A CORTINA UNA BOMBA ECOLOGICA A 5 CERCHI


Sulle Olimpiadi del 2026 a Cortina c’è una “bolla mediatica” che avvolge una comunicazione pubblica “unidirezionale” e che sta alterando la pubblica “percezione” dello “scempio ambientale” in atto. Questo accade perché in Italia non c’è stato nessun dibattito pubblico, fra la popolazione locale e nazionale, sulla utilità derivante dall’organizzazione di un evento olimpico la cui “impronta ecologica” è andata aumentando nel corso delle diverse edizioni nel mondo fin qui disputate: più atleti, più nazioni, più gare, più infrastrutture sportive impattanti, maggiori necessità infrastrutturali e logistiche, ecc. Già questo dato, in un paese come l’Italia, con la più alta percentuale di suolo consumato in Europa, con enormi problemi di dissesto idrogeologico, con le Dolomiti di Cortina dichiarate Patrimonio dell’Umanità e con alle spalle le “scorie infrastrutturali sportive” delle Olimpiadi di Torino del 2006, avrebbe dovuto condurre la classe partitica e le istituzioni dello sport nazionali alla rinuncia a candidarsi per l’evento. I cittadini delle regioni di Innsbruck (Austria), Sion (Svizzera), Calgary (Canada) attraverso il referendum hanno detto no. Questi paesi, pur non ospitando beni geologici preziosi come le Dolomiti e pur non avendo, come la regione Veneto, percentuali di suolo consumato a due cifre, hanno cercato di salvaguardare la natura e i “servizi ecosistemici” del loro territorio. Una posizione netta di rifiuto che in Italia l’associazionismo ambientale non ha assunto fin da subito perché rassicurato dalle “promesse di sostenibilità” degli interventi. Il regime partitocratico, dalla Lega al Pd ai 5 stelle, ha acconsentito alla candidatura, ha esultato al parere favorevole del Cio e sta finanziando con ingenti risorse pubbliche l’evento, sottraendole alla manutenzione del territorio e al controllo del dissesto idrogeologico

In questa fase succede, tra l’altro, che i riflettori puntati sul folle progetto di costruzione della pista da bob finiscano per mettere in secondo piano lo “scempio olimpico” già perpetrato ad oggi sulle Dolomiti di Cortina. Per i mondiali di sci del 2021, una specie di prova generale per le Olimpiadi 2026, al territorio di Cortina sono già stati sottratti 30 ettari di superficie boschiva e 19 ettari di superficie a prato tra adeguamenti di piste, nuove piste, creazione di bacini idrici per l’innevamento artificiale, posa di piloni e cavi interrati, strade, parcheggi, nuovi, impianti. Le immagini dello “scempio ambientale” e della “deturpazione del paesaggio” vengono rimosse dall’immaginario collettivo attraverso l’allestimento dell’ennesima “area virtuale mediatica”, dove si simula il gioco della democrazia, incanalando il dibattito solo ed esclusivamente sul “si” o sul “no” alla nuova pista da bob. I sostenitori del progetto della pista da bob, rinnovando le “promesse di sostenibilità” fatte in occasione della presentazione della candidatura, ritengono di poter superare le critiche ricevute da più parti e anzi di poter così distrarre l’opinione pubblica dall’assalto in atto nelle Dolomiti. Un assalto che si prefigge di trasformare parte di un’area Patrimonio dell’Umanità in un grande parco divertimenti di massa. Con l’alibi dei Mondiali di sci del 2021 si è costruita, con i fondi di confine e fondi governativi (soldi pubblici), la Funivia Son dei Prade-Bai de Dones per collegare Tofane e 5 Torri e che potrebbe divenire il primo troncone di un disegno mostruoso: collegare Cortina ad Arabba, con la Val Badia, con il Comprensorio Alleghe-Civetta. Ovviamente a livello mediatico si usa anche l’altra tecnica greenwashing, quella della “influencer-democracy”, ripetendo migliaia di volte, attraverso media servizievoli e acritici, il santo proposito di ridurre l’uso dell’auto inquinante, come se all’improvviso non si potessero mettere in esercizio ski bus elettrici su strade già esistenti, alimentati con la stessa energia che aziona gli impianti a fune: demenziale! Le Olimpiadi di Cortina 2026 sono il grimaldello per far passare un progetto terrificante che prevede la trasformazione della “naturalità” della montagna, fatta di superfici di roccia, boschive o prative, di diversi habitat di animali selvatici e vegetazione alpina, di corsi d’acqua, in un elemento decorativo, privo di quel valore ecosistemico di cui le comunità locali e l’intera umanità ha un urgente ed estremo bisogno esistenziale. La montagna ridotta a contorno del prodotto “turismo di massa” e luogo di esercizio dell’ attività predatrice e consumatrice di risorse naturali da parte di pochi, supportati da una partitocrazia ignorante. Le Olimpiadi di Cortina si stanno rivelando un fenomeno sociale, ambientale, mediatico, economico e finanziario che sospende l’esercizio della critica, il lavoro di analisi, la riflessione lungimirante e che favorisce una ubriacatura del buon senso, soddisfacendo il bisogno di evasione dai vincoli della realtà (ambientale) risolvendolo in una manifestazione di orgoglio nazionalistico, strumentalizzato e usato da una classe politica moralmente irresponsabile. Il libro “La Bolla Olimpica”, Mimesis editore, curato da Silvio La Corte, attraverso un’analisi a 360 gradi fornisce un quadro completo delle illusioni, delle speculazioni e degli interessi che stanno dietro alla candidatura e all’organizzazione di una Olimpiade e non a caso ci sono nazioni e territori più civicamente evoluti che si sono fatti da parte lasciando campo libero ai politici nostrani esultanti.

Schiavon Dante

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