Le astruse politiche energetiche governative e lo strano caso dell’aumento di esportazione italiana di gas

Di Fabrizio Cortesi

Apprendiamo dalla pagina di Qualenergia.it e che mentre in Italia la domanda di gas del primo semestre del 2022 scende un po’ (-1,8%), le scorte calano (-1,7%), pur a fronte dei timori di avere carenza di gas già dal prossimo inverno, le esportazioni dal nostro paese sono invece aumentate quasi del 400%.
Riportiamo qui sotto la tabella di riferimento.



Dai dati ufficiale sui consumi di gas forniti dal MITE, si osserva che la domanda sul primo semestre 2022 sullo stesso periodo 2021 si è ridotta di appena l’1,8% e che le importazioni sono aumentate del 2,2%.
Ma ciò che stupisce è l’aumento del quasi 400% delle esportazioni di gas: ben 1,8 mld di metri cubi contro i 369 milioni di mc del 2021.
Il forte incremento del prezzo del gas sulla borsa di Amsterdam (superati in questi giorni i 200 €/MWh) dal 24 febbraio, con l’invasione dell’Ucraina, e con le relative sanzioni alla Russia, ha tutta l’aria di speculazioni.
Infatti, sempre dalla tabella ministeriale, si osserva che nel mese di giugno il gas proveniente dalla Russia si è dimezzato, e si è cercato di sostituirlo parzialmente dalle importazioni provenienti soprattutto da Algeria, nord Europa e dall’Azerbaijan (tramite TAP).
Quindi, mentre nel primo semestre 2022 le importazioni di gas naturale aumentano del 2,2% sul 2021, le importazioni dalla Russia crollano del 36,4% rispetto ad un anno fa (-5,3 mld di mc).
A fine giugno la richiesta di gas del nostro paese finora si è ridotta dell’1,8%, cioè di soli 700 mln mc in meno in confronto allo stesso periodo del 2021.
La produzione nazionale resta al 4,2% della domanda.
Ma ciò che davvero stride, come accennato sopra, è l’inspiegabile aumento delle esportazioni di gas dall’Italia, mai così elevate: +1,5 mld mc rispetto ad un anno fa (più o meno come la produzione nazionale del semestre), e questo potrebbe essere dovuto, come sospettiamo, alla pura speculazione messa in atto dalle aziende nazionali che non a caso nel periodo di crisi energetica iniziato ormai oltre un anno fa, stanno generando extra profitti di oltre il 600%, che il Governo si ostina a non voler tassare, allocandone gli introiti anche per venire incontro alle difficoltà economiche delle famiglie e delle imprese sempre più in crisi, di fronte a una materia prima il cui prezzo alla fonte è quintuplicato in un anno.
E’ altrettanto inaccettabile che, a fronte di un rischio di avere penuria di gas durante il prossimo inverno, con possibilità di razionamenti, invece che pensare a mettere in sicurezza e incrementare gli stoccaggi (che a fine luglio erano al 71%) venga concesso agli speculatori nazionali di aumentare del 400% le esportazioni, allo stesso tempo aumentando le importazioni dai paesi extra UE tranne la Russia: una tattica mercificatoria probabilmente verso Germania, Austria, paesi dell’Europa Orientale, ma davvero insensata, secondo i principi della logica.
Viene da chiedersi come il ministro Cingolani giustificherà le richieste al paese di razionamento o almeno, di uso più razionale dell’energia, di fronte a questi dati.
Ricordiamo infine che una buona politica energetica e sostenibile è, secondo noi di SEquS, soltanto quella che non mira alla sola sostituzione dell’offerta (gas russo con gas USA, con gas africano, con gas arabo, oppure gas con fonti rinnovabili) ma parte a monte principalmente dall’analisi della domanda e la sua forte riduzione. Ricordiamo che già solo guardando le dispersioni termiche degli edifici, se ne può ridurre di oltre il 70% il fabbisogno energetico attraverso l’efficientamento e l’isolamento, si potrebbero ridurre notevolmente i consumi energetici mettendo mano alla rete idrica colabrodo del nostro paese, aumentando gli stoccaggi energetici (ad esempio idroelettrici già esistenti in impianti a ciclo chiuso); vi sono poi tantissimi consumi evitabili (illuminazioni, modelli di produzioni, sistemi di riscaldamento/raffrescamento…..) senza impattare sulla qualità dei servizi, oltre al fatto che, in un periodo di gravissima crisi ambientale e climatica, sarebbe comunque doveroso pretendere da parte di ogni comparto sociale ed economico, maggiore attenzione e la messa in atto di comportamenti virtuosi e parsimoniosi verso le risorse scarse, tra cui acqua, energia, materie prime e, temiamo, anche potenzialmente il cibo, a causa della siccità cronica cui siamo ormai soggetti.


Fabrizio Cortesi.

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2 risposte

  1. Carlo ha detto:

    Bell’articolo…come tutti i contributi di sequs che però non spostano di una virgola la realtà.
    E qualcosa di più concreto avremmo il dovere di farlo

    • Fabrizio Cortesi ha detto:

      https://sostenibilitaequitasolidarieta.it/
      Provi a vedere l’appello politico che stiamo facendo alle attuali forze politiche, almeno a quelle che saranno in grado di riceverne e capirne i messaggi, le richieste. Ci occorre strutturarci meglio nei territori, aggregare i rivoli di vero ecologismo sparsi nel paese, trovare maggiore militanza per riuscire poi ad essere più efficaci nell’azione politica. Ci stiamo lavorando.

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