Nuovo inceneritore regionale: le associazioni ambientaliste si oppongono e sollevano dubbi
Le associazioni ambientaliste torinesi esprimono una netta opposizione alla decisione dell’Autorità Rifiuti del Piemonte di ampliare l’inceneritore del Gerbido con una nuova linea capace di bruciare fino a 280.000 tonnellate aggiuntive di rifiuti all’anno. La scelta, motivata dalla necessità di rispondere alle indicazioni del PRUBAI, solleva preoccupazioni di carattere ambientale, economico e sociale.
Dal punto di vista ambientale, l’incremento della capacità dell’inceneritore porterà a un aumento significativo delle emissioni di gas climalteranti, in contrasto con gli obiettivi di riduzione delle emissioni previsti dal Climate City Contract della Città di Torino e dall’accordo di Parigi. Con un aumento del 50% della capacità dell’impianto, le emissioni di CO2 potrebbero superare le 390.000 tonnellate annue, rendendo ancora più difficile il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2030.
Sul piano economico, il nuovo impianto comporterebbe un aumento della tassa sui rifiuti (TARI) per i cittadini piemontesi. I costi di conferimento agli impianti di incenerimento sono già in crescita a livello nazionale e l’ampliamento del Gerbido non farebbe eccezione. Inoltre, la recente modifica della tariffa incentivante per l’energia prodotta dagli inceneritori ridurrà drasticamente i ricavi derivanti dalla produzione energetica, rendendo l’opera ancora più onerosa. A partire dal 2026, inoltre, gli impianti di incenerimento saranno soggetti al sistema di scambio delle emissioni di carbonio (ETS), con un costo di circa 80 euro per tonnellata di CO2 emessa, destinato probabilmente a salire.
Dal punto di vista della gestione dei rifiuti, le associazioni contestano la necessità stessa di un nuovo inceneritore. Secondo i dati demografici e statistici regionali, l’attuale capacità di incenerimento del Gerbido, pari a oltre 600.000 tonnellate annue, è sufficiente a coprire le esigenze della Regione. Un nuovo impianto rischierebbe di compromettere gli sforzi per una gestione virtuosa dei rifiuti, riducendo gli investimenti nella raccolta differenziata e nel riciclo, in un contesto in cui Torino già presenta livelli inferiori rispetto ad altri comuni piemontesi.
Le associazioni firmatarie, tra cui Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, Fridays For Future Torino e Comitato Torino Respira, sottolineano come l’ampliamento dell’inceneritore sia una scelta dannosa e ingiustificata, che contrasta con le politiche europee di riduzione delle emissioni e con gli obiettivi di sostenibilità ambientale della città. Per queste ragioni, ribadiscono la loro ferma opposizione alla realizzazione della nuova linea di incenerimento e chiedono un maggiore impegno nella riduzione dei rifiuti e nell’implementazione di strategie di economia circolare.
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Leggi l’approfondimento del c.s.: In Piemonte serve un nuovo inceneritore
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