MANIFESTO AMBIENTALISTA DELLE OLIMPIADI E PARALIMPIADI INVERNALI MILANO-CORTINA 2026

Mondiali e Olimpiadi di Cortina. CAI: "Cantieri a grave impatto ambientale"  - Montagna.TV

Di Dante Schiavon

Vorrei dare, per il loro impatto in Veneto, il mio piccolo contributo al Manifesto Ambientalista delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026.

TRASPARENZA E CORRETTEZZA DELLE PROCEDURE

Alla specifica istanza, avanzata dal Gruppo d’Intervento Giuridico  in data 24 maggio 2021 alle Amministrazioni pubbliche interessate perché venisse avviata la procedura di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) prevista per legge e dallo stesso Dossier di Candidatura, sono pervenute risposte parziali o dilatorie. A mio avviso bisogna assumere prioritariamente, tra gli obiettivi della mobilitazione, la mitigazione e il contenimento, “disperato” e “resiliente”, dello scempio in atto e quello già compiuto nell’area delle Tofane e di Cortina, valutando anche il ricorso al Giudice Ordinario per tutte le eventuali violazioni della normativa ambientale nazionale e comunitaria.

Tra le opere previste, se queste intervengono su siti di Rete Natura 2000 e la “Valutazione di Incidenza Ambientale” fosse giunta a “conclusione negativa”,  la Regione, tramite  il Ministero della Transizione Ecologica-Direzione Generale per il Patrimonio Naturalistico,  deve inviare alla Commissione Europea delle misure di compensazione ai sensi dell’art.6, paragrafo 4 della direttiva 92/43/CEE “Habitat”. Quindi è da verificare se tale “procedura” sia stata rispettata e perfezionata nel caso:

  • della costruzione della pista da bob che, seppur esterna ai siti di “Rete natura 2000″, secondo il Ministero della Transizione ecologica-Direzione Generale per il Patrimonio Naturalistico tale iter  è necessario a seguito dei diversi interventi connessi allo svolgimento dei Mondiali di sci e delle Olimpiadi invernali del 2026 già realizzati nell’area delle Tofane, molti dei quali con impatto significativo sui siti Natura 2000 e nello specifico sulla ZSC IT3230017 ‘Monte Pelmo – Mondeval – Formin'” e descritti analiticamente (30 ettari di “superficie boschiva” e 19 ettari di “superficie a prato” dilapidati) da Silverio Lacedelli nel capitolo “Una manomissione irreversibile” del libro di Silvio La Corte “La bolla olimpica” Mimesis editore;
  • della pista da sci “Lino Lacedelli”-Cortina D’Ampezzo
  • della cabinovia “Son dei Prade – Bai de Dones” (già realizzata, finanziata con fondi di confine e governativi!!!)
  • del Bacino idrico Cinque Torri.

TRASPORTI E VIABILITÀ 

All’elenco delle opere da cancellare vanno aggiunte le tangenziali di Cortina e la variante di San Vito di Cadore. La prima: perché sarebbe stata sciaguratamente funzionale al raggiungimento del Villaggio Olimpico di Fiames, un sito di “Rete Natura 2000” e perché cancellerebbe quel poco verde sopravvissuto alla cementificazione di Cortina. La seconda: per le ragioni addotte, con relative proposte alternative, dal comitato “No variante San Vito”. Entrambe hanno in comune la necessità di azzerare il consumo di nuovo suolo naturale in aree in cui la predominanza della salubrità, della tutela idrogeologica, climatica e paesaggistica sia vitale per un loro sviluppo lungimirante.

Il progetto di riqualificazione del complesso dell’ex stazione di Cortina d’Ampezzo non è solo mera speculazione immobiliare, ma la negazione e l’affossamento di un progetto di un nuovo modo di muoversi ecologico e lento in tutta la Valle del Boite, valorizzando  i centri minori e il loro valore turistico e paesaggistico che solo la ferrovia delle Dolomiti, da Calalzo a Cortina, può garantire nel tempo dei cambiamenti climatici (qui e ora). L’area della ex stazione va vincolata a questa funzione futura, mentre un primo troncone, da realizzare entro il 2026, potrebbe garantire il collegamento ferroviario da Calalzo a San Vito di Cadore  e da lì, in attesa del completamento del tratto di ferrovia fino a Cortina, il servizio potrebbe essere garantito da un servizio di navette elettriche.

IL SILENZIO DEI VERTICI DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE

Come possono i vertici di Legambiente, WWF e di altre organizzazioni nazionali non prendere posizione contro uno scempio in atto nelle Dolomiti e lasciare sole le associazioni locali a combattere una sfida impari, visto anche  il prevalere di un pensiero unico di tutta la partitocrazia locale e nazionale? Agli iscritti e simpatizzanti va bene che la propria organizzazione, a cui dedicano volontariamente tempo ed energie, non aderisca a questa mobilitazione?

SPRECO DI SOLDI PUBBLICI E DI IDEE ALTERNATIVE

Le proposte  per salvare la montagna da nuovi assalti di ruspe, infrastrutture e impianti e fermarne lo spopolamento devono assumere sempre più una veste compiuta e percorribile, anche per convincere gli scettici che non  riescono a immaginare altre forme di sviluppo economico per quei territori e per le popolazioni locali. I posti di lavoro creati grazie alla manomissione della natura (impianti, strade, ecomostri vari) vanno “ri-creati” attraverso:

  1. Un “turismo montano” che si protrae per tutte le quattro stagioni, dando attrattività naturalistica, senza supporti tecnologici o tecnocratici, ai boschi e ai prati per avvicinare alla natura l’uomo urbanizzato. Un “turismo montano” reso possibile dal ripristino ecologico degli habitat di piante, animali, insetti, per ritrovare bellezza.
  2. Un turismo “sanitario”, “salutistico”, “climatico” (quest’ultimo per l’esodo delle persone fragili esposte alle ondate di calore nelle città cementificate, inquinate, deforestate).
  3. Un’economia  basata “sull’agricoltura di montagna” (da implementare anche per effetto dei cambiamenti climatici in atto) per la coltivazione, trasformazione e distribuzione, a cura della gente del posto, dei prodotti locali.
  4. Un’economia basata sulle attività di “selvicoltura”, non a ceduo e in cui il legno non viene utilizzato come biomassa per produrre energia elettrica, combinate con attività artigianali e artistiche, abitative e di manutenzione dei vecchi edifici.
  5. Un’economia basata sulla “manutenzione”, “restauro”, “ristrutturazione” dei paesi e dei borghi montani che vivono una fase di spopolamento.
  6. Forme di “lavoro a distanza” distribuite tra i paesi delle vallate alpine.

Schiavon Dante

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