La posizione di SEquS sull’approvazione in Europarlamento dell’inclusione di gas e nucleare nella tassonomia europea verde

[8 Luglio 2022]

Come temevamo, la votazione finale che si è tenuta il 6 luglio al Parlamento Europeo per l’atto delegato sulla tassonomia della Commissione, che prevedeva l’inclusione di specifiche attività energetiche dei settori del gas e del nucleare nell’elenco di attività economiche eco-sostenibili, ha dato esito favorevole alle lobbies che già da ben oltre un anno stavano facendo di tutto per farlo passare.

I numeri della votazione sono stati i seguenti:  278 deputati hanno votato a favore del veto, 328 contro e 33 si sono astenuti. Non tutto è perduto in quanto ci riferiscono che il Parlamento o il Consiglio della UE hanno ora tempo fino all’11 luglio 2022 per sollevare obiezioni alla proposta appena passata, cosa che SEquS auspica, diversamente l’atto delegato sulla tassonomia entrerà in vigore e si applicherà a partire dal 1° gennaio 2023.

La ratifica del Parlamento dell’atto delegato proposto dalla Commissione Europea ha a che fare con i seguenti punti:

  1.  «Gli investimenti privati potranno avere un ruolo nelle attività di transizione verde dei settori del gas e del nucleare» e pertanto si potranno «Classificare alcune attività energetiche collegate al gas fossile e all’energia nucleare come attività di transizione che contribuiscono alla mitigazione dei cambiamenti climatici.
  2. «L’inclusione di alcune di queste attività è limitata nel tempo e dipende da specifiche condizioni e requisiti di trasparenza».
  3. Il punto principale è però legato ai finanziamenti, fatti con soldi pubblici, di tutte le suddette attività, ora possibili proprio in quanto queste due fonti energetiche sono rientrate nella tassonomia delle fonti di transizione “green”, il tutto ovviamente solo strumentalmente, ossia senza esserlo.

Sono stati gli stessi esperti indipendenti nominati dalla CE, facenti parte della Piattaforma sulla Finanza Sostenibile (PFS), a dare parere contrario per l’inclusione di nucleare e gas nella tassonomia green, non rispettando di fatto il principio europeo del “non arrecare danno”.

La Commissione Europea aveva del resto avuto raccomandazioni negative sull’atto delegato anche  dall’Institutional Investors Group on Climate Change (IIGCC), nonché dalla BEI (Banca Europea per gli Investimenti) che ne aveva dato stroncatura su tutta la linea, per bocca del suo stesso presidente Werner Hoyer, definendolo non compatibile con l’azione climatica necessaria con l’attuale situazione e adducendo il rischio di perdita di credibilità e di rischio greenwashing, cose che disorienterebbero gli investitori alla ricerca di certezze prima di mettere denaro su progetti che non danneggiano clima e ambiente, secondo i criteri ESG.

È interessante vedere la spaccatura che si è avuta nella maggioranza al voto in Parlamento, anche per capire il grado di ipocrisia e di corruzione e di permeabilità delle diverse forze politiche verso le lobbies industriali: A votare per il rigetto dell’atto delegato sono stati Verdi, Sinistra e S&D. Per mantenere l’atto delegato hanno votato invece Ppe, Ecr, Id e la maggioranza del gruppo Renew (poco meno di 30 i dissidenti tra i liberali). I voti in dissenso nel Ppe sono stati 36, quelli nei socialisti 21. Tra gli italiani Pd (compatto nel voto), M5S e Verdi hanno votato per il rigetto, FI, Fdi, Lega e Iv hanno invece ovviamente votato contro il veto, ossia a favore di gas e nucleare.

Alla luce di quanto esposto sopra, SEquS ribadisce che il voto del Parlamento Europeo il 6 luglio va contro legge, contro logica, contro etica, e soprattutto contro l’interesse e il futuro di milioni di cittadini europei, la cui sopravvivenza in un mondo e in un clima accettabile non può essere garantita di simili miopi politiche asservite essenzialmente al potere delle lobbies industriali.

Gas e nucleare non possono esseri ritenute fonti rinnovabili e “verdi” ed etichettarle come tali è una palese mistificazione che danneggerà il clima e le generazioni future.

Soprattutto è inaccettabile e ipocrita il gioco sporco fatto in particolare da certe nazioni come Francia, Italia, Germania, che con questo voto stanno cercando di far passare, ognuno accontentando le proprie lobbies industriali, di dirottare miliardi di investimenti pubblici dalla transizione climatica sostenibile e dal Green New Deal verso comparti che green non sono.

È noto del resto che mentre il governo italiano ostenta il primario interesse di proteggere i suoi colossi industriali fossili come ENI, quello francese non ha altra strada che ristrutturare il suo vetusto comparto di centrali atomiche grazie ai lauti finanziamenti pubblici europei, cosa possibile solo grazie a questo atto delegato fatto passare ad arte e con accordi sottobanco, di comodo e trasversali, mentre anche la Germania vuole continuare con la sua forte dipendenza dal gas, attivando addirittura centrali a carbone. Tutto questo decreta il fallimento del Green new deal e degli accordi di Parigi, già peraltro disattesi da quasi tutte le nazioni, certamente dall’Italia.

Il voto che ha dato il via libera all’etichetta green per false soluzioni come il gas fossile e l’energia nucleare che, oltre a non aver risolto i suoi problemi di sicurezza, gestione a lungo termine delle scorie e proliferazione atomica, richiede molte più risorse finanziarie e tempi più lunghi rispetto alle rinnovabili, è in netto contrasto con quanto servirebbe davvero in un momento storico come questo, in cui gli effetti dei cambiamenti climatici – ondate di calore in tutta Europa, siccità e tragedie come quella avvenuta sul ghiacciaio della Marmolada – hanno gravi conseguenze sulla vita di tutte e tutti noi.

Il voto sciagurato del Parlamento Europeo il 6 luglio non solo rischia di rallentare ulteriormente la lotta alla crisi climatica, esponendo le persone e il pianeta a eventi climatici sempre più estremi ma soprattutto distoglie l’attenzione dalla vera priorità dell’unica politica energetica sensata che la politica dovrebbe perseguire, la quale deve passare innanzitutto dalla forte riduzione di domanda energetica e di riduzione drastica degli sprechi, da una politica di sistematici efficientamenti di sistema, prima ancora di pensare alla sostituzione dell’offerta e al potenziamento delle fonti rinnovabili, le quali comunque anch’esse non sono scevre da impatti ambientali.

Una simile decisione inoltre non va comunque a risolvere il problema della dipendenza energetica da Stati inaffidabili: per quanto riguarda il gas avvantaggerebbe essenzialmente l’economia statunitense la cui industria fossile non vede l’ora di sostituire le importazioni europee di gas russo con il proprio trasferito qui via oceano, vera follia, o dai paesi arabi, vere e proprie dittature e paesi canaglia; Per quanto riguarda l’Uranio, si fa presente che oltre un terzo del materiale fissile è attualmente arricchito in Russia e che ad ogni modo l’industria estrattiva dell’uranio arreca grave danno ambientale e sociale a paesi poveri come l’Africa, oltre ad avere un enorme impatto ambientale e carbonico: Queste politiche non vanno affatto in direzione dell’autosufficienza energetica nazionale ed europea.

SEquS vede perciò con grande favore gli annunci recenti di alcune grandi associazioni come Greenpeace che intendono ora combattere questa irresponsabile decisione politica appellandosi in tribunale, alla Corte di Giustizia Europea, ravvisando una chiara violazione delle leggi dell’Unione europea, dopo aver provato prima a presentare obiezione alla Commissione Europea.

Per concludere, auspichiamo che i ricorsi alla Corte di Giustizia Europea annunciati da Greenpeace ma anche da Austria e Lussemburgo, possano avere successo e ci rammarichiamo che il Governo Italiano non possa unirsi a tali iniziative poichè, se lo facesse, andrebbe paradossalmente contro se stesso e il voto espresso.

SEquS suggerisce di concentrare l’azione politica unicamente su tre fronti, distanziandosi dal mantenimento dello status quo a fini lobbistici:

  1. Riduzione della domanda ed efficientamenti di sistema, evitare ogni spreco
  2. Mettere l’ambiente in sicurezza e al riparo dalla deriva ecologica e climatica tramite la riduzione degli impatti delle nostre azioni sulla biosfera ma al contempo creando infrastrutture resilienti dal punto di vista energetico e ambientale nei territori, proprio per prevenire collassi socio-economici nelle comunità, rischio ampiamente previsto dai report scientifici e da IPCC
  3. Utilizzare le risorse finanziarie per predisporre il punto 2), operare efficientamenti, ridurre la domanda e servire la richiesta energetica residua predisponendo un’opportuna infrastruttura elettrica e di fonti rinnovabili basata essenzialmente sul concetto di comunità energetiche diffuse, evitando al massimo impianti su scala industriale, tanto meno basati su gas e nucleare.

 Ne va del nostro futuro e la chiave è ridurre in ogni modo la nostra impronta su tutti gli assi di sostenibilità che abbiamo abbondantemente sorpassato.

Il Direttivo SEquS.

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Una risposta

  1. Roberto Brambilla ha detto:

    Sarebbe ora che le associazioni, i comitati e le liste civiche locali si mettessero in rete nel rispetto delle differenze di ciascuno per lavorare su alcuni obiettivi comuni. Chi è interessato contatti http://www.reteperlapoliticitasociale.org e ci segnali per favore anche altre reti che stanno lavorando in questo senso.

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