La danza del Satiro

Una nuova poesia per i bambini di Gaza che resistono all’orrore della guerra.

La danza del Satiro
al bambino che danza tra le macerie di Gaza

Come un Satiro danza
il piccolo palestinese,
non curante delle macerie,
risponde alla rabbia del mondo
saltellando in estasi
come un gallo alle prime luci del giorno.
Danza e sorride
alla vita che ancora
gli permette di correre,
resistere.

E la sua resistenza
è la resistenza di un popolo
che lotta da sempre
per riconoscere la sua terra,
per avere uno spazio domestico
dove abitare, mangiare, vivere e amare.

Danza, Satiro,
con le gambe spezzate dalla guerra,
con mani che il fuoco ha cancellato,
eppure canti —
saltelli tra le pietre,
ubriaco di vita.

Nel tuo corpo mutilato
si contorce la resistenza.
Tu sei la Palestina che non muore,
sei la casa che ancora non c’è
ma che sogna finestre aperte,
un forno acceso,
una madre che cuoce il riso in pace,
un padre che non piange.

Danza, Satiro bambino,
danza per noi che abbiamo occhi
ma non vediamo,
cuori ma non sentiamo.
Che il tuo passo monco
faccia tremare la terra
e svegli il mondo dal suo silenzio.

La mia danza
non sarà fusa nel bronzo,
non salirà su piedistalli
per il culto muto dei turisti.
La mia danza è adesso —
tra sole e polvere,
è pelle che respira
mentre il mondo volta lo sguardo.

Non so se domani
avrò pane,
una casa,
un padre che torna dal cielo,
una madre che esce dalla terra
per rispondere al pianto del mio stomaco,
alle urla del mio cuore.

Voglio solo un bacio sulle labbra,
una carezza sulla guancia,
un abbraccio forte,
forte abbastanza da dire:

«È finita, piccolo mio.
È finita la guerra.
Torniamo a casa.»

© 2025 [Salvatore Cusumano]


Credits: foto di Unicef

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