IL “PRINCIPIO DI PRECAUZIONE” E IL “PRINCIPIO DEL LIMITE” SONO DIVENTATI “PRINCIPI MORALI”

Di Dante Schiavon


A lanciare un monito alla politica non è un rappresentante dell’ambientalismo, ma è il nobel per la fisica Giorgio Parisi, un conoscitore dei “sistemi complessi” che dice: “se il prodotto interno lordo (P.I.L.) rimarrà al centro dell’attenzione il nostro futuro sarà triste perché è un indice che cattura la quantità ma non la qualità della crescita”. Al punto attuale della storia geologica del pianeta il “limite” lo abbiamo già superato e per questa semplice ragione ogni ulteriore azione umana dovrebbe essere improntata rigorosamente al “principio di precauzione”. Il “principio del limite” e il “principio di precauzione” sono diventati, per la loro carica resiliente, dei “principi morali” per i cittadini e, soprattutto, per i politici. Guardandoci attorno, nel Veneto, in Italia, nel mondo, assistiamo però ad una condotta immorale di cittadini e partiti.

In Veneto risorse naturali per la vita sulla terra come il suolo, l’aria, l’acqua vengono festosamente consumate, inquinate, dilapidate nel disinteresse generale. In ordine di tempo l’ultima scelleratezza ambientale veneta, in violazione festaiola e nazionalistica del “principio del limite” e del “principio di precauzione”, è lo scempio delle Dolomiti e della montagna veneta, luoghi di una fragilità ecologica sempre più evidente e resi tali da una politica ultradecennale di consumo e artificializzazione del suolo. I luoghi di montagna sono soggetti a frane, esondazioni, allagamenti ed esposti al triste fenomeno dell’abbandono di centri e valli minori che non godono dell’attenzione politica “monoculturale” riversata su Cortina. Alla recente storia geologica della montagna veneta si aggiungono i roghi di Longarone-Fortogna, siano essi di origine climatica per siccità o dolosa non fa differenza, che aggiungono il rischio incendi al lungo elenco delle ragioni per cui desistere dallo spreco immorale di decine di ettari di boschi e prati per nuovi impianti, nuove infrastrutture, nuove cementificazioni in vista delle Olimpiadi invernali del 2026 che proiettano nel futuro prossimo tutta la loro carica climalterante per lo spreco di suolo naturale, di acqua ed energia per produrre neve artificiale. Se poi dal Veneto, una terra ormai vittima di un degrado ambientale sistematico dei principali fattori ecologici (suolo, aria, acqua-pesticidi-Pfas) e di una vergognosa narrazione mediatica “censoria” di tale degrado, volgiamo lo sguardo al nostro paese e al mondo intero constatiamo come la violazione del “principio del limite” caratterizzi la cultura disgiuntiva del capitalismo mondiale, in nome di un’economia globalizzata dove si misura la democrazia in base al coefficiente di consumismo illimitato di risorse naturali, di merci e la conseguente produzione di rifiuti. Il PIL è diventato la bussola che guida l’agire umano. Robert Kennedy il 18 marzo 1968 in un discorso all’Università del Kansas sull’inadeguatezza del PIL nel misurare il benessere di una società affermava che “il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e la pubblicità delle sigarette e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana”. Il valore totemico del PIL condiziona la politica, le sue scelte e gli stili di vita di milioni di persone. Anche in Italia si glorifica il valore del PIL e si auspica una sua crescita illimitata. E così, in nome del PIL si tagliano alberi e si consuma suolo fertile per costruire nuove strade, fare nuovi parcheggi per far posto a mastodontici SUV, si scelgono con frequenza compulsiva voli low cost anche se l’aereo emette 900 grammi di CO2 per chilometro, si cambiano compulsivamente apparecchi tecnologici incuranti della disponibilità futura di materie prime, dei metalli delle terre rare e della produzione iperbolica di rifiuti tecnologici. Tutto questo vortice consumistico alimenta il PIL ma non tiene conto della salute del pianeta. E non tiene conto della salute delle persone se una ricerca del 2015 ci ricordava come in Italia l’aspettativa di vita sana dopo i 65 anni fosse tra le più basse fra i paesi OCSE. Ora il “principio del limite” e il “principio di precauzione” vengono ancora violati da una proposta giunta in commissione al Senato con cui si cerca di aumentare i valori di esposizione elettromagnetici innalzando l’attuale limite da 6 volt su metro (V/m) a 61 V/m allo scopo di cogliere appieno le potenzialità dello sviluppo della tecnologia 5G, ignorando la presenza dei possibili effetti dannosi causati dalle frequenze già in uso (come evidenziato anche nell’ultima ricerca “Health impact of 5G” dell’Istituto Ramazzini pubblicata dal Servizio di Ricerca del Parlamento Europeo). Tale campagna viene sponsorizzata dalle imprese multinazionali delle comunicazioni impegnate nella “declinazione tecnocratica” dell’ antropocentrismo, come se nei due anni di lockdown con il 4G e la fibra non fossimo stati sufficientemente connessi.

Per questa ragione le persone devono uscire dal “torpore tecnologico e consumistico” in nome del “principio del limite” e del “principio di precauzione”.

https://attivati.legambiente.it/page/67542/petition/1

Come non andare ad un paragone funesto e inquietante: se si fosse accettato per tempo il “principio di precauzione” sui danni mortali del fumo quante persone si sarebbero potute salvare? Stiamo viaggiando su un treno che sta deragliando ma si brinda a champagne.

Schiavon Dante

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