde sul Fatto Quotidiano a Massimo Fini sulla decrescita felice

Le riflessioni di Massimo Fini sulla decrescita, pubblicate sul Fatto Quotidiano del 5 marzo, m’in-ducono a intervenire sul tema per precisare alcuni concetti. Non lo faccio volentieri perché l’ho fatto più volte e ho sempre constatato che se c’è chi non viene ascoltato, tra cui si annovera lo stes-so Fini insieme a Ratzinger, a me succede di non essere nemmeno letto. Come si deduce dal fatto che alla decrescita felice vengono rivolte sempre le stesse critiche, da chi critica l’idea che se ne è fatta e non ciò che significa.

Cambiamento climatico

Codogno, coronavirus e cambiamenti climatici

In una lettera da Anchorage, Alaska, il dottor Jon R. Nickels, supervisore del Servizio per la Tutela dei Pesci, si domanda «perché la preoccupazione che ci accomuna su scala globale per il coronavirus e la rapida risposta al problema messa in campo in tanti Paesi contrasta con la totale mancanza di responsabilità rispetto ai cambiamenti climatici in atto»? Il contrasto è sconcertante. Da una parte un’epidemia, per fortuna di bassissima mortalità, eppure ospedali costruiti in pochi giorni, conferenze stampa dei premier di tutto il mondo, per rassicurare la popolazione, scienziati febbrilmente al lavoro per produrre un vaccino. Attività ferme. E ovviamente, milioni di servizi sui media. Dall’altra parte i cambiamenti climatici prodotti dall’uomo.

Terra

Antropocentrismo ecologico e ecocentrismo: due modi di considerare l’ambientalismo

L’antropocentrismo ecologico e l’ecocentrismo, pur condividendo l’idea di sostenibilità, hanno connotazioni diverse in base ad alcuni semplici elementi: nel primo caso l’uomo e il suo benessere fatto consumo sono l’irrinunciabile centro delle sue analisi. Nel secondo, invece, le azioni si determinano a partire da un sentimento di cura e comunione con l’ambiente, intendendo l’evoluzione dell’ambiente nel suo complesso come fonte di salvezza non solo per l’uomo, ma anche per altre forme di vita.