Ecco il mio corpo

(poesia liturgica per l’infanzia spezzata)

Io sono venuto
a donare il mio sorriso spento,
spento prima ancora di diventare luce.

Sono venuto con le mani vuote
ma piene di futuro
che mi avete strappato.

Qualcuno ha deciso
che io non debba esistere,
che il mio nome sia solo rumore,
che la mia risata sia una colpa,
che la mia fame sia una minaccia.
Che il mio essere Palestinese sia una sciagura

E allora ecco il mio corpo,
prendetelo, spezzatelo.

Come pane amaro, senza benedizione.

Come carne sacrificale sull’altare dell’odio.

Ecco il mio sangue,
rosso sulle pietre,
sulle barelle,
nei corridoi di ospedali che odorano di morte.

Prendetelo, bevetene tutti,
che la vostra sete di dominio
non resti mai a digiuno.

Ecco il mio cuore,
piccolo, tenero,
che sognava aquiloni e non droni.
Calpestatelo,
che l’amore vi sia sempre estraneo
e la pietà resti solo una parola vuota.

Io sono venuto per morire al vostro posto.

Sono venuto a saziare la vostra sete di morte

Sono la pietra scartata dal costruttore

Io sono il bambino di Gaza,
di Jenin, di Rafah,
il bambino di ogni guerra taciuta.

Io sono il Cristo senza croce,
inchiodato alla terra,
con i piedi bruciati e gli occhi sbarrati,
mentre il mondo gira la faccia,
e prega un Dio
che ha il mio stesso sguardo.

Il terzo giorno resterò prigioniero di questo sudario

Ma credetemi oggi stesso sono parte del vostro sangue.

Del vostro pane

Della vostra vita.

In Cristo
Con Cristo
Per Cristo

Salvatore Cusumano 2025®️✊🏻Palestina Libera

Foto di Alfo Medeiros da Pexels

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