La bellezza necessaria della politica

Una personale riflessione in risposta ai tanti che continuano a ripetermi: “Che ti impegni a fare? Tanto la politica è sempre uno sporco compromesso inconcludente”.

Donare significa dare all’altro, un gesto di gratitudine e generosità che nulla pretende, essenza vera della condivisione, della fratellanza, del valore della ricerca del bene comune. Questo è l’impegno politico.
Scegliere di non scegliere è una scelta, persino arrendersi è dignitoso. Il diritto alla critica e alla libertà di pensiero è principio stesso della democrazia, che per fortuna è un sistema imperfetto. L’evidente scarsa partecipazione alle elezioni politiche, mette in crisi il principio sopra enunciato. Aver permesso e accettato la supremazia del potere economico sul potere politico, ubriacati dal disvalore del possesso scambiato per benessere, sta portando alla catastrofe umanitaria e al rischio dell’estinzione di massa. Il potere economico e il consumismo sono, tra le tante cause, le maggiori che generano le guerre e l’incosciente distruzione del pianeta. Forse occorre il coraggio dell’utopia, della visionarietà, una rinnovata spiritualità laica.

Non solo ritengo la “politica” come la più alta e nobile espressione del valore del bene comune, non solo penso che l’agire politico si manifesta nelle scelte del proprio vissuto quotidiano (il personale è politico) ma ritengo con tutti i limiti, le contraddizioni e le fragilità che mi connaturano, che scegliere di impegnarsi nella politica così detta attiva, non è né tempo perso né una infamia né un affare losco. Idealità e concretezza bordano il mio incerto sentiero pieno di insidie per gli anni che mi restano di vivere, anche se poi alla fine avrò smosso solo un granello di sabbia e non potrò mai essere io a dirlo, ho provato a costruire a dare un senso alla mia vita. Come ogni altra manifestazione umana, il desiderio il bisogno di amore, di pace, di giustizia, di libertà, l’elenco potrebbe essere infinito, nella concretezza non sono immuni da dolorose e pesanti contraddizioni. Allora cosa ci rimane, assuefarci alla fatalità, alla disperazione, abbandonarci alla sfiducia totale verso ogni illusorio barlume di speranza che è possibile cambiare in meglio le cose, che possiamo cambiare noi e insieme agli altri, almeno provarci. Nel profondo oscuro della nostra anima alberga l’istinto alla violenza, all’egoismo, averne piena coscienza potrebbe aiutarci tanto a scegliere, per il bene nostro, dei nostri cari in un abbraccio con il mondo intero. Consolatorio e facile affermare che “tutto cambia per non cambiare veramente nulla”. Il mio pensiero è diverso… ostinato e contrario, citando Italo Calvino, provo a “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio” Se ci riesca è un’altra cosa, ma forse ha poca importanza.

Lorenzo Raspanti

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