Il mito della crescita verde

La democrazia può sopravvivere senza carbonio? Non lo scopriremo.

Riportiamo la traduzione di un interessante articolo di Simon Kuper, pubblicato sul Financial Times del 24 ottobre 2019 

Ecco la storia sul clima che noi liberali amiamo raccontarci: una volta che ci saremo sbarazzati dei dinosauri della politica come Trump, affronteremo la lobby dei combustibili fossili e le avide corporations e voteremo per un nuovo accordo verde.
Questo accordo finanzierà industrie pulite in rapida crescita: impianti solari ed eolici, autoveicoli elettrici, abbigliamento sostenibile: possiamo rendere verdi le nostre società e continuare a consumare. Questa storia viene definita “crescita verde”.

Sfortunatamente la crescita verde probabilmente non esiste – almeno per i prossimi venti anni, durante i quali dovremo tagliare la maggior parte delle nostre emissioni di anidride carbonica per mantenere il pianeta abitabile. La nostra generazione deve scegliere: possiamo essere verdi, o possiamo avere la crescita, ma non possiamo avere entrambe le cose insieme.

Cominciamo dai fondamentali. Dobbiamo quasi dimezzare le attuali emissioni globali di anidride carbonica entro il 2030 per avere la speranza di limitare l’aumento della temperatura terrestre a 1,5 °C, ci dice l’Intergovernmental Panel on Climate change.

Molti scienziati del clima pensano che le previsioni dell’IPCC siano inferiori alla realtà, le stime basate sul consenso sono troppo ottimistiche, ma accettiamo questa cifra per il momento. Ciò richiederebbe comunque una svolta. Le emissioni globali stanno ancora crescendo e hanno raggiunto il livello più alto lo scorso anno. Nel frattempo la popolazione mondiale sta crescendo.

Pertanto dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni mentre alimentiamo e forniamo energia a un numero maggiore di persone. Ma la popolazione sta anche diventando più ricca: il reddito globale pro-capite cresce mediamente di circa il 2 per cento all’anno.

E quando le persone hanno del denaro, lo convertono in emissioni. Questo è la ricchezza. Per realizzare la crescita verde occorre ridurre radicalmente le emissioni di anidride carbonica per unità di prodotto interno lordo. L’ammontare di carbonio richiesto per produrre un dollaro di PIL è recentemente diminuito di circa lo 0,4 per cento all’anno.

Ma per mantenere gli aumenti della temperatura a livelli di sicurezza, l’intensità di carbonio dell’economia globale deve scendere come minimo 10 volte più velocemente nel 21° secolo, come stima il tink tank Renewable Energy Policy Network (REN 21).

I sostenitori della crescita verde diranno: “Non preoccupatevi, l’energia rinnovabile sta decollando”. Ed è vero che le moderne energie rinnovabili ora rappresentano più del 10 per cento dei consumi totali di energia, secondo REN 21. Entro il 2050 quella cifra può raggiungere circa il 30 per cento.
Ma l’IPCC stima che per quella data dovrebbe essere quasi il doppio. E gli investimenti globali in progetti di energia pulita sono scesi ai loro minimi livelli da sei anni nella prima metà del 2019, secondo i dati di Bloomberg New Energy Finance.

I sostenitori della crescita verde enfatizzano la trasformazione delle economie europee negli ultimi decenni: crescita del PIL e riduzione delle emissioni. Ma questo è successo soprattutto perché questi Paesi hanno esportato le loro emissioni: molti dei loro prodotti ora sono fabbricati in Asia.

Inoltre l’aviazione e il trasporto marittimo non vengono conteggiati nel bilancio nazionale del carbonio. Se si tiene conto delle emissioni incorporate nelle merci importate, le emissioni di carbonio sono maggiori di circa il 19 per cento delle cifre ufficiali dell’insieme di questi Paesi, secondo i calcoli del Global Carbon Project, una rete di scienziati. Per molte grandi città la differenza è quasi del 60 per cento.

La triste verità è che per passare da una crescita sporca a una crescita verde occorre molto più tempo di quanto ne abbiamo. Le infrastrutture che useremo nei prossimi cruciali decenni sono state in gran parte già costruite, e non sono verdi. La maggior parte degli aeroplani e delle navi porta container sarà ancora in uso fino al 2040. Non ci sono ancora alternative verdi, non abbastanza hamburger vegani o indumenti sostenibili.

Nel 2040 la maggior parte delle popolazioni vivrà ancora in molte delle stesse strade di oggi e si sposterà ancora in automobile. Gli autoveicoli elettrici non ci salveranno: le emissioni nel loro ciclo di vita sono inaccettabilmente alte. (L’estrazione del litio, la fabbricazione delle batterie delle automobili, la spedizione delle automobili e la generazione della maggior parte dell’energia elettrica non sono pulite.)

O pensiamo al più grande progetto di nuove infrastrutture del mondo: la Belt and Road in Cina è una rete di autostrade, porti, cementifici, centrali elettriche (molte a carbone) e, anche, una quantità di ferrovie un po’ più verdi, costruita per smistare beni in tutto il mondo. Questa è crescita, ma non è verde.