Costruire Comunità, il nostro progetto per Alpignano

Intervento del nostro consigliere comunale, Roberto Canola, alla prima seduta del nuovo consiglio di Alpignano

Un cordiale saluto al Sindaco al Presidente del Consiglio, alle consigliere e ai consiglieri alle assessore e agli assessori. Il 2 giugno di quest’anno abbiamo ricordato e festeggiato l’80esimo anniversario della Repubblica Italiana. Su circa 25 ml di aventi diritto nel 1946 votò quasi il 90 % dell’elettorato. A distanza di 80 anni, qui più che altrove, in una Italia evolutasi e proiettata nell’era della post globalizzazione, nel tecno governo dell’AI il 53% degli aventi diritto ha deciso di far decidere al rimanente 47%. Non crediamo ci sia nulla da festeggiare sul fronte elettorale, nessun trionfalismo è giustificabile davanti a questa debacle. La rinuncia al diritto/dovere civico ci porta dritti alla demagogia delle minoranze. Non serve un’analisi del voto, mi pare fin troppo evidente; siamo entrati nell’era della rassegnazione, uscirne sarà complicato. Il punto vero, che travalica i confini comunali, è: a quali domande deve rispondere la politica per tornare ad essere desiderabile? A quale visione ci si deve appellare per sperare di alimentare la volontà ad essere rappresentati? Non ho una risposta ma ho l’ambizione che non ci si accontenti di quello che si ha ma che si possa osare a chiedere di meglio. Viviamo nell’epoca della mediocrazia (come la definisce Alain Deneault) che contribuiamo ad alimentare con l’assenza al dovere di cittadinanza. Proprio al dovere di cittadinanza ci siamo appellati prima e durante la campagna elettorale, al principio secondo il quale ciascuno di noi dovrebbe chiedersi cosa può fare per il proprio paese. Ma evidentemente non basta. Allora occorre cercare le risposte nelle modalità con cui la politica si propone.

Il punto di arrivo è il bene comune o la ricerca del consenso? È l’affermazione di principi di equità, pari opportunità che diventano prassi, o l’occupazione del ruolo pubblico? È lo sguardo onesto sul dramma climatico che abbiamo di fronte e la prospettiva di porvi rimedio con pratiche sostenibili o un greenwashing di rappresentanza?

Se l’obiettivo è il bene comune allora mi aspetto che la politica, durante il corso del mandato, attivi tutte le forme possibili di partecipazione dei cittadini alla definizione dell’obiettivo; mi aspetto che la politica si metta in posizione di ascolto delle istanze, che non chiuda le porte, che risponda alle domande, anche quelle scomode, attuando quel principio, insito nell’etimo, per cui la democrazia è effettivamente il potere del popolo, al quale quella rappresentativa si deve sempre riferire. Non mi pare di vederla esercitata nelle forme e nei modi in cui me la immagino né a livello nazionale né a livelli locali. Per altro l’esito del voto, non solo qui, ci dice esattamente questo. Credo invece che l’obiettivo sia la ricerca del consenso fine a sé stesso ovvero alla rielezione. Da questo principio discendono le pratiche attuate in questi anni; chiusura del fortino e sollevamento del ponte levatoio, comunicazioni interrotte tra amministrazione e cittadini, pianificazione dei lavori realizzata in tempo utile perché resti nella memoria fino all’evento elettorale. Memorabili sono le asfaltature elettorali, il rifacimento dei marciapiedi dove già c’erano, l’inaugurazione della piscina, lo sventolare dell’accordo con la città metropolitana sul terzo ponte, l’adesione al progetto delle vasche di laminazione che degradano l’ambiente rurale e non portano alcun vantaggio alla popolazione. Nessun interpello è stato fatto su un’opera così imponente, nessuna forma di informazione pubblica, nessuna serata sul tema è stata organizzata. Nessuna spiegazione scientifica sul perché sarebbe necessaria, nessuna ipotesi di alternativa meno impattante. Così sul ponte. Un’opera che probabilmente non vedremo prima di 20 anni ma che da sola fa l’effetto annuncio. Sarebbe stato bello invece annunciare che il Comune si impegna in prima persona per abbattere il casello di Bruere eliminando il balzello economico e con questo anche le code su Rivoli e su Alpignano. Il costo di quest’opera è pari a zero e potremmo goderne in tempi brevi.

Costruire Comunità è il nostro progetto ispiratore è il progetto con il quale ci siamo proposti alla città e più in generale è ciò che sentiamo necessario come risposta al dominio dei bisogni indotti dal capitalismo della sorveglianza. Abbiamo messo in luce la necessità di spazi fisici in luogo di quelli virtuali che oggi governano le menti e orientano le scelte. Per combattere la solitudine sociale e intergenerazionale abbiamo messo in luce l’energia dei giovani e gli abbiamo chiesto di mettersi a disposizione dell’idea di comunità che insieme volevamo costruire, in un’ottica rigenerativa dei rapporti tra le generazioni, consapevoli delle responsabilità che portiamo nei loro confronti e nei confronti delle generazioni future compresi i viventi non umani. La grande differenza che intercorre tra un ecologismo di maniera ed una visione ecologista biocentrica è proprio questo; il tema della responsabilità nei confronti della vita in tutte le sue forme quelle umane e non. Il tema della Comunità non può prescindere dall’analisi sui bisogni primari; il cibo, la casa, il lavoro, l’aria, l’acqua, la sicurezza, l’ambiente. Ma questi bisogni non possono essere più soddisfatti con la visione antropocentrica e con le regole che tale visione promuove perché proprio quelle regole, scritte per la dominazione dell’uomo sul resto del creato, per la mercificazione dei beni comuni e per il profitto come fine e non come mezzo per una economia sociale, hanno ridotto i beni e i diritti primari in oggetti inaccessibili alla più parte delle persone. Su questo la politica ha delle responsabilità enormi; bipartisan. Le forze politiche da destra a sinistra hanno accettato con forme e modalità diverse la logica economica dettata dal modo di produzione industriale, regolato dal mercato e basato sul sostegno alla domanda e ai consumi secondo il dogma per cui la crescita della produzione delle merci e del PIL genera benessere. Mentre la sinistra si è illusa che ciò avrebbe condotto ad una redistribuzione delle risorse derivanti dai proventi delle vendite mediante la tassazione progressiva (mai avvenuta per effetto della riduzione delle fasce di aliquote e della evasione fiscale), la destra continua a produrre, attraverso la logica del mercato come unico regolatore sociale, la diseguaglianza di redditi sempre più distanti, di ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. I costi sociali di queste teorie fatte prassi si ribaltano sui Comuni e sulla gestione sempre più gravosa delle urgenze sociali che ogni anno richiedono maggiori risorse per affrontare più numerose urgenze. In questo scenario il reperimento delle risorse finanziarie atte a mitigare tali effetti è prioritario anche mediante una revisione delle aliquote che possano introdurre nuove esenzioni fiscali. Sempre per rispondere all’urgenza dettata dalla crisi climatica che si fa crisi economica, abbiamo proposto nel programma l’adozione di strumenti di controllo ambientale al fine di tenere sotto controllo gli aspetti significativi dell’impronta comunale e rendere sistematico il vantaggio economico che ne può derivare. Una parte consistente del recupero delle risorse economiche può arrivare dal contenimento degli sprechi energetici (acqua, energia elettrica, gas) la cui spesa ammonta a circa 1.000.000 Euro. Un’adeguata politica di investimenti finalizzata al risparmio energetico consente di utilizzare nel futuro i proventi del risparmio dei costi in modo strutturale. Nel nostro programma abbiamo messo come necessaria la responsabilità della gestione delle risorse e il coinvolgimento in questa responsabilità della cittadinanza tutta mediante l’adozione del bilancio partecipativo. Auspichiamo che questa forma di democrazia deliberativa trovi attuazione nelle more del vostro programma, nelle forme e nei modi più vicini a quell’originale esperimento sociale di Porto Alegre nel 1989.

Costruire Comunità per noi significa anche rimettere in discussione il modello culturale che oggi domina la nostra quotidianità e la nostra comprensione dei fenomeni geopolitici che ci sovrastano. Possiamo immaginare un modello culturale ancorché locale che metta in primo piano l’esigenza di comprendere i fenomeni anziché subirli passivamente? Ritorno alla domanda iniziale; possiamo promuovere una politica culturale che si proponga di alzare lo sguardo sui temi della contemporaneità e sugli strumenti necessari ad affrontarla? Riusciamo a introdurre nuovi linguaggi artistici che possano fornirci differenti interpretazioni del mondo? Possiamo immaginare di rivedere l’offerta culturale in modo distribuito allocando le risorse in modo drasticamente diverso dall’attuale. Siamo in grado di valorizzare le numerose eccellenze locali senza scadere nel provincialismo e nella tristezza che da questo ne deriva? O invece siamo costretti a subire i Cow Boy in piazza, le Ferrari schierate a ostentare la distanza sociale che si frappone tra i proprietari e i desiderosi d’esserlo, le giostre con il loro carico di stereotipi di genere e di iniziazione adolescenziale, di machismo reale o presunto, il cibo di strada diventato improvvisamente tradizione, i mercati dell’inutile venduto come antiquariato? E infine sul Palio. Così com’è rischia di assomigliare a quella immagine con la quale Ugo Fantozzi descrive la corazzata Potëmkin. È ancora necessario? Assolve ancora alla funzione aggregativa per cui è nato o risponde ad altre logiche? È sostenibile economicamente o sottrae risorse da impiegare in un progetto culturale in linea con le necessità del tempo che viviamo e per più tempo nell’arco dell’anno? Faremo di questa esperienza istituzionale un laboratorio politico aperto, inclusivo a favore della città, per dare visibilità alle questioni non espresse e per sollecitare evoluzioni di metodo e di contenuto che crediamo debbano riguardare prioritariamente l’organizzazione comunale, i processi decisionali, la comunicazione ambientale e la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.

Grazie per l’attenzione

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