di Francesco Girardi

Basta Inceneritori di rifiuti! Bloccando l’art. 35 del decreto Sblocca Italia, il TAR Sicilia boccia la possibilità di realizzare impianti nocivi per la salute umana e per l’ambiente e considera ineludibili i passaggi di confronto con la popolazione fin dalla fase di pianificazione.

In Italia ce ne sono 56 di cui una quarantina ancora attivi e tra essi i più grandi e potenti d’Europa (a Brescia e ad Acerra), di quelli attivi una decina dotati di cogeneratore e i restanti, la maggior parte, tutti senza recupero di calore per fini di teleriscaldamento: ecco in sintesi la “rete” inceneritorista nazionale a cui si aggiungono altri 12 impianti di co-incenerimento come centrali termoelettriche e come i cementifici deputati anche alla combustione di CSS da rifiuti per ricavare scorie solide, fumi tossici, emissioni climalteranti e una piccola parte del calore necessario alla produzione di cemento.

Ripartizione percentuale della gestione dei rifiuti urbani fonte ISPRA

Sebbene sia risultato negli ultimi anni un incremento dei rifiuti inceneriti di circa il 6 % all’anno, la quantità di rifiuti avviati a incenerimento dopo pretrattamento Meccanico Biologico è pari a circa 6,5 milioni di tonnellate all’anno a fronte di una necessità di smaltimento di rifiuti non riciclabili pari a circa il doppio.

Da ciò si comprende bene che se l’Italia avanzasse seriamente nella raccolta differenziata di qualità non avrebbe alcun bisogno di una rete di inceneritori: che la raccolta rifiuti sia però fatta per sostenere cicli economici sostenibili, che generi economie di scala e posti di lavoro utili cioè contestuali alla riduzione della TARI non per effetto del riconoscimento degli incentivi statali agli inceneritori aumentando altre bollette, quelle dell’energia elettrica.

Ogni anno questa tecnologia ci restituisce sotto forma di energia recuperata (termica ed elettrica) la bellezza di 4.432.000 MWh elettrici e 2.031.000 MWh termici che, a fronte delle circa 6,5 milioni di tonnellate annue bruciate dal potere calorifico complessivo pari a circa 18.000.000 MWh, significa recuperare in modo utile intorno al 30%.

Il costo di 1 kWh di energia reso senza considerare le perdite e il costo sociale e sanitario indotto, dunque, costa intorno ai [45 – 50] centesimi di €: una vera follia !

Sfatabile anche il mito che gli inceneritori evitano le discariche essendo di fatto necessario per ogni inceneritore prevedere che il 23 % in media dei rifiuti introdotti, siano da smaltire in discariche per rifiuti pericolosi. Tali rifiuti sono infatti rappresentati da ceneri incombuste, residui solidi dai filtri, sabbie e fanghi dai trattamenti fisici e chimici adoperati, parliamo insomma di circa un quarto dei rifiuti inceneriti che si ritrasforma in rifiuti per discariche, rifiuti non più inceneribili, e pari a 1.600.000 tonnellate all’anno di rifiuti solidi che ogni anno ad oggi, restano da smaltire in discariche di servizio in cui tali rifiuti resteranno per sempre.

L’insostenibilità ambientale è rappresentata dall’ingente quantitativo di sostanze tossiche, nocive e climalteranti sotto forma gassosa, liquida e solida, emesse e immesse nell’ambiente e rappresentate da diossine, furani, PCB, particolati ultrafini tutte sostanze che in parte si ricondensano all’abbassamento della temperatura dei fumi e in buona parte sfuggono ai filtri anche a quelli più tecnologicamente avanzati.

Tale insostenibilità è stata determinante per l’ esito della sentenza del 7 Ottobre in cui il TAR Sicilia, a seguito di ricorso promosso da diversi comitati ambientalisti tra cui il Movimento Legge Rifiuti Zero, ha messo fine a quanto previsto nell’art. 35 del Decreto legge n. 133 del 12 settembre 2014 detto ”Sblocca Italia” in cui venivano sancite in sostanza in nome della strategicità di tali impianti a livello nazionale, che per gli stessi si potesse prevedere un incremento delle potenze autorizzabili “a saturazione delle capacità attualmente autorizzate” e che tale incremento di potenza inceneritorista potesse essere concretizzato escludendo gli obbligatori passaggi della Valutazione Ambientale Strategica a cui ogni strumento di Pianificazione, anche quella in parola di nuovi inceneritori, è obbligatoriamente da sottoporre ai sensi della direttiva UE n. 42/2001 con tutti i relativi passaggi di confronto pubblico.

Si proponga ora una valida e futuribile alternativa a questa rete di impianti inceneritori, una rete fitta di impianti dedicati al riciclo, al recupero e alla preparazione al riutilizzo dei Rifiuti prodotti.

Se dunque ai sensi dell’art. 35 dello sblocca Italia, lo Stato si sarebbe dichiarato pronto a sostenere con incentivi tipo Cip6 o tariffe incentivanti di cui al DM Passera del 2013, per ogni kWh prodotto di energia elettrica, fino a 1 miliardo all’anno di risorse economiche rispetto a quelle attualmente sostenute ogni anno e sottratte dalle bollette elettriche dei cittadini, pari a circa 2,5 miliardi di € all’anno nonostante la contrarietà più volte ribadita da parte della Commissione Europea che conferma a gran voce “ai sensi della definizione dell’articolo 2, lettera b) della direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità, la frazione non biodegradabile dei rifiuti non può essere considerata fonte di energia rinnovabile”,

ecco di seguito una sintesi per un rilancio Economico veramente Utile e Sostenibile, da poter avviare con il ricorso al Recovery Fund, un piano alternativo a quello previsto dall’allora Governo Renzi che ogg, alla luce della ri-bocciatura emessa anche dai Magistrati delle P.A., sia soppiantato da un innovativo Piano di realizzazioni impiantistiche dimensionato in base alle esigenze locali, impianti che favoriscano e impongano modalità di gestione e raccolta ai Comuni, più efficaci e controllabili, raccolte di qualità e non solo meramente di quantità, gestioni efficienti e a ridotto o nullo impatto ambientale e climalterante: insomma era questo ciò di cui parlava il titolo (solo quello) dell’art. 35 dello Sblocca Italia :

Misure urgenti per la realizzazione su scala nazionale di un sistema adeguato e integrato di gestione dei rifiuti urbani e per conseguire gli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio:

  • 1 centro per la preparazione al riutilizzo per ogni Comune : 100 mln di € una tantum;
  • 1 o 2 centri di raccolta comunale per ogni Comune : 2 miliardi di € una tantum;
  • 100 impianti di selezione e riciclo dei rifiuti secchi differenziati a servizio della Sicilia : 300 mln € una tantum;
  • 1 impianto di compostaggio tarato sulle esigenze di ciascun Comune, in grado di azzerare il fenomeno dei trasporti con TIR e bilici in ogni dove, delle frazioni organiche da raccolta differenziata porta a porta : 4 miliardi di € una tantum per impianti aerobici che non necessitano di incentivi economici sottratti dalle bollette elettriche dei cittadini.

Si affidi poi questa pianificazione impiantistica al vaglio delle Comunità in applicazione delle Direttive Europee sulla VAS, tramite i Comuni e, laddove possibile, attraverso il potentissimo e utilissimo strumento messo a disposizione anche dagli artt. 192 e 193 del Codice degli appalti d.lgs 50/2016, i veri protagonisti sono già nelle mani dei cittadini, si tratta dei gestori in house Comunali dei servizi a rilevanza economica e industriale.

Foto copertina di enriquelopezgarre da Pixabay

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