Indice del clima, le nostre città più vivibili
Il quotidiano Il Sole 24 Ore ha pubblicato nell’edizione del 28 aprile 2025 una rilevazione davvero accurata (e non priva di note inquietanti) sul clima del nostro paese e come le sue variazioni incidano severamente sulla qualità della vita nelle città italiane. Si chiama Indice del Clima, costruito in base a 15 indicatori meteorologici elaborati dal giornale in collaborazione con 3bmeteo. Lo scopo dichiarato è misurare il comfort climatico nelle varie località, fornendo spunti di riflessione sul mutamento delle condizioni atmosferiche in Italia, e ponendo altresì sotto traccia interrogativi sulle cause di tali variazioni, che la geografia climatica pur così variegata della nostra penisola non basta a spiegare.

L’importanza degli indicatori e dei dati utilizzati
L’Indice del Clima si basa su una serie di parametri che vanno oltre la mera misurazione della temperatura. Gli indicatori includono:
la temperatura media tanto per la massima quanto per la minima giornaliera, che influisce direttamente sul comfort termico delle persone;
i giorni consecutivi senza pioggia cioè l’intensità e la durata delle siccità, condizione sempre più problematica in particolare nelle regioni meridionali;
la brezza estiva e la circolazione dell’aria: con l’aumento degli anticicloni estivi, alcune zone si stanno riscaldando più intensamente, aumentando l’incidenza di “notti tropicali” e periodi di calore intenso;
gli eventi estremi misurati sia in frequenza sia in intensità, rilevando il caldo torrido (il riferimento è a temperature superiori a 35°C) e le precipitazioni concentrate (piogge forti in brevi periodi).
Merita sottolineare un aspetto particolarmente interessante che i 15 indicatori mostrano senza dar adito a dubbi né a obiezioni “negazioniste”: oltre che sui giorni più caldi o piovosi, gli studi si concentrano anche su parametri legati all’inquinamento atmosferico e alla salubrità dell’aria, come la stagnazione dell’aria (mancanza di vento, pioggia e nebbia), che ne peggiora la qualità, influenzando la salute pubblica.
Bari e il primato del Mezzogiorno
La vittoria di Bari al primo posto della classifica non è casuale. Le città del Sud, in particolare quelle costiere, dominano la parte alta della classifica. Ciò trova spiegazione in diversi fattori:
il clima mediterraneo: le città costiere, come Bari, godono di un clima temperato, con inverni miti e estati calde ma non eccessivamente torride; il mare agisce da regolatore termico, mantenendo la temperatura relativamente costante durante l’anno;
la brezza marina, che si verifica grazie alla differenza di temperatura tra mare e terraferma, è un fattore chiave in molte città costiere. Bari, insieme a città come Barletta Andria Trani e Pescara, ne beneficia temperando il clima anche durante i periodi più caldi dell’anno;
minore frequenza di eventi estremi rispetto alle aree più interne o nel Nord del paese, penalizzati da forti escursioni termiche o gelate invernali, da cui minore confort quotidiano e maggiori ricorrenti difficoltà per la salute e il benessere psicofisico dei residenti.
In effetti, il clima temperato e la presenza della brezza marina sono grandi facilitatori di una qualità della vita migliore. Non per caso città come Enna (per l’indice di calore) sono nelle posizioni alte, mentre territori dell’entroterra o del Nord con maggiore escursione termica occupino le zone basse della classifica.
Le difficoltà del Nord e delle aree interne
L’Indice del Clima rivela chiaramente un forte divario tra le aree costiere del Sud e quelle interne, soprattutto al Nord. Le città come Terni, Caserta, Asti, Alessandria e Cremona occupano le posizioni più basse della classifica.
Le principali problematiche che influenzano negativamente queste città sono:
le escursioni termiche più ampie: le città dell’entroterra, lontane dal mare, sono soggette a differenze più marcate tra le temperature estive e invernali. In estate, le alte temperature possono durare più a lungo, mentre d’inverno le gelate sono più frequenti. Questo rende l’ambiente meno confortevole e, in alcuni casi, più dannoso per la salute, aumentando il rischio di malattie legate al calore e al freddo estremo;
la siccità e scarsità di piogge: le aree interne soffrono più frequentemente di lunghi periodi senza pioggia, con effetti devastanti sull’agricoltura e sulla disponibilità di risorse idriche. Il fenomeno della siccità prolungata è uno degli indicatori più problematici e ha un impatto crescente in diverse regioni italiane;
la minore ventilazione: a differenza delle città costiere, le città interne non beneficiano di una costante circolazione d’aria che aiuti a rinfrescare l’ambiente, aumentando la percezione di calore nelle estati più torride. Il problema dell’aria stagnante, causata da anticicloni duraturi, ne peggiora ulteriormente la qualità, aumentando la concentrazione di inquinanti atmosferici in special modo nelle zone metropolitane, le più penalizzate.
Questi fattori non solo compromettono il comfort climatico ma influiscono negativamente sulla salute, portando a un peggioramento della qualità dell’aria, con un conseguente aumento delle malattie respiratorie, cardiovascolari e legate alla carenza di acqua.
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Il cambiamento climatico e i suoi effetti futuri
L’analisi dei dati dal 2014 al 2024 non può non fare riflettere sull’impatto del cambiamento climatico in atto. La crescente frequenza di eventi estremi, come ondate di calore intense e fenomeni di siccità prolungata, sta modificando in modo significativo i pattern climatici storici del nostro paese. Alcuni effetti chiave sono:
l’incremento della siccità: l’Indice del Clima ha introdotto nuovi indicatori che misurano la lunghezza dei periodi di siccità, un fenomeno che sta colpendo duramente il Sud Italia. La scarsità d’acqua, associata a una crescente domanda di risorse idriche, sta diventando una delle sfide principali per il futuro, con gravi ripercussioni sull’agricoltura e sulla vita quotidiana;
la maggior ricorrenza di eventi climatici estremi è un segnale inequivocabile del riscaldamento globale, che rende alcuni luoghi italiani più difficili da abitare durante le ondate di calore;
l’impatto sulla salute e sul benessere: le lunghe esposizioni a climi estremi, senza la presenza di elementi naturali mitiganti come la brezza o la pioggia, aumentano il rischio di malattie legate al calore, come colpi di calore e disidratazione. Inoltre, la qualità dell’aria, peggiorata dalla stagnazione atmosferica, può causare problemi respiratori.
Concludendo, l’Indice del Clima non è solo un’analisi statistica delle condizioni meteorologiche, ma una riflessione sulla vivibilità delle nostre città in un contesto di cambiamento climatico che costituisce un motivo di forte incertezza sul futuro della vivibilità, di fronte al quale i Grandi della Terra non mostrano l’indispensabile e solerte attenzione. Restando alla situazione del nostro paese, le città costiere del Sud e le aree temperate del paese offrono ancora condizioni favorevoli per il benessere, mentre le regioni interne e del Nord stanno affrontando sfide crescenti a causa di un clima sempre più imprevedibile e ostile. La crescente disuguaglianza climatica tra il Sud e il Nord, tra le città costiere e quelle interne, impone la necessità di politiche locali e nazionali più mirate per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, migliorare la resilienza delle città e proteggere la salute pubblica. Con il sospetto, tutt’altro che immotivato, che tali dinamiche siano in realtà planetarie, e che l’approccio per affrontare tali problemi non possa non essere globale e globalmente assunto come impegno pressante e ineludibile.
La fonte dei dati proviene dall’articolo pubblicato il 28 aprile 2025 dal quotidiano Il Sole 24 Ore,
in cui Lab24 presenta, sotto il titolo generale Qualità della vita 2025, gli approfondimenti Indagine, Eventi estremi, Indice del Clima.
Leggi l’articolo: https://lab24.ilsole24ore.com/indice-del-clima
Crediti immagine: Torri elettriche






