“COSA C’ENTRA LA POLITICA”. LA CARICA NEGAZIONISTA  DELL’ANALFABETISMO FUNZIONALE.

“Cosa c’entra la politica”, questo il commento social su un post che metteva in relazione le attività umane degli ultimi due secoli e le cause e gli effetti dei cambiamenti climatici. Dopo l’alluvione e gli episodi di dissesto idrogeologico che hanno messo in ginocchio il tessuto economico e sociale della Romagna  mi ha colpito l’inadeguatezza della classe politica nel far fronte all’emergenza. Alla richiesta di aiuto da parte di una  comunità che vive e lavora in una località dell’Appennino tosco-romagnolo  https://youtu.be/WZEKno3JOBw  è stato risposto che non ci sono fondi, mentre, in contemporanea, il governo escludeva dal finanziamento del PNRR nove progetti per un  ammontare di spesa di quasi 16 miliardi, alcuni molto importanti che andavano  in  direzione della “resilienza” nel combattere le cause e gli effetti dei cambiamenti climatici. Fra i progetti di cui e’ stato sospeso il finanziamento spicca   quel  1.287.100.000,00 destinato a “Misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico” che provoca non poca indignazione se messo a confronto con la richiesta di aiuto della comunità romagnola e del suo territorio falcidiato da frane  e smottamenti. Ma non c’è traccia nella “narrazione ufficiale” di questo taglio dei finanziamenti del PNRR per contrastare il dissesto idrogeologico: vengono  ripetutamente riproposte  le immagini dei politici UE e italiani che  plaudono all’approvazione UE della terza tranche di fondi PNRR che non contemplano quei 16 miliardi destinati a nove progetti di cui 1.287.100.000,00 per il  dissesto idrogeologico. La politica c’entra, eccome e  per tre ragioni. La prima, perché il consumo di risorse naturali oltre il “limite eco-compatibile” lo decide la politica. La seconda, perché la  politica, irresponsabilmente, “distoglie finanziariamente”  risorse dalla lotta ai cambiamenti climatici e ai loro effetti idrogeologici per finanziare, con nuove infrastrutture, nuovo dissesto idrogeologico e moltiplicando così  la “spesa pubblica”. Per non parlare dei 2 miliardi 687.821 di euro (Fonte: Infrastrutture Milano-Cortina 2020-2026 Spa),   che potrebbero alla fine superare i 3 miliardi, di fondi pubblici destinati alle Olimpiadi invernali 2026  che ben  tre nazioni (Austria, Svizzera, Canada) si sono rifiutate di organizzare per ovvie ragioni di convenienza ecologica e idrogeologica in primis, oltre che  economica. La terza, perché la stessa narrazione, sfuggente, elusiva delle priorità ecologiche e scientifiche (per niente ideologiche)  per la sopravvivenza del pianeta  nell’utilizzo   dei fondi del PNRR, alimenta quell’analfabetismo funzionale di livello tre, di cui ha parlato recentemente il  professor Giorgio Merli  e che riguarda la capacità di cogliere il nesso logico fra le cose e  che  riguarda  addirittura il 47% della popolazione nel nostro Paese, ovvero una persona su due in Italia, contro il 7% del Nord Europa.

Appunto: “cosa c’entra la politica” era il commento social   sull’emergenza climatica, vista quasi come un  “accadimento esterno” a cui non ha contribuito e non contribuisce  il “libero arbitrio  della politica”. Per me la politica, in Italia, è doppiamente responsabile della  crisi climatica e dell’ estraniarsi  dalla natura da parte del “sentire comune”:  per l’inerzia e la mancanza di coraggio nel frenare la “degenerazione consumistica di beni” e  per la “narrazione anestetizzante” che viene fatta della “crisi ecologica”. I ritmi, i modi, i tempi, il linguaggio della politica non possono essere più distanti dai ritmi, i modi, i tempi e il linguaggio della natura. Sono due mondi paralleli e che raramente si incontrano, purtroppo. La mancanza di sensibilità di tanti cittadini-elettori-consumatori e gli effetti dell’ esondazione  del “fiume negazionista” dell’analfabetismo funzionale ne sono, in parte, la conseguenza. 

Schiavon Dante

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