Ecobonus 110% , sostenibilità ambientale ed equità sociale. Lettera aperta al Ministro Stefano Patuanelli

di Jacopo Rothenaisler

La super-aliquota 110% è riservata unicamente a interventi di:
 – Isolamento termico delle superfici opache (cappotto)
Tetto di spesa previsto:
• 50.000 euro per gli edifici unifamiliari
• 40.000 euro a unità per i condomìni fino a 8 unità
• 30.000 euro a unità per i condomìni con più di 8 unità.

– Sostituzione degli impianti di riscaldamento con impianti a pompa di calore, compresi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati a impianti fotovoltaici , o con impianti di micro-cogenerazione o a collettori solari.
Tetto di spesa previsto:
• 20.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari nei condomìni fino a 8 unità
• 15.000 euro nei condomìni con più di 8 unità.
•  30 mila euro per gli edifici unifamiliari

Per essere detraibili, gli interventi devono assicurare il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio o, se non è possibile, il conseguimento della classe energetica più alta. Il bonus si estende a quelli secondari – sostituzione finestre,installazione di impianti  fotovoltaici e altri – se eseguiti contestualmente ad almeno uno di questi. Questo il quadro.

Sui beneficiari sussiste qualche dubbio sull’equità sociale che dovrà essere chiarito dall’Agenzia delle Entrate. Per questo abbiamo scritto una lettera aperta al Ministro Stefano Patuanelli.

“Egregio signor Ministro Onorevole Stefano Patuanelli,
gli interventi contenuti nella Legge 17 Luglio 2020 n. 77 di conversione del Decreto Rilancio, conosciuti come Ecobonus 110%, possono sortire più di un effetto positivo per il nostro Paese. L’efficientamento energetico del nostro patrimonio edilizio previsto agli art. 119 e 121 della legge costituirà innanzitutto una accelerazione nella strada del rispetto degli Accordi di Parigi della COP21 sul contenimento dell’aumento delle temperature entro i 2°C per contrastare i cambiamenti climatici (argomento che sappiamo esserle caro tanto quanto lo è per noi); il rispetto della  direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia che prevede ch entro l’anno 2050 gli edifici pubblici e privati costruiti nell’UE dovranno essere a consumo di energia vicino allo zero; uno straordinario volano di sostegno delle attività produttive e della occupazione duramente provate dalla pandemia ancora in corso. Ci permetta di evidenziare, assieme a questo quadro estremamente positivo che apprezziamo, un ulteriore elemento che riteniamo essenziale non solo al pieno raggiungimento degli obiettivi ricordati, ma anche alla riduzione delle diseguaglianze economiche e sociali che una buona legge deve perseguire. La maggior parte dei 25,5 milioni di proprietari immobiliari ha come voce di reddito prevalente gli introiti da lavoro dipendente (10,7 milioni), con subito dietro i pensionati (10,3 milioni). Il reddito medio dichiarato è di 24.367 euro all’anno (dati Agenzia delle Entrate dichiarazioni 2016). Questi dati stanno a significare che molto più della metà dei proprietari sollecitati dall’Ecobonus 110% a intervenire sui propri immobili, dispone di una IRPEF inferiore ai 5.000 euro l’anno ed è di conseguenza configurabile come incapiente, totale o parziale, anche ma non solo alla luce della riduzione da 10 a 5 anni del periodo di bonus prevista in legge. La questione dell’incapienza fiscale, che è il non poter sfruttare la detrazione fiscale di cui il contribuente ha diritto, totalmente o in parte, non avendo da pagare imposte, è un problema annoso, mai risolto, che ha allargato la forbice dell’ingiustizia sociale. Solo i redditi medio alti hanno infatti potuto nel passato beneficiare degli incentivi statali configurati sulle imposte da pagare. Ne è risultata una situazione persino paradossale: chi possedeva le risorse di reddito per intervenire anche senza l’incentivo statale ha avuto l’incentivo; chi non aveva un reddito tale per poter intervenire non rientrava tra i beneficiari dell’incentivo. L’art.121 sembra poter finalmente allargare la platea dei beneficiari a quella parte maggioritaria finora rimasta esclusa dagli incentivi attraverso il meccanismo della cessione del credito. Decisivo sarà, a tal proposito, il decreto attuativo che deve essere emanato dalla Agenzia delle Entrate.
Signor Ministro, l’incapiente (non l’evasore fiscale che pur si nasconde tra di essi) è per sua natura un soggetto con poco o nessun potere contrattuale nei confronti dei soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari, deputati all’acquisto dei crediti d’imposta. Finora si è dimostrato debole anche nei confronti della politica, non essendo mai riuscito a farsi prestare la dovuta attenzione.Temiamo il ripetersi di situazioni già viste. Non vorremmo ritrovarci con norme di cessione del credito farraginose o inapplicabili. Una maniera surrettizia non inusuale per ridurre di fatto la platea dei beneficiari che colpirebbe nuovamente i meno abbienti. Temiamo il potere discrezionale che le norme potrebbero mettere in mano ai soggetti finanziari che potrebbero anch’esse impedire la piena applicazione della Legge. La sollecitiamo pertanto a completare il buon lavoro compiuto con gli art.119 e 121 della Legge 77, sorvegliando adeguatamente i contenuti dei decreti attuativi attesi, in primis quello della Agenzia delle Entrate, in modo da scrivere una bella pagina di sostenibilità ambientale e di equità sociale. Ne abbiamo tutti bisogno.”

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