Incontro casuale con il panico morale in treno

Ieri pomeriggio ero in treno verso casa e stavo leggendo “Guerra all’antisemitismo” di Donatella Di Cesare, filosofa e politologa italiana nota per i suoi studi su migrazioni, violenza e populismo.
Il libro analizza come certe accuse di antisemitismo vengano usate per veicolare meccanismi di controllo per silenziare critiche a Israele, creando allarmi collettivi sproporzionati.
Durante la lettura delle prime pagine mi sono piacevolmente imbattuto nel concetto di “panico morale”.

Il panico morale è un termine sviluppato e strutturato da Stanley Cohen negli anni ’70 per indicare un fenomeno per cui viene individuata una matrice, un fenomeno, una persona o un gruppo di persone come una minaccia ai valori della società o i suoi interessi. Tanto per intenderci, la cosiddetta “caccia alle streghe”.

In “Folk Devils and Moral Panics” (Demoni popolari e panico morale) Cohen identifica alcune caratteristiche chiave per identificare l’instauramento di tale dinamica:

  • Preoccupazione: ci deve essere, o deve essere creata, la convinzione che il comportamento del gruppo o dell’attività ritenuta pericolosa stia effettivamente influendo negativamente sulla società;
  • Ostilità: l’ostilità verso il gruppo o il fattore in questione deve aumentare nel tempo fino alla creazione di “demoni popolari”. Si deve creare una netta divisione tra “loro” e “noi”;
  • Consenso: ci deve essere una diffusa accettazione (il tipico “si sa che è così”) del fatto che il gruppo in questione rappresenti una minaccia molto reale per la società. I “difensori morali” devono apparire forti, compatti e autorevoli mentre i “diavoli popolari” risultano deboli e disorganizzati;
  • Disproporzionalità: l’azione intrapresa è evidentemente razionalmente sproporzionata rispetto all’effettiva minaccia individuata, anche se la minaccia può non essere nemmeno reale;
  • Volatilità: i panici morali sono altamente volatili e tendono ad apparire e scomparire con rapidità in quanto dipendono direttamente dall’interesse pubblico sul tema.

Inizialmente non ho focalizzato immediatamente dove lo avessi visto applicato in questi termini salvo trovare il mio “eureka” qualche minuto dopo. La strumentale polemica sul “Diario Amico”, pubblicazione avvenuta nelle scuole del Verbano-Cusio-Ossola come strumento inclusivo per favorire l’apprendimento scolastico di bambini e ragazzi affetti da DSA. Nello specifico una bambina si è inventata un gatto blogger che intervista una mucca che si lamenta del suo sfruttamento da parte degli umani: “Mi fanno partorire per poi sfruttarmi e mettere il latte in vendita. È veramente brutto, da tutti quei soldi che ricavano io ci guadagno solo del cibo. Sono davvero dei ladri. Io sono stufa”.

Apriti cielo.

Alcuni parlamentari, le massime cariche di Regione Piemonte, la Confederazione Italiana Agricoltori e altre associazioni si sono prontamente mosse in tutte le direzioni possibili per ricomporre immediatamente una visione del mondo di una bambina che ha colpevolmente “veicolato contenuti vegan-animalisti offensivi non solo contro gli allevatori (“ladri”, “sfruttatori”, “maltrattatori”) ma anche contro tutte le persone “colpevoli” di consumare latticini (“ignorantoni”, “cafoni”)”.

Ora, al netto di tutto, analizziamo per bene questa caccia alle streghe vegane secondo lo schema che il buon Cohen ci ha fornito.

  • Preoccupazione è stata evidenziata la forte preoccupazione verso la presunta minaccia definita “estremismo ideologico” verso i valori (ovviamente mai di inseguimento al profitto e alla crescita dei volumi) degli allevatori e degli agricoltori;
  • Ostilità: viene presentata una netta distinzione tra il “noi” del mondo rurale e degli allevatori e il “loro” del mondo ambientalista creandone un nemico ben identificabile di tipo estremista;
  • Consenso: ci deve essere una diffusa accettazione (il tipico “si sa che è così”) del fatto che il gruppo in questione rappresenti una minaccia molto reale per la società. I “difensori morali” devono apparire forti, compatti e autorevoli mentre i “diavoli popolari” risultano deboli e disorganizzati;
  • Disproporzionalità: la reazione spropositata di censura nei confronti di una ragazza e di una pubblicazione locale da parte dei più alti organi della Repubblica rispetto al reale valore educativo della rivista è stata evidente;
  • Volatilità: la polemica sparirà in men che non si dica, mentre in altri territori aziende zootecniche con dubbio curriculum sono in grado di andare a esporre nel più violento silenzio i concetti di “benessere animale” e “corretta alimentazione” nelle scuole di giovani adulti.

Ecco gli elementi per riconoscere una delegittimazione delle idee più inclusive verso gli animali e la natura determinato dalla percezione di un attacco ideologico nei confronti del mondo rurale, fatto ovviamente di valori e persone che lavorano, da parte di estremisti sparuti ma pericolosi.

I veri estremisti sono quelli che utilizzano questi elementi per destabilizzare un dialogo politico ormai compromesso a più livelli non solo in Italia ma in tutto l’Occidente a scopo di mantenere il proprio profitto e lo status quo, verso una crisi ambientale ormai già in corso.

Sostenibilità Equità Solidarietà promuove una visione del futuro libera da ogni forma di suprematismo che ci ha portato alla situazione attuale, una visione del futuro desiderabile descritta nel suo appello.


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