Impegno civile, ecologia e pace: i primi mesi del Circolo Sicilia occidentale
C’è sempre un problema contingente che si impone e a cui provare a dare risposta, anche fosse con un piccolo contributo, una semplice condivisione o, molto più spesso, una partecipazione attiva insieme ad altre realtà associative. Sia pure con le esigue forze che ci ritroviamo, in questi primi mesi dell’anno il Circolo SEquS della Sicilia occidentale, dopo l’esperienza positiva maturata partecipando attivamente alla campagna locale per il “No” al referendum costituzionale, è oggi impegnato su tre fronti principali.
Nella nostra comunità si sono costituiti tre comitati, composti da associazioni e singole persone, che con grande impegno stanno provando a mantenere alta l’attenzione su temi di rilevanza internazionale come quelli della pace e della guerra. Nello specifico: il comitato di sostegno alla Nuova Missione della Global Sumud Flotilla; il comitato per dire “No” alla realizzazione del più grande centro di addestramento dei piloti F-35 al mondo, dopo quello situato negli Stati Uniti, previsto presso l’aeroporto militare di Birgi, a Trapani, base NATO accanto all’aeroporto civile Vincenzo Florio; infine, il terzo fronte ci vede partecipi, ormai da quasi tre anni, della Rete Funtanazza Bene Comune, contro la cessione a privati del centro di documentazione ambientale ed ecologica “La Funtanazza”, situato nella riserva orientata del Bosco Bonifato, nel Comune di Alcamo, affinché ne venga preservato il valore di bene comune e prevalga l’uso civico.
Dovrei condurre un’attenta e rigorosa analisi sulle motivazioni di quanto è stato fatto e sulle prospettive condivise, ma mi limiterò a descrivere i momenti pubblici più significativi ai quali, come Circolo SEquS Sicilia occidentale, abbiamo partecipato.
Permettetemi comunque una riflessione, nella speranza che possa contribuire a delineare il ruolo e i compiti a cui dovrebbe essere preposta ogni associazione che opera concretamente in uno specifico territorio, soprattutto in questo momento storico in cui vengono messi in dubbio i valori della partecipazione attiva alla politica e alle sue forme classiche di rappresentanza.
La crisi dei partiti in termini di militanza e il costante calo dell’affluenza alle elezioni vengono letti da alcuni autorevoli intellettuali come un evidente e preoccupante segnale della sofferenza delle democrazie e, con esse, dell’insieme dei principi che fino a oggi hanno retto il cosiddetto mondo occidentale.
Da sempre i movimenti rappresentano un elemento fondamentale della democrazia; il loro naturale sviluppo ha costituito, anche nel passato recente, la linfa per il rinnovamento della classe dirigente a tutti i livelli. Questa osmosi oggi appare, se non del tutto interrotta, certamente molto ridimensionata.
Prevale nei movimenti civici un netto rifiuto del sistema politico-partitico, spesso percepito come inaffidabile, poco democratico e orientato alla tutela di interessi di parte o di una ristretta élite autoreferenziale. Analizzando singolarmente queste critiche, dobbiamo avere l’onestà di riconoscere che un fondo di verità esiste. Corruzione, malaffare, privilegi e impunità hanno avuto e continuano ad avere un peso rilevante sul giudizio negativo dei cittadini, insieme alla difficoltà della politica di rappresentare realmente i bisogni e le istanze che provengono dal basso.
Ciò è dovuto anche alle inique e sconsiderate leggi elettorali maggioritarie degli ultimi anni, che hanno inferto il colpo finale al sistema della rappresentanza democratica. Se non ci si orienta seriamente verso un sistema proporzionale puro, con liste aperte e una soglia di sbarramento bassa, accompagnato magari dall’obbligo di un patto programmatico di coalizione, difficilmente si potrà invertire il processo di decadenza democratica a cui assistiamo da decenni.
Se è vero che la sensibilità verso i temi ambientali è cresciuta, a essa non ha corrisposto né un coinvolgimento stabile, soprattutto delle nuove generazioni, né tantomeno reali cambiamenti concreti. Prevale ancora la logica dello sfruttamento indiscriminato delle risorse e di politiche di pseudo-sviluppo mascherate da una vernice verde solo apparentemente sostenibile.
Smascherare questa politica è oggi un compito prioritario di tutti i movimenti ecologisti e ambientalisti. Tuttavia, non bisogna limitarsi alle denunce o alle proteste: occorre una rinnovata capacità di analisi e sintesi, accompagnata da proposte concrete e realizzabili, capaci di contrastare il pregiudizio — non del tutto infondato — secondo cui l’ecologia rappresenterebbe un costo e un peso economico.
Solo una reale conversione economica dell’ecologia può ribaltare questi preconcetti e rendere credibili soluzioni sostenibili e attrattive. In parole semplici: bisogna offrire vantaggi concreti, sia per le persone sia per l’ambiente.
Far conoscere questo pensiero è vitale per il nostro movimento, così come lo è tessere le fila di una rinnovata idea del fare politica, anche attraverso la costruzione di un soggetto federale degli ecologisti europei, capace di restituire fiducia nelle istituzioni e nei valori democratici.
Come Circolo territoriale SEquS della Sicilia occidentale, pur con tanti limiti e scarse risorse, continuiamo a resistere e a impegnarci.
30 gennaio 2026 – Incontro con la Federazione Ecologisti Europei
Il 30 gennaio abbiamo presentato questa visione nel nostro territorio con la preziosa presenza di Giuseppe Sammatrice, responsabile nazionale dei circoli SEquS e promotore della Federazione Ecologisti Europei.
1 marzo 2026 – Nascita del comitato per la Global Sumud Flotilla
Il 1° marzo si è svolto il primo appuntamento per l’istituzione e la presentazione alla comunità del comitato territoriale di adesione e sostegno alla Global Sumud Flotilla, alla presenza della responsabile nazionale Maria Elena Delia.
Un intenso ed emozionante momento di confronto e di rinsaldamento tra movimenti territoriali accomunati da valori etici e idealità politiche condivise.



14 marzo 2026 – Manifestazione “No F-35 Birgi”
Il 14 marzo si è svolta a Trapani la prima manifestazione pubblica del comitato No F-35 Birgi: un presidio di confronto e presentazione delle istanze che il costituendo comitato intende portare avanti.
L’aeroporto di Trapani-Birgi (Vincenzo Florio) è principalmente una base militare italiana, sede del 37° Stormo dell’Aeronautica Militare, che ospita contemporaneamente una Forward Operating Base (FOB) della NATO. Si tratta di uno scalo strategico per il controllo del Mediterraneo, spesso utilizzato per operazioni internazionali e droni.
Il presidio si è espresso contro la guerra, l’economia di guerra e la militarizzazione dei territori, denunciando i pesanti rischi derivanti dall’ulteriore trasformazione dell’area in un obiettivo militare strategico.
Nell’appello rivolto alla comunità si chiede la mobilitazione contro il Polo F-35, che diventerebbe il più grande centro di addestramento al mondo al di fuori degli Stati Uniti.
Alta è anche la preoccupazione per le ricadute economiche: si teme che, come nel 2011, la prevalenza dell’uso militare possa penalizzare lo scalo civile, oggi in forte crescita. Secondo le previsioni, i passeggeri potrebbero raggiungere il milione già quest’anno.
A pochi chilometri si trovano inoltre la Riserva naturale dello Stagnone e le saline di Trapani, Paceco e Marsala, insieme al sito archeologico fenicio-punico dell’isola di Mozia. L’inquinamento acustico, già oggi difficilmente sopportabile, verrebbe ulteriormente aggravato. Va ricordato inoltre che la zona agricola circostante è storicamente vocata alla produzione del pregiato vino liquoroso Marsala.
Le operazioni di addestramento previste, inserite nel quadro del riarmo europeo e della NATO, contribuiscono ad alimentare le tensioni internazionali già aggravate dalle guerre in corso.


28 marzo 2026 – Donne per la pace
Il 28 marzo anche ad Alcamo si è svolto un presidio in Piazza della Repubblica, in adesione all’appello lanciato dalla rete nazionale “10, 100, 1000 piazze di donne per la pace”.
Nei giorni precedenti, un gruppo di donne — tra cui molte appartenenti alla comunità islamica — ha tessuto insieme, con grande armonia e impegno, un variopinto tappeto di lana, simbolo di condivisione e fratellanza.




28 marzo 2026 – Difesa della Funtanazza Bene Comune
Nel pomeriggio del 28 marzo è stato presentato ai cittadini e alle organizzazioni culturali, sociali e politiche del territorio il documento elaborato dalla Rete Funtanazza Bene Comune, nella speranza che l’intera comunità e le istituzioni prendano coscienza dell’importanza degli usi civici e del valore collettivo dei beni comuni.
Da anni una comunità ampia e radicata nel territorio — composta da studentə, volontari, associazioni e cittadinanza attiva — difende concretamente la Riserva Naturale del Monte Bonifato Bosco d’Alcamo, non solo a parole ma attraverso azioni reali: guardiania antincendio, presidio del territorio e tutela attiva dell’area boschiva.
Mentre questa comunità ha avviato un percorso di co-progettazione per realizzare alla Funtanazza un Centro Popolare di Protezione ed Educazione Ambientale, le istituzioni pubbliche stanno percorrendo una direzione opposta.
L’immobile della Funtanazza, dopo essere stato inserito in passato in un piano di vendita e ritirato grazie alla mobilitazione collettiva, è oggi nuovamente minacciato. Nell’agosto 2024 è stato avviato l’iter di una procedura negoziata senza bando per affidare il bene a un soggetto privato per 44.000 euro, attraverso un procedimento opaco finalizzato all’apertura di un bar-ristorante.
Secondo la rete promotrice, si tratta di un fatto gravissimo e pieno di contraddizioni: un bene nato e finanziato come centro educativo verrebbe piegato a logiche privatistiche e mercantili incompatibili con la natura della riserva.
La Rete Funtanazza Bene Comune chiede pertanto l’interruzione della procedura di affidamento commerciale e l’avvio di un tavolo di co-progettazione tra enti provinciali, Comune e realtà associative, con l’obiettivo di ripristinare la funzione originaria della struttura come centro popolare di educazione ambientale, presidio permanente di tutela del bosco, presidio antimafia e spazio vivo di formazione, ricerca e cultura ecologica.

14 aprile 2026 – Laboratorio artistico e azione sociale
Durante l’intera giornata del 14 aprile, un gruppo di artistə francesi ha tenuto un laboratorio creativo dedicato alle pratiche di presenza e impegno sociale, politico ed ecologico.
Molto interessanti e stimolanti sono state le proposte e le sperimentazioni, orientate soprattutto al riconoscimento del valore dell’azione collettiva e della sua capacità di incidere e comunicare efficacemente anche sul piano mediatico e sociologico.

19 aprile 2026 – Manifestazione nazionale per la Global Sumud Flotilla
Il 19 aprile, presso il porto di Castellammare del Golfo, si è svolta una manifestazione nazionale a sostegno della partenza della Global Sumud Flotilla, alla quale hanno aderito numerose associazioni siciliane.
Particolarmente intensi e commoventi sono stati gli interventi, alternati a performance musicali e poetiche. Tante anche le testimonianze concrete di solidarietà, tra cui la raccolta di oltre due tonnellate di cibo e materiale utile alla missione, che pochi giorni dopo avrebbe preso il mare.
Che sia un’onda di vera solidarietà a travolgere la disumana indifferenza.
Questo il documento letto e diffuso a nome del Circolo SEquS Sicilia occidentale.






“Restiamo umani”
«Tra la terra e il mare, così come nel cielo, nessun confine dovrà mai più fermare una rinnovata umanità di vera pace e giustizia.
La dissennata visione antropocentrica e suprematista genera le nostre disumane politiche di rapina e sfruttamento, causando catastrofi ambientali, povertà, immensa sofferenza, miseria e conflitti. Il colonialismo non è mai finito.
Simili a oloturie, abbiamo scambiato il benessere con il possesso dei beni, l’insensata logica della produzione industriale e del consumo senza limiti per civiltà e progresso. Questo genera e alimenta il virus della guerra.
L’accidia, l’assuefazione al dolore e l’indifferenza ci disumanizzano tanto quanto ogni atto di ferocia e violenza.
Con grande fatica, da visionari, occorre essere disarmanti: ribellarsi e reagire disarmati, seguendo con ostinazione “la direzione ostinata e contraria”, così come cantava Fabrizio De André.
È la direzione che ci ha portati qui oggi; la stessa che, attraverso il mare, porta la Flotilla e noi a Gaza, nel tentativo di ritrovare un’umanità smarrita.
Facciamo appello alla nostra natura empatica e compassionevole: solo tornando sensibili al bene comune, alla condivisione profonda della gioia e del dolore altrui, possiamo dare senso e valore alla speranza.
Utopia che si fa concretezza nel presente, in cui le scelte di vita personali devono tornare a essere scelte politiche collettive. Nessuno si salva da solo: occorrono coraggio e radicalità.
La deriva umanitaria a cui assistiamo ci impone di scegliere da che parte stare.
Solo un mondo più sostenibile può garantire la pace.
Solo un mondo più equo può salvaguardare la pace.
Solo un mondo più solidale può assicurare la pace.
Come vele al vento, inseguendo orizzonti comuni, prendiamo con coraggio il mare.
Utopia: desiderio di un’umanità senza confini, stati o patrie identitarie da difendere; senza leader potenti, miseri fantocci da idolatrare all’ombra di bandiere, fanfare festanti ed eserciti sempre pronti a massacrare e a farsi massacrare.
Condividere il bene e la bellezza contro la paura, l’omertà e l’indifferenza.
Insieme proviamo a fare del nostro meglio, pienamente coscienti dei nostri limiti. Alziamo gli occhi al cielo per misurare la distanza e il peso tra noi e l’infinito.
C’è una bellezza immorale e disonesta legata all’avere e al potere, e una bellezza legata all’essere e al condividere, alla dimensione fraterna dell’esistere.
Grazie per tutto ciò che avete fatto, che fate e che farete per la vera pace.
Permettetemi ancora un ultimo pensiero, citando Vittorio Arrigoni, assassinato a Gaza nel 2011. Vi invito a non perdere la nostra essenza nonostante la brutalità della guerra. Vi chiedo, a nome di tutti i disperati della terra, di mantenere viva la compassione, la solidarietà e la coscienza etica.
“Restiamo umani”.»
19 aprile 2026 – La Flotilla, mobilitazione nazionale
Chiudo questo lungo articolo con l’ultima manifestazione svoltasi la sera del 30 aprile nella piazza principale di Alcamo, così come in tantissime altre città italiane, dopo l’ennesimo affronto da parte dello Stato di Israele e del suo esercito contro il diritto internazionale e contro il soccorso umanitario.
Occorre ribadire quanto sia importante la presenza e ogni gesto di solidarietà verso le giuste cause. La fatica è tanta, ma non possiamo permetterci di arrenderci.



Con dignità, con la speranza viva nel cuore.
Resistere per esistere.






