La tangenziale è il passato. Asti deve smettere di essere un’autostrada gratuita.
L’assessore regionale Marco Gabusi annuncia che la tangenziale “si farà”.
Noi diciamo con chiarezza che la tangenziale non può essere, né ora né mai, parte di una visione anti-autocentrica della città. È l’esatto contrario: è la prosecuzione di un modello che mette ancora una volta l’automobile al centro di tutto.
Più strade non significano meno traffico. Significano più traffico.
Più asfalto non significa più qualità della vita. Significa più emissioni, più rumore, più consumo di suolo.
Asti oggi è attraversata gratuitamente da flussi che nulla hanno a che fare con la vita cittadina. Chi percorre l’autostrada tra Asti Est e Asti Ovest paga un pedaggio; chi attraversa la città no. È un paradosso che ricade sulla salute dei cittadini.
Noi proponiamo un principio diverso: non “chi ha i soldi può inquinare”, ma un sistema regolamentato che disincentivi l’attraversamento e finanzi un trasporto pubblico gratuito ed efficiente per i cittadini di Asti, soprattutto per le famiglie meno abbienti.
Il pedaggio urbano non sarebbe una tassa punitiva, ma uno strumento per restituire mobilità gratuita ai residenti, garantendo almeno un’auto per nucleo familiare dove necessario e prevedendo deroghe chiare per chi, per condizioni fisiche o personali, non può fare a meno del mezzo privato, anche se non residente.
Equità significa proteggere i più fragili, non colpirli.
La tecnologia “free flow” consentirebbe di regolare gli accessi senza barriere fisiche, intercettando il traffico di attraversamento prima che invada il centro urbano. Due aree sono strategiche: via Maggiora e la zona tra corso Torino e corso Ivrea. Non nuovi poli commerciali, ma nodi di interscambio.

L’ex Way Assauto è un’occasione evidente: l’attuale parcheggio è confinante con l’ampia area, purtroppo già asfaltata cementificata di piazza d’Armi. Insieme possono diventare un hub intermodale esteso, a circa quindici minuti a piedi dalla stazione ferroviaria. Un collegamento naturale tra ferro, navette urbane e bike sharing – che andrebbe potenziato e ampliato, non ridimensionato.
Il sindaco Maurizio Rasero sostiene che una precedente esperienza di navetta gratuita non abbia funzionato. Ma le alternative non funzionano se la città resta completamente aperta al traffico privato e se non si investe con convinzione nella loro qualità, frequenza e promozione. Senza regolazione non c’è cambiamento.
La riduzione del traffico si ottiene a monte. Il ripristino delle linee Asti-Casale e Asti-Chivasso è solo il primo passo. Non basta riattivare i binari: occorre rendere desiderabile l’uso del treno. I Comuni, con il contributo della Regione e dell’Agenzia per la mobilità, devono costruire un sistema in cui i territori collegati dalle linee che scorrono a valle tornino a vivere attorno alla ferrovia, con servizi coordinati, coincidenze efficienti e integrazione tariffaria.
Continuare a impermeabilizzare superfici mentre aumentano le ondate di calore è una scelta miope. Piazza Campo del Palio deve essere de-impermeabilizzata e riforestata. Gli alberi sono infrastrutture climatiche, come ricordano studiosi come Stefano Mancuso e Daniele Zanzi. L’asfalto non abbassa le temperature. Gli alberi sì.
La tangenziale è una risposta semplice e sbagliata a un problema complesso.
Non è progresso. È continuità con un modello che ha già dimostrato di non funzionare.
Il 2027 non è lontano.
Chi oggi minimizza queste scelte dovrà spiegare ai cittadini quale idea di città intende difendere.
Noi ci saremo. E daremo il nostro contributo perché Asti diventi una città più salubre, più equa e finalmente libera dalla dipendenza dal traffico di attraversamento.







Una nuova strada leva traffico solo temporaneamente, ma, a lungo andare, ne richiama altro, in quantità superiore. Ad Est della Città, c’è una sterminata periferia di capannoni e centri commerciali, che si estende lungo la SS 10 per circa 4.5 km, ma, pur essendovi ben due ferrovie, di cui una attiva, la Torino – Genova ed una da riattivare al più presto, la Castagnole Lanze – Mortara, non c’è l’ombra di un raccordo ferroviario per il trasporto delle merci.
La linea per Casale Monferrato dovrebbe calare di quota per sottopassare la SS 10, eliminando il passaggio a livello ed essere collegata a quella per Chivasso, sottopassando l’Ospedale Civile, ormai, non più nuovo: così facendo, si avrebbe un efficace servizio metropolitano tra la stazione ferroviaria, il centro commerciale Nuovo Borgo e l’Ospedale Civile stesso.
In direzione di Castagnole Lanze ed Alba, occorre ripristinare tutte le fermate, ivi compresa quella della Boana, dove si potrebbe realizzare un grosso parcheggio d’interscambio per quanti si rechino in autovettura. Inoltre, i collegamenti con Alba, ma anche con Cuneo dovrebbero essere quanto mai potenziati, vito che è sotto gli occhi di tutti l’intasamento di Corso Savona e la coda che trabocca fin nella tangenziale.
Dove possibile, si deve preparare o, meglio realizzare, il raddoppio dei binari, per consentire una circolazione ferroviaria agile.
Sarebbero da accantonare soluzioni estreme come la riforestazione del vecchio Campo del Palio, sede anche del mercato: con un servizio, soprattutto ferroviario, efficiente, i posti per le autovetture sarebbero in numero ampiamente sufficiente.
Si resta a disposizione.
Buonasera sig. Roberto,
la ringrazio per il suo contributo, che affronta il tema della mobilità con attenzione e competenza.
È vero: da anni si parla della riattivazione delle linee ferroviarie sospese, ma senza risultati concreti. Le diverse amministrazioni regionali che si sono succedute, a partire dalla giunta Cota che sospese circa 500 km di ferrovie piemontesi, hanno progressivamente privilegiato una visione economica di breve periodo, trascurando quella sociale e territoriale.
Il punto è proprio questo: la mobilità sostenibile viene ancora considerata un costo, mentre è un investimento strategico per il futuro delle comunità.
Va inoltre ricordato che una parte molto rilevante delle risorse per la mobilità in Piemonte è concentrata sull’area metropolitana torinese. Questo rende ancora più difficile intervenire nelle aree periferiche e rurali, dove il trasporto pubblico è stato progressivamente ridotto o eliminato, aumentando la dipendenza dall’auto privata.
Per questo riteniamo necessario un cambio di paradigma: una visione ecologica e sociale della mobilità, che metta al centro il diritto a muoversi e non il profitto.
Condividiamo molte delle sue osservazioni sul trasporto ferroviario. Anche un ripristino parziale delle linee Asti–Casale e Asti–Chivasso, con soluzioni progressive e sostenibili dal punto di vista economico, rappresenterebbe già un passo importante per ridurre il traffico e offrire alternative reali.
Allo stesso modo, riteniamo fondamentale sviluppare un sistema di parcheggi di interscambio collegati al trasporto pubblico e ferroviario, in più punti della città e lungo le direttrici principali, per ridurre l’ingresso delle auto nel centro urbano.
Continuare a concentrare il traffico e i parcheggi nel centro città, come nel caso di Piazza Campo del Palio, non risolve il problema: lo sposta e spesso lo aggrava.
Le soluzioni tecniche esistono e sono note da tempo.
Quello che è mancato finora è la volontà politica di attuarle in modo coerente.
Ed è proprio su questo che si gioca la possibilità di cambiare realmente le cose.