La vera difesa europea è coltivare la pace, la sostenibilità, la solidarietà
Molto bene hanno fatto cittadini, ragazzi ed Associazioni a contestare la Conferenza sul “Futuro della difesa europea” promossa da Aspen sabato scorso al Castello di Pavia. Realizzata con il sostegno del Comune e dell’ Università ed alla presenza di alti militari italiani, referenti di Nato, Leonardo, Fincantieri ed Eni. Prendendo a pretesto “La battaglia di Pavia” in realtà si è celebrata una intensa attività di lobbying a sostegno delle multinazionali che lucrano tragicamente sulla guerra e sulla crisi ambientale.
A confermare questa evidenza lo stesso Presidente di Aspen, il già Ministro dell’economia Giulio Tremonti che ha affermato dall’alto della sua sapienza che “le guerre portano anche sviluppo per l’umanità!”. Grazie, è una vera goduria. Certo la produzione ed il commercio internazionale delle armi fanno aumentare di brutto il famoso PIL. E’ proprio un bel business… magari non per tutti, quelli sotto le macerie delle case bombardate forse non apprezzano altrettanto queste analisi economico-finanziarie. Insomma davvero un gran bel programma per il futuro della difesa europea. A nostro modesto giudizio a fronte di questo delirio (dice l’ etimologia che i deliranti sono coloro che sono usciti dalla via della ragione ma credono invece di essere sulla via giusta) ci saremmo aspettati dal nostro Comune e dalla nostra Università esattamente il contrario. Avrebbero dovuto, insieme ai cittadini ed alle Associazioni, organizzare una Contro-Conferenza. Per mettere al centro davvero la difesa europea: ovvero difendere e promuovere i principi e le prassi della pace, della sostenibilità, della solidarietà.

Fare conferenza sull’ art 11 della Costituzione che è costantemente contraddetto dalla politica nazionale, anche quando si estende la formula della difesa fino all’invio di forze armate in Africa per intercettare le carovane di profughi nel deserto o per attivare la marina libica alla caccia dei migranti nel Mediterraneo.
Fare conferenza sul perché la sicurezza è negata quando l’Italia non ratifica il trattato dell’Onu sull’interdizione delle armi nucleari, mentre rifornisce di armi Paesi che ne bombardano altri e primeggia nel mercato degli armamenti realizzando uno dei più alti avanzi commerciali del settore.
Fare conferenza sul fatto che la sicurezza è negata da chi non vuol riconoscere il dramma della crisi ambientale, proponendo le stesse fallimentari ricette di finalizzare l’economia non al “governo della casa comune” ma al costante aumento della produzione e consumo di merci (armi in primis secondo i sapientoni di Sabato al Castello).
Per noi infatti occorre, per provare a salvarci, un paradigma culturale ed operativo di tutt’ altra natura e che Istituzioni ed Università dovrebbero coltivare e promuovere : cooperare invece che competere, accogliere invece che respingere, nutrire la speranza anziché la paura, rivalutare la forza della spiritualità al posto delle menzogne del consumismo, ricostruire le relazioni non commerciali fondate sul dono, il fare bene al posto del fare tanto, la contemplazione della bellezza e non della potenza, la convivialità delle differenze, la gentilezza invece dell’arroganza, la non-violenza come strategia politica. E dobbiamo prioritariamente includere i principi di funzionamento dell’ecosistema nel nostro agire quotidiano, nel nostro fare politica ed economia, riconoscendo l’interdipendenza di tutti i viventi di madre terra e la comune appartenenza dei popoli alla stessa ed unica famiglia umana.
Sono solo belle parole romantiche? No affatto, è per noi il solo programma realistico e non delirante della vera difesa europea, della vera difesa di ciascuno e di tutti. E non siamo soli. Tantissimi giovani in tutto il mondo lo chiedono ed ogni domenica Papa Francesco lo riafferma. Ed altrettanto fanno costantemente gli uomini e le donne di buona volontà di ogni Paese, religione e nessuna religione. Gli uomini e le donne che si prendono cura e fanno vivere e respirare questo altro mondo possibile di cui abbiamo un estremo ed urgente bisogno.






