Città 30, città più gentili


SEQUS aderisce all’appello delle associazioni e dei cittadini che si sono pronunciati a favore della “Città 30”, un modello di città che favorisce una mobilità urbana più sostenibile, democratica, sicura e inclusiva, in cui lo spazio pubblico viene gradualmente liberato dall’egemonia dei mezzi privati a motore, per tornare ad essere un elemento fondamentale e strutturante per la qualità della vita.


Le “Città 30” sono città dove può essere adottato in maniera diffusa, sulla maggior parte della rete stradale urbana, con eccezione delle arterie ad elevato scorrimento, il limite massimo di velocità di 30 km/orari, al posto dei 50 km/orari previsti dal Codice della Strada per i centri abitati. Ciò consente una migliore convivenza tra mezzi a motore, biciclette e pedoni e di tutelare maggiormente gli utenti vulnerabili della strada. La finalità di questa politica è salvaguardare la vita delle persone e azzerare (non solo diminuire) le vittime della strada nelle aree urbane, secondo la strategia denominata “vision zero”.
La vision zero (o “zero vittime”) è nata in Svezia alla fine degli anni ’90 come progetto di sicurezza stradale e ha progressivamente ispirato le politiche della mobilità di diversi Paesi europei, fino a diventare un obiettivo strategico dell’UE (2021) che, con il proprio “EU Road Safety Policy Framework 2021-2030”, si è posta di ridurre del 50% i decessi stradali e i feriti gravi entro il 2030, per azzerarli entro il 2050.
Tale obiettivo viene perseguito anche nel PNSS – Piano nazionale per la sicurezza stradale 2030, approvato dal CIPESS nel 2022, attraverso l’applicazione del cosiddetto “Safe System”, ossia su un approccio che – come viene descritto nella prefazione allo stesso documento – rappresenta: “un cambiamento importante rispetto all’approccio seguito nel passato, in quanto ribalta la visione fatalistica secondo cui gli incidenti stradali sono il prezzo da pagare per garantire la mobilità e si prefigge l’obiettivo di eliminare le vittime di incidenti stradali e lesioni gravi a lungo termine, con obiettivi intermedi da definire negli anni”.
Per questo motivo tutte le autorità urbane dovrebbero inserire nelle proprie agende politiche il modello della città 30 ed avviare percorsi di ripensamento dello spazio pubblico nell’ottica di una maggiore vivibilità per tutti gli abitanti.
Questo modello di insediamento umano si dovrà basare su un paradigma diverso da quello “as usual”, ovvero quello della città “prepotente”, contraddistinta da una crescita sfrenata dell’urbanizzazione, da una mobilità dominata sempre più dall’automobile, dalla logica del consumo, dallo spreco di risorse (e soprattutto di tempo di vita!), che ha caratterizzato gli ambienti urbani fino oggi e che ha creato le diseguaglianze socioeconomiche e gli squilibri ecologici che sono davanti agli occhi di tutti, oggi accentuati dai cambiamenti del clima.
La città 30 si configura infatti come una città più “gentile” (e in prospettiva più silenziosa), che propone un look più attraente per i cittadini, in quanto in essa assume particolare importanza il design dello spazio pubblico, che dovrà essere ripensato per offrire un più ampio ventaglio di luoghi belli e vivibili e, più in concreto: piazze pedonali; ambiti protetti per i bambini davanti alle scuole; attraversamenti sicuri; verde urbano diffuso, parchi, giardini per contrastare l’isola di calore; una rete capillare di itinerari ciclabili, ma anche frammenti residuali di spazio che possono assumere funzioni di connettivo tra i luoghi, ecc.
E tutto ciò può essere avviato solo a partire dalla moderazione della velocità per consentire un traffico più fluido per tutti i mezzi e da un ripensamento del modo di accessibilità dei luoghi attrattori e delle polarità urbane, insieme ad azioni continue di informazione e di comunicazione rivolte ai cittadini.
Questa visione di città è realizzabile anche in Italia con la normativa attualmente a disposizione e non è, come sostengono i detrattori del cambiamento, un modello che può funzionare solo nei Paesi del Nord Europa. Anche in quei Paesi, infatti, ci fu della resistenza all’introduzione del limite dei 30 km/orari, progressivamente vinta dai vantaggi che sono emersi.
Tutti possiamo impegnarci per favorire la realizzazione delle città 30, facendo in modo che le città possano ritornare ad essere in primis il luogo delle persone, in particolar modo dei bambini, delle donne, degli anziani, dei disabili.
Perché dove le macchine diventano più importanti dell’uomo, anche l’umano rischia di perdere la sua umanità.

Fabio Cremascoli, SEquS Milano

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi!

Condividi questo contenuto!