di Dante Schiavon.

Con 605 sì, 55 no e 41 astenuti il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede alla commissione Ue una “direttiva vincolante” a favore della “biodiversità del suolo”, da emanare, forse, entro il 2021. Mi risulta difficile entusiasmarmi per questa notizia, pensando al mio povero Veneto e alle sue “leggi ossimoro” o alla “latitanza politica” della politica nazionale nell’emanare una normativa vincolante sul consumo di suolo valida per tutto il territorio nazionale. In base ai dati Ispra aggiornati al 2018 in Veneto il consumo di suolo è pari al 12,4% del proprio territorio: tre volte la percentuale del suolo consumato in Europa (4,5%). In Europa non esiste “l’emergenza suolo” nei termini dimensionali dell’Italia che registra un preoccupante 7,6%. Nonostante questa oggettiva “emergenza ambientale” nella “transizione ecologica” del governo Draghi non trova posto, a livello legislativo, una “moratoria” che congeli nuovo consumo di suolo e tanto meno una norma che preveda un suo arresto entro tempi compatibili con la salvaguardia del poco suolo rimasto libero da artificializzazioni. Ispra scriveva nel 2018: “le infrastrutture di trasporto stradale rappresentano una quota rilevante della copertura artificiale di suolo: con diverse metodologie di calcolo, l’impatto può essere valutato a oggi tra il 30 e il 40% del totale, con molteplici effetti negativi”. Ma cosa fa il nostro paese per accompagnare la transizione ecologica? Ti crea un “dicastero delle infrastrutture” e già questa investitura tecnico-politica, avulsa dalle tematiche ecologiche, fa capire quanto sia “disgiuntiva” la cultura ambientale in questo paese. Nel Veneto il pensiero unico di “economia e cemento” è amplificato per mille da una politica cieca e irresponsabile e nella totale e uniformante apatia della politica consociativa: si continua a calpestare una risorsa non rinnovabile. In Veneto, oltre alle infrastrutture stradali in costruzione come la SPV, sono già stati finanziate infrastrutture sportive e stradali per le Olimpiadi di Cortina 2026 e la legge regionale del 2017 per il contenimento del consumo di suolo riesce in un capolavoro amministrativo (è una legge ossimoro!): garantire per il quinto anno consecutivo il primato nazionale di suolo consumato. Ma lo scempio si fa martirio, della terra e delle popolazioni, nei territori attraversati dalla Spv in superficie e dai Pfas nelle falde. E come se non bastasse nel tratto tra Verona, Vicenza e Padova arriva il TAV. Il grido di allarme lo ha lanciato Acqua bene comune Vicenza e Coordinamento Acqua libera da pfas: “sbancheranno oltre 4 milioni di metri cubi di terra e consumeranno oltre 814 metri cubi di acqua al giorno in zone fra le più inquinate da pfas”.

Ecco perché in Veneto riesce difficile entusiasmarsi alla notizia di una possibile e futura direttiva a favore della biodiversità del suolo.

Photo by Michal Jarmoluk on Pixnio

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