Identitarismo reazionario delle destre e sinistre come centrismo post-liberale e neoliberista

Condividiamo questo bell’articolo di A. Minaldi che cerca di spiegare come la Sinistra in Italia sia arrivata a pensare, dire, fare cose di destra, a servizio della visione dominante capitalista, abbandonando tutte quelle che fuorno le lotte e le ideologie davvero a favore degli ultimi. Riteniamo che proprio questo tradimento di valori e di missione sia la principale causa dell’aumento esponenziale dell’astensionismo oggi, unito alla mancanza di un vero e credibile fronte ecologista. E crediamo che sia anche questa la causa principale per cui le destre stiano avanzando e prendendo sempre più spazio nel paese, fin a vincere possibilmente anche le prossime elezioni politiche di Settembre, nell’attuale scenario.

“Il cambiamento di pelle di questa (cosiddetta)sinistra avviene tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta in concomitanza con la dismissione delle politiche keynesiane e l’affermarsi del paradigma neo liberista. Il processo a livello globale si è affermato innanzitutto nel mondo anglosassone grazie alle politiche della destra conservatrice di Reagan negli USA e della Thatcher nel Regno Unito. Immediatamente a seguire, nel continente europeo, sono state invece proprio le sinistre a promuovere le nuove politiche restrittive e antipopolari, abbandonando il fragile riformismo che le aveva caratterizzate. Questo passaggio è particolarmente rilevante nel nostro paese e giunge a completa realizzazione negli anni novanta a seguito della nascita della cosiddetta seconda Repubblica. E’ stata la sinistra ad avere avviato quel cambiamento che ha mutato in peggio il volto del paese. In pochi anni è stata smantellata l’industria di Stato e svenduto ai privati il suo enorme patrimonio. Contemporaneamente sono state fortemente ridimensionate le politiche del welfare, con gravi ricadute per scuola, sanità e previdenza.
In seguito, una volta intrapresa la via del neoliberismo, la sinistra ha finito per diventare nel corso degli anni recenti, con sempre maggiore convinzione, la paladina del RIGORISMO ECONOMICO, rivendicando per sé il ruolo di garante dei criteri di compatibilità economica e di sistema, legati al ricatto del debito, nella cui logica lo stesso imperativo della crescita, che in epoca fordista era considerato sinonimo di benessere, finisce col diventare strumento di sussunzione, appropriazione e rapina.
In pratica la crescita si sgancia dall’idea che si possa migliorare la qualità della vita, per diventare produzione coatta di ricchezza già espropriata, attraverso diritti di proprietà preventivamente acquisiti grazie ai meccanismi del debito.
Il rigorismo economico è la supina accettazione della schiavizzazione dell’uomo indebitato, di cui la (finta)sinistra si fa paladina coniugandolo, efficacemente, con l’ideologia del LEGALISMO RESPONSABILE di stampo perbenista, figlio dell’idea che il sistema esistente sia il migliore dei mondi possibili, e per ciò stesso sacro ed inviolabile.
Come appare ormai ovvio, il cambiamento di orientamento politico è stato accompagnato da una mutazione nei riferimenti valoriali. Le cosiddette “libertà formali” hanno assunto un ruolo sempre più significativo, mentre sono stati sempre più messi all’angolo quei diritti sociali, che in passato avevano caratterizzato tutte le battaglie della sinistra storica di stampo riformista.
Ma la cosa più grave consiste nel fatto che la lettura degli stessi valori liberali avviene attraverso la trasfigurazione operata dai dettami della governance neo liberista. La libertà non solo e non tanto come diritto, ma come dovere di autoaffermazione competitiva dell’individuo, inteso come egoistica monade sociale. In questo passaggio le (cosiddette)sinistre hanno perso il vecchio senso della solidarietà di classe e militante e con esso qualunque tipo di ipotesi comunitaria.
Allontanandosi sempre di più dai bisogni e dal sentire dei ceti popolari, e ormai incapaci di promuovere politiche di riscatto sociale, le sinistre, in versione di centro post liberale, hanno ormai assunto come soggetto sociale di riferimento l’uomo medio del ceto medio e medio alto. (fatte salve sparute minoranze, “nostalgiche” del vecchio progressismo riformista, che senza alcuna speranza, giocano la carta dell’entrismo, sperando nel ritorno dei vecchi valori. M la trasformazione della vecchia sinistra è ormai genetica ed irreversibile).
In questo gioco, in cui la dichiarata adesione ai valori dell’occidente in termini di libertà e democrazia finisce con l’includere la incondizionata accettazione del libero mercato e delle sue leggi, la sinistra si pone come del tutto organica alla propensione imperiale e imperialista degli Stati Uniti e dell’occidente. Quell’intreccio di inganno e dominio in cui democrazia e diritti umani (valori in realtà prodotti in lunghi processi di conquiste rivoluzionarie) vengono svuotati di contenuti per divenire le bandiere di una presunta superiorità dei nostri modelli di vita da imporre al mondo, se necessario anche con la forza e la guerra.”

https://www.pressenza.com/it/2022/08/identitarismo-reazionario-delle-destre-e-sinistre-come-centrismo-post-liberale-e-neoliberista/

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