Mobilità e inquinamento, la Giunta Rasero scelga da che parte stare
Nei titoli odierni leggiamo che dal 1° ottobre entrerà in vigore il blocco per le auto Euro 5 e inferiori nei comuni con più di 30.000 abitanti.
A commentare la notizia, dalle colonne de La Stampa di Asti, è l’assessore alla Mobilità, Mario Giacomini, con una dichiarazione destinata a far discutere:
“Non possiamo far pagare la transizione ecologica alle famiglie”.
Una posizione apparentemente condivisibile, se con “famiglie” si intendono quelle più fragili, per cui la transizione ecologica rappresenta un peso economico reale. Ma dietro queste parole si celano contraddizioni profonde e un tentativo evidente di spostare il dibattito lontano dalle vere responsabilità politiche e amministrative.
Secondo l’assessore, l’inquinamento sarebbe colpa di caldaie obsolete, allevamenti intensivi e “fantomatici” impianti industriali. Ma quali sarebbero, di preciso?
Nel frattempo, aggiunge
“Si colpisce il piccolo, non il grande”.
Una frase paradossale, soprattutto se pronunciata da chi siede in una giunta – quella guidata dal sindaco Rasero – che ha sempre promosso un’idea di progresso legata al profitto di pochi, non certo al benessere della collettività.

Due ruoli, un’unica direzione: sviluppo sì, ma per chi?
La stessa amministrazione che oggi parla di “tutela delle famiglie” è quella che, fino a pochi mesi fa, sosteneva il progetto di un secondo inceneritore alle porte della città – poi fortunatamente accantonato grazie all’opposizione pubblica.
E sempre Rasero, nel suo ruolo di Presidente della Provincia, spinge per un modello di sviluppo territoriale centrato su grandi poli logistici. Un esempio?
Il nuovo maxi-incubatoio avicolo Hi Line a Cocconato, agevolando sempre le grandi imprese a discapito dei cittadini e delle nostre vallate sempre più inquinate da mezzi pesanti.
Dunque, ci chiediamo: chi sta davvero “colpendo il piccolo” e favorendo il grande?
Come si dice a Roma: “O ce sei o ce fai”.
Una visione nuova per la mobilità: servono coraggio e coerenza
Il problema dell’inquinamento urbano non può più essere affrontato con una logica autocentrica e datata. Le automobili – parcheggiate o in movimento – continuano ad avere la priorità assoluta nelle scelte politiche, mentre la salute pubblica resta in secondo piano.
Si costruiscono nuove strade per “fluidificare il traffico”,
Si ostacolano le zone 30,
Si demonizzano le ciclabili perché “rubano parcheggi”,
Si criticano i rialzi pedonali perché “ostacolano i mezzi di soccorso”.
Nel frattempo, l’inquinamento continua a uccidere in silenzio.
E gli autoveicoli restano una delle principali fonti di aria malsana nelle nostre città, a prescindere dalla categoria Euro.
Asti deve tornare una città per le persone, non per le auto
In tutta Europa, molte città stanno investendo in modelli di mobilità sostenibile, accessibile e intelligente. Un esempio concreto è il modello Mobility as a Service (MaaS), un sistema integrato che, attraverso un’unica App e un solo abbonamento, consente l’uso combinato di:
- treni,
- autobus,
- taxi,
- car sharing,
- bike sharing,
- car pooling.
Questa è la direzione da prendere: meno traffico, più qualità della vita.
Le nostre richieste al sindaco Rasero
Chiediamo una presa di posizione chiara, netta e coerente.
Chiediamo che l’amministrazione
smetta di cercare consensi tra chi inquina la città, smetta di attrarre investimenti ad alto impatto ambientale e cominci a costruire un modello urbano centrato sulle persone, dove camminare e respirare non siano un rischio, ma un diritto.
Asti, 20 maggio 2025, il direttivo SEquS Circolo di Asti






