Dal consumo di suolo alla costruzione di comunità ecologiste territoriali

Relazione sull’incontro pubblico di Gallarate 
“Consumo di suolo: quale politica per contrastare un antropocentrismo che non conosce limiti”.

L’incontro pubblico svoltosi a Gallarate il 6 giugno 2026, promosso dalla Federazione Ecologisti Europei, da SEquS – Sostenibilità Equità Solidarietà e dall’associazione “Un Euro per salvare i nostri boschi”, ha rappresentato un importante momento di confronto tra associazioni ambientaliste, cittadini attivi, amministratori locali, studiosi e movimenti impegnati nella difesa del territorio.

La giornata non si è limitata ad affrontare il tema del consumo di suolo dal punto di vista urbanistico o ambientale, ma ha aperto una riflessione più ampia sul rapporto tra crisi ecologica, modelli economici, democrazia rappresentativa e necessità di costruire nuove forme di partecipazione territoriale e istituzionale.

Ad aprire i lavori è stato Giuseppe Sammatrice, promotore della Federazione Ecologisti Europei e componente di SEquS, che ha spiegato il senso del percorso intrapreso negli ultimi mesi attraverso diversi territori italiani.

Da Alcamo a Vittoria, da Torino a Cuneo fino a Gallarate, passando da Benevento e Pavia, la Federazione Ecologisti Europei e SEquS stanno promuovendo incontri territoriali con l’obiettivo di favorire la nascita di comunità ecologiste territoriali capaci di mettere in relazione associazioni, movimenti, amministratori e cittadini impegnati nella difesa dell’ambiente.

Nel suo intervento Sammatrice ha richiamato le recenti mobilitazioni contro il consumo di suolo, contro nuovi impianti di incenerimento e contro opere considerate incompatibili con gli equilibri ecosistemici dei territori, soffermandosi in particolare sulle esperienze maturate in Valle Bormida, a Torino, a Cuneo e in Sicilia.
Particolarmente significativo il riferimento alle battaglie territoriali nate spontaneamente nei diversi contesti locali e alla necessità di evitare che tali esperienze rimangano isolate e prive di continuità organizzativa.
Secondo Sammatrice, le singole vertenze ambientali rischiano infatti di esaurirsi se non riescono a trasformarsi in relazioni permanenti tra realtà diverse, capaci di costruire una presenza culturale, sociale e istituzionale stabile.
Nel suo intervento è stato inoltre richiamato il percorso di SEquS – Sostenibilità Equità Solidarietà, associazione nata nel 2019 su impulso di Maurizio Pallante, fondatore del Movimento per la Decrescita Felice, con l’obiettivo di promuovere un modello economico capace di ridurre sprechi, consumi e impatti ambientali, riportando in equilibrio il rapporto tra attività umana ed ecosistemi naturali.

Da sinistra Simone Costantini, Paolo Ferloni, Maurizio Cremascoli, Nicolò Miani, Matilde Casa e Marco Mainetti.

Successivamente il professor Paolo Ferloni, chimico ed ex dirigente nazionale di Italia Nostra – SEquS, ha ricostruito alcune delle principali battaglie territoriali contro grandi opere infrastrutturali in Lombardia, soffermandosi in particolare sul progetto dell’autostrada Broni-Mortara.
Ferloni ha ricordato come già nel 2006 numerose associazioni, amministrazioni locali e cittadini si opposero ad un’opera che avrebbe comportato il consumo di oltre 1500 ettari di suolo agricolo nella Pianura Padana.
Attraverso un lungo percorso di osservazioni, ricorsi e mobilitazioni territoriali, quella infrastruttura è stata infine bloccata dopo quasi vent’anni di battaglia.
Nel suo intervento il professor Ferloni ha inoltre richiamato il lavoro del professor Paolo Pileri sul valore ecologico del suolo, ricordando come il suolo non possa essere considerato una semplice superficie edificabile ma un sistema vivente complesso, fondamentale per gli equilibri tra biosfera, acqua, aria e vita biologica.

Intervento Consumo di suolo, quale politica? di Paolo Ferloni

Successivamente Nicolò Miani, dell’associazione “Un Euro per salvare i nostri boschi”, ha raccontato l’esperienza concreta di tutela diretta di aree verdi e boschive attraverso acquisti collettivi, riforestazione e monitoraggio del territorio.
Il suo intervento ha evidenziato la crescente pressione esercitata sul territorio della provincia di Varese dall’espansione infrastrutturale collegata all’area di Malpensa, sottolineando come il consumo di suolo stia progressivamente cancellando aree verdi e spazi naturali.
Particolarmente significativo è stato il richiamo alla necessità di costruire una rete stabile tra associazioni ambientaliste, comitati e cittadini attivi, superando frammentazioni e sovrapposizioni che spesso indeboliscono le singole vertenze territoriali.

Maurizio Cremascoli, del Forum Salviamo il Paesaggio, ha sviluppato una riflessione sulla necessità di mantenere una vigilanza costante sulle trasformazioni urbanistiche e sulle scelte amministrative che incidono sul territorio.
Nel suo intervento ha denunciato il progressivo avanzare della cementificazione e della speculazione, ricordando come troppo spesso il recupero dell’esistente venga sacrificato in favore di nuove edificazioni.
Molto forte anche il richiamo al rapporto tra grandi interessi economici, consumo di suolo e infiltrazioni mafiose nei processi di trasformazione territoriale.

Uno dei momenti più intensi del convegno è stato l’intervento di Matilde Casa, ex sindaca di Lauriano Po, che ha raccontato la propria esperienza amministrativa e giudiziaria legata alla scelta di ridurre le superfici edificabili del proprio comune per tutelare il territorio e il suolo agricolo.
Per quella scelta amministrativa, approvata regolarmente dagli organi competenti, Matilde Casa venne denunciata e sottoposta ad un processo penale conclusosi dopo due anni con una assoluzione piena.
Il suo intervento ha mostrato con grande chiarezza quanto possa essere difficile, anche all’interno delle istituzioni, assumere decisioni realmente orientate alla tutela ambientale quando esse entrano in conflitto con interessi economici consolidati.

Molto significativo anche il contributo portato da Simone Costantini di Ultima Generazione, che ha collegato il tema del consumo di suolo alle grandi contraddizioni del modello economico contemporaneo: crisi climatica, finanziarizzazione, grandi opere, agricoltura industriale e concentrazione della ricchezza.
Costantini ha illustrato il percorso intrapreso dal movimento negli ultimi anni, dalle campagne sul “giusto prezzo” alle iniziative contro le speculazioni legate alle Olimpiadi Milano-Cortina, sottolineando la necessità di creare alleanze sociali e territoriali sempre più ampie.

L’avvocato Marco Mainetti ha invece portato una riflessione molto lucida sulla fragilità delle amministrazioni locali di fronte ai grandi interessi economici.
Attraverso l’esempio concreto della trasformazione di una storica area industriale del comune di Ispra in una nuova struttura commerciale, Mainetti ha mostrato come spesso i piccoli comuni non dispongano degli strumenti politici e amministrativi necessari per opporsi a processi di trasformazione che alterano profondamente il tessuto urbano, sociale e commerciale dei territori.
Nel dibattito finale sono emersi ulteriori elementi di riflessione.
Diversi interventi hanno sottolineato come il consumo di suolo non rappresenti soltanto una questione ambientale, ma un problema che riguarda direttamente la qualità della vita, la salute, il paesaggio, il clima urbano e il futuro delle comunità locali.

Un consigliere comunale di Gallarate ha inoltre evidenziato le contraddizioni delle normative regionali sul consumo di suolo, ricordando come spesso le compensazioni ambientali previste per il privato non vengano applicate agli interventi pubblici.

Particolarmente significativo è stato anche l’intervento di Gianluca Fiore di Europa Verde, che ha posto il tema del rapporto tra movimenti, associazionismo e rappresentanza istituzionale, sottolineando la necessità di trasformare le esperienze territoriali in presenza politica capace di incidere concretamente nei processi amministrativi.
Nel corso delle conclusioni è emersa inoltre una riflessione sul limite dei modelli politici verticali e centralizzati, spesso percepiti come distanti dalle esigenze reali dei territori e delle vertenze ambientali locali.

Da Gallarate è emersa con forza la consapevolezza che il consumo di suolo non rappresenta soltanto un problema urbanistico o ambientale, ma una delle principali manifestazioni di un modello economico e culturale fondato sull’idea di una crescita illimitata incompatibile con gli equilibri naturali del pianeta.
Il convegno ha rappresentato così non soltanto un momento di denuncia delle criticità ambientali contemporanee, ma anche un primo laboratorio di convergenza ecologista territoriale fondato sulla collaborazione, sull’ascolto reciproco e sulla costruzione di relazioni permanenti tra realtà diverse.

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