Cairo Montenotte e l’inceneritore in Val Bormida: cosa sta succedendo davvero
In Val Bormida si sta combattendo una battaglia cruciale per la salute, il territorio e il futuro della valle. Il progetto calato dall’alto della Regione Liguria prevede la costruzione di un nuovo termovalorizzatore (inceneritore) per bruciare tutti i rifiuti della Liguria, inclusi quelli industriali e sanitari pericolosi. Cairo Montenotte è uno dei luoghi candidati a ospitare l’impianto, insieme ad aree come Vado Ligure, Cengio e il genovese.
Nonostante l’enorme portata ambientale, sociale e sanitaria dell’intervento, il progetto resta opaco e privo di confronto pubblico: il sito verrà deciso prima di conoscere i dettagli finali, e i cittadini rischiano di trovarsi di fronte a un fatto compiuto.
Il comitato dice NO, “Non possiamo accettare l’inaccettabile”
Il Comitato No Inceneritore Val Bormida ha preso una posizione durissima. Pur accogliendo con favore le dichiarazioni di contrarietà del sindaco di Cairo, Paolo Lambertini, ne critica la debolezza:
“Dire NO solo se il progetto sarà impattante è come accettarlo già in partenza. Il dovere di un sindaco è tutelare la salute dei cittadini, non aspettare numeri e relazioni per capire se bruciare rifiuti tossici in una valle già martoriata sia una buona idea”.
La valle soffre da anni un carico ambientale enorme: industrie chimiche, cementifici, traffico pesante. Le indagini epidemiologiche pendono come macigni sul territorio. E ora, anziché bonificare e sanare, si propone un impianto che peggiorerebbe tutto.
Inaccettabile.
Esperienze da fuori: Asti e Tivoli
Durante un incontro pubblico molto partecipato alla S.O.M.S. di Cairo Montenotte (oltre 200 cittadini il 2 luglio), gli attivisti Sabrina Mossetto e Giuseppe Sammatrice di SEquS (Sostenibilità, Equità, Solidarietà) circolo di Asti, hanno raccontato come nella loro città la giunta ha tentato di candidarsi all’ultimo minuto per ospitare un secondo inceneritore piemontese. Solo un parere tecnico negativo della Regione ha evitato la catastrofe ambientale.
“Asti è tra le città più inquinate d’Italia. Non servono inceneritori: serve ridurre i rifiuti e cambiare modello di consumo”.
È stato citato anche Tivoli, dove una gestione 100% pubblica ha portato la raccolta differenziata dal 15% al 78% in dieci anni, abbassando la TARI. Altro che bruciare rifiuti “a norma di legge”.
Leggi, ascolta e guarda La raccolta differenziata accurata degli oggetti dismessi: il video della seconda lezione
Protesta e mobilitazione
Oggi prende il via ufficialmente il volantinaggio popolare, promosso da un fronte ampio di associazioni:
WWF Savona, Italia Nostra, Medicina Democratica, CulturAmbiente, Comitato Sanitario Valbormida, PVA, NO! NON CI STO!, Pantere Grigie, LaPrimaLanga, ParcoCulturaleAltaLanga, e altri.
Il messaggio del volantino è inequivocabile:
“Bruciare tutti i rifiuti liguri, anche industriali e sanitari, migliorerà davvero la qualità della vita dei Valbormidesi?”
La risposta è chiara: No.
La valle ha già pagato un prezzo altissimo. Continuare a proporla come pattumiera della Liguria è uno schiaffo a chi ha scelto comportamenti virtuosi, riduce, differenzia e rispetta il territorio.

Un’altra visione per la valle
Il comitato non si limita a dire no. Indica anche una via diversa:
Sviluppo turistico sostenibile, con piccoli borghi, natura, cultura e percorsi storici
Eccellenze enogastronomiche e artigianali
Recupero ambientale e salute pubblica come priorità.
La Riviera ligure è al collasso, e la Val Bormida potrebbe esserne la “valvola verde” di sfogo. Ma questo potenziale verrebbe cancellato da un impianto che genera traffico, inquinamento e rischio sanitario permanente.
Il punto politico: basta ambiguità
Il volantino lancia un messaggio diretto anche agli amministratori:
“È ora di decidere da che parte stare.”
L’ambiguità, l’attendismo, le frasi condizionate non bastano più. I cittadini chiedono posizioni chiare, trasparenti e pubbliche. I giochi non sono chiusi, ma il tempo stringe.
L’ipotesi inceneritore a Cairo è ancora viva. La mobilitazione è appena cominciata.
Il fronte contrario è ampio, trasversale e sempre più determinato, chi ha responsabilità amministrative o politiche deve schierarsi perché la Val Bormida merita aria pulita, salute e futuro.







La valle bormida… stupenda in qualsiasi stagione, la sua natura e la sua storia ofrirebbe un’opportunità di sviluppo economico serio e alternativo alla solita logica industriale, ma, sembra che solo chi la vive percorrendo i suoi sentieri a piedi o in bicicletta si renda conto delle reali potenzialità di questo territorio, una natura resiliente che nonostante le aggressioni subite dagli insediamenti industriali passati e presenti con fatica ha saputo rigenerarsi regalandoci ancora momenti di pura comunione con essa… Quindi vorrei per ovvi motivi, che tutte le amministrazioni della valle bormida facciano muro e dicano NO! all’ipotesi di un inceneritore nella nostra valle.
Caro Gianluca,
condivido pienamente la tua preoccupazione. Il problema, purtroppo, è soprattutto politico: l’amministrazione della Regione Liguria sembra non avere una visione olistica del ciclo dei rifiuti.
Il recupero e il riuso dei materiali sono fondamentali per evitare la continua predazione delle materie prime, perché il pianeta non è più in grado di sostenere equilibri ecosistemici ormai profondamente alterati dalla presenza antropica sempre più diffusa. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un clima sempre più instabile, segnato dal surriscaldamento dell’atmosfera e degli oceani.
La vera strada da percorrere è quella della riduzione degli sprechi e dei consumi: un impegno concreto che ciascuno di noi può mettere in pratica ogni giorno. Gli inceneritori non rappresentano una soluzione, tutt’altro. Sono strutture che rischiano di compromettere ulteriormente l’ambiente e la salute, oltre a essere il simbolo di un modello di consumo e produzione ormai insostenibile.
Il sistema economico attuale ha contribuito a radicare queste dinamiche in ogni settore della società, arrivando perfino a distorcere il concetto stesso di sostenibilità ambientale. Per questo è fondamentale restare vigili e consapevoli rispetto a certe scelte politiche, spesso influenzate da interessi economici che non coincidono con il bene collettivo.
L’argomento meriterebbe sicuramente un approfondimento più ampio e un confronto nelle sedi opportune. Per ora mi fermo qui, ringraziandoti per il tuo intervento.
Un caro saluto,
Giuseppe Sammatrice