L’articolo menzionato nel titolo è apparso su Il Fatto Quotidiano a questo link.

Quello verso cui andiamo incontro è stato così inquadrato da James Hansen, uno dei climatologi più impegnati sul riscaldamento globale: “l’aumento del gradiente di temperatura orizzontale guiderà tempeste più forti di qualsiasi altra in tempi moderni. L’inferno intero si scatenerà nel Nord Atlantico e nelle terre vicine”. Tuttavia, le super tempeste non saranno le conseguenze più importanti del riscaldamento globale, se continua a crescere. L’effetto più importante sarà l’innalzamento del livello del mare. Se aspettiamo fino a quando questa prospettiva si rivelerà in modo chiaro, potrebbe essere troppo tardi per evitare l’innalzamento del livello del mare di diversi metri e la perdita di tutte le città costiere, la maggior parte delle grandi città del mondo e tutta la loro storia”.

Purtroppo, nonostante quanto sostenuto dai climatologi, di fronte a quanto sta già accadendo, a tenerci in scacco c’è il lavoro delle lobby delle multinazionali e delle industrie petrolifere, che hanno in mano tutti i più importanti canali di informazione. Il rapido aumento del numero di persone dei paesi industrializzati preoccupati per l’ambiente e i cambiamenti climatici non basta a determinare un concreto cambio di rotta nelle scelte politiche dei nostri Governi.

Il negazionismo predicato dagli interessi delle multinazionali e diffuso dai media non arretra e continua a risultare vincente. A favorire poi questo tragico stato di cose è anche una specie di apartheid mentale, di cui ha scritto in maniera esemplare Mathis Wackernagel, presidente del Global Footprint Network: “Noi abitanti della Terra, poi, affetti da una sorta di apartheid mentale che ha eretto una imponente barriera psicologica tra l’uomo moderno e il resto della realtà. la nostra tendenza a “sentirci fuori dal problema” appare evidente anche nel modo in cui opponiamo resistenza all’idea che il genere umano sia parte integrante della natura, solo una delle moltissime specie che occupano il pianeta. Questa frattura artificiale rende più difficile comprendere la concezione ecologica di un mondo finito. Il nostro apartheid mentale deve essere abbattuto”.

La sostenibilità richiede una percezione profonda del fatto che il destino dell’ecosfera si identifica con il destino del genere umano: noi non abbiamo un corpo; noi non siamo “circondati da un ambiente”, noi non siamo parte integrante dell’ecosfera. ”E così studi, analisi, appelli, impegni, sembrano riguardare un’esercitazione tecnica, oppure un altro Pianeta. I Governi? Jekyll e Mister Hyde.

Immagine in evidenza da www.publicdomainpictures.net

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