Antropocentrismo ecologico e ecocentrismo: due modi di considerare l’ambientalismo

 di Giacomo Lampredi

Esaminare gli organismi viventi, come profondamente intrecciati con la loro ecologia, porta a riflettere sulle conseguenze delle credenze scientifiche e delle considerazioni filosofiche che governano le azioni umane in relazione alla sostenibilità.

Il fatto di avere degli stili di vita ambientalisti, non significa necessariamente essere consci e consapevoli delle implicazioni. Si può essere ambientalisti e adottare comportamenti ecologicamente sostenibili, ma che nella sostanza non modificano la visione dominante che sta alla base della relazione dell’uomo con le altre specie.

Possiamo dunque affrontare l’approccio all’ambientalismo attraverso due concetti paralleli ma sostanzialmente differenti:

1) l’antropocentrismo-ecologico, per descrivere un ambientalismo che cerca di conciliare lo stile di vita consumistico dell’uomo con la conservazione dell’ambiente, con risultati tuttavia deludenti, poiché l’esercizio del benessere per questa prospettiva è più importante della salvaguardia delle altre specie;

2) l’ecocentrismo, un ambientalismo che che vede la conservazione dell’ambiente nel suo complesso come bene indipendente dall’uomo; questi è solo una delle tante specie esistenti sulla terra e qualsiasi gerarchizzazione è arbitraria e fondata sulla presunta separazione tra uomo e ambiente.

Il primo concetto ha le sue radici nella teoria dello sviluppo sostenibile che, pur con le dovute riserve e cautele, riconosce il primato di una economia di mercato (per definizione antropocentrica) mentre il secondo è concettualmente vicino alla bioeconomia, all’economia ecologica e alla teoria della decrescita.

L’antropocentrismo ecologico e l’ecocentrismo, pur condividendo l’idea di sostenibilità, hanno connotazioni diverse in base ad alcuni semplici elementi: nel primo caso l’uomo e il suo benessere fatto consumo sono l’irrinunciabile centro delle sue analisi. Nel secondo, invece, le azioni si determinano a partire da un sentimento di cura e comunione con l’ambiente, intendendo l’evoluzione dell’ambiente nel suo complesso come fonte di salvezza non solo per l’uomo, ma anche per altre forme di vita.

Questo significa che lo sviluppo di una sensibilità ecologica negli ultimi anni non ha significato automaticamente una presa di coscienza dell’arbitrarietà della prospettiva incentrata unicamente su interessi umani, bensì in alcuni casi il concetto di ecologia è stato utilizzato per riaffermare i principi consumistici della cornice antropocentrica. Al centro rimangono quindi unicamente i bisogni dell’uomo e la sua capacità di sentirsi una figura privilegiata, che emerge dalla nebulosità dello sfondo.

Nell’ecocentrismo, invece, la distinzione tra figura e sfondo tende a sfumarsi fino ad annullarsi, uniformandosi. L’unità di analisi non è l’uomo e il suo ambiente, ma il tutto evolutivo, dove l’identità dell’uomo non è definita una volta per tutte ed è solo una delle tante unità che compongono l’universo conoscibile.

I contenuti politici dell’antropocentrismo ecologico (che è alla base dello sviluppo sostenibile) hanno come unico desiderio di contenere gli incrementi del cambiamento climatico e delle varie forme di impatto ambientale. Senza preoccuparsi però che un “incremento ridotto” è pur sempre un incremento che aggrava l’insostenibilità ambientale. Basti pensare che l’obiettivo principale dell’accordo della Cop 21 di Parigi è di contenere l’incremento della temperatura terrestre entro + 1,5, max 2 °C entro il 2100 rispetto ai valori dell’epoca pre-industriale; quando è stato fatto l’accordo le concentrazioni di CO2 in atmosfera erano arrivate a 415 ppm, mentre nell’era pre-industriale erano 270 ppm e alla fine del secolo scorso 380 ppm.

Questo accordo potrà solamente rallentare la caduta, non fermarla. Ora quanto non mai il destino del pianeta e dell’umanità è legata in maniera salda ai valori alternativi che includano insieme all’uomo tutte le altre specie. Per la prima volta potrebbe non essere più il potere (tecnologico, economico, politico) a governare il futuro e la salvezza dell’uomo, ma piuttosto la sua rinuncia. Rinunciare al potere incodizionato sulla natura è l’unico modo di avere potere sul nostro futuro. L’ecocentrismo è potere fatto rinuncia di sé stesso.

Photo by Guillaume de Germain on Unsplash

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