Una sola radice per molti fiori. La vita della terra e la cura dell’uomo al tempo del coronavirus.

Una sola radice per molti fiori. La vita della terra e la cura dell’uomo al tempo del coronavirus.

Non pochi studi sostengono che l’attuale epidemia di coronavirus sia collegata al disastro ambientale. Epidemia che a seguito del lockdown e della sospensione delle attività produttive, sta mettendo a dura prova la flessibilità della sussistenza economica e sociale. Con il covid-19 nel 2020 ci avviamo ufficialmente in una nuova stagione per i cittadini del mondo: una sempre più sfocata distinzione tra rischi ambientali e rischi sociali.

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Considerazioni dalla quarantena – un effetto circolare

Considerazioni dalla quarantena – un effetto circolare

Il mondo si è accorto, nel breve spazio di un mese, di quello che da anni si va dicendo a proposito dei limiti dello sviluppo, della incapacità di questo pianeta di poter sopportare la pressione umana derivante da attività antropiche, da emissioni climalteranti, dallo sfruttamento dei suoli, dagli allevamenti intensivi, dalle pratiche perpetrate nei mercati orientali (wet market) ai danni di molte specie di animali domestici e selvatici.

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Coronavirus – Che la pandemia ci svegli

Coronavirus – Che la pandemia ci svegli

Ci sono periodi più densi di cambiamenti. Guerre, disastri ambientali, pestilenze, hanno il potere di far accelerare la Storia.Come cittadini è molto difficile conservarsi lucidi, ma proprio in questi tempi difficili non dovremmo abbassare la guardia. Perché il mondo politico, tutto, ha sempre cercato di trarre dagli eventi catastrofici il massimo vantaggio, per se stesso.

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Dopo il coronavirus il mondo non sarà più lo stesso?

Dopo il coronavirus il mondo non sarà più lo stesso?

Anche coloro i quali da tempo sono consapevoli del fatto che la “normalità precedente era il problema”, sperano in cuor loro che il covid-19, assieme ai lutti, porti via con sé le insopportabili disuguaglianze sociali. Che si generi un deciso cambiamento della società a cominciare dalla scala dei valori e dagli stili di vita. E, ritrovandosi per la prima volta in quello che sembra un coro, magari ci credono un po’ di più.

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Attualità di Francesco d’Assisi, precursore della decrescita felice

Attualità di Francesco d’Assisi, precursore della decrescita felice

L’asse portante del sistema dei valori su cui Francesco ha fondato le sue scelte esistenziali è stato il rifiuto di diventare succube del denaro, di dedicare tutto il tempo e tutte le energie ad accumularne sempre di più, come stava facendo suo padre. Il benessere materiale che il denaro gli consentiva non riusciva a soddisfare il suo bisogno di dare un senso alla vita. Gli permetteva soltanto di procurarsi dei divertimenti nel significato etimologico della parola, di modi banali di passare il tempo per evitare d’impegnarsi a spenderlo in modi più significativi. Oltre a lasciarlo insoddisfatto, i divertimenti delle serate passate con gli amici nelle taverne di Assisi lo distraevano dalla dimensione spirituale, dove sentiva che si manifestavano le sue esigenze più profonde, di relazioni umane fondate sulla comprensione reciproca e sulla solidarietà, di conoscenza disinteressata, di rispetto per tutte le forme di vita. Una dimensione esistenziale da cui il denaro è escluso. Da cui la ricerca del denaro come fine della vita, esclude.

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Sentinella, a che punto è la notte? (Isaia, 21,1)

Sentinella, a che punto è la notte? (Isaia, 21,1)

Solo liberando l’economia dalla finalità della crescita e l’immaginario collettivo dall’identificazione del benessere col possesso di cose si può ridimensionare l’importanza del denaro nella vita degli esseri umani, si possono finalizzare le attività produttive alla compatibilità con la fotosintesi clorofilliana, si possono aprire nuove prospettive alla ricerca scientifica e tecnologica, indirizzandole innanzitutto a riparare i danni che hanno fatto alla biosfera e, contestualmente, a sviluppare le loro enormi capacità per consentire alla specie umana di soddisfare le proprie esigenze vitali senza danneggiare le altre specie viventi e senza rompere gli equilibri ecologici. Solo nel contesto di una profonda rivoluzione culturale e sociale in cui i rapporti umani siano impostati in termini di collaborazione e i loro rapporti con i luoghi in cui vivono e con gli altri esseri viventi in termini di rispetto, le potenzialità delle tecnologie che riducono l’impatto ambientale possono contribuire ad aprire una fase più evoluta della storia umana, anziché rallentare l’agonia di quella che stiamo vivendo.

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Maurizio Pallante risponde sul Fatto Quotidiano a Massimo Fini sulla decrescita felice

Maurizio Pallante risponde sul Fatto Quotidiano a Massimo Fini sulla decrescita felice

Le riflessioni di Massimo Fini sulla decrescita, pubblicate sul Fatto Quotidiano del 5 marzo, m’in-ducono a intervenire sul tema per precisare alcuni concetti. Non lo faccio volentieri perché l’ho fatto più volte e ho sempre constatato che se c’è chi non viene ascoltato, tra cui si annovera lo stes-so Fini insieme a Ratzinger, a me succede di non essere nemmeno letto. Come si deduce dal fatto che alla decrescita felice vengono rivolte sempre le stesse critiche, da chi critica l’idea che se ne è fatta e non ciò che significa.

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Codogno, coronavirus e cambiamenti climatici

Codogno, coronavirus e cambiamenti climatici

In una lettera da Anchorage, Alaska, il dottor Jon R. Nickels, supervisore del Servizio per la Tutela dei Pesci, si domanda «perché la preoccupazione che ci accomuna su scala globale per il coronavirus e la rapida risposta al problema messa in campo in tanti Paesi contrasta con la totale mancanza di responsabilità rispetto ai cambiamenti climatici in atto»? Il contrasto è sconcertante. Da una parte un’epidemia, per fortuna di bassissima mortalità, eppure ospedali costruiti in pochi giorni, conferenze stampa dei premier di tutto il mondo, per rassicurare la popolazione, scienziati febbrilmente al lavoro per produrre un vaccino. Attività ferme. E ovviamente, milioni di servizi sui media. Dall’altra parte i cambiamenti climatici prodotti dall’uomo.

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Antropocentrismo ecologico e ecocentrismo: due modi di considerare l’ambientalismo

Antropocentrismo ecologico e ecocentrismo: due modi di considerare l’ambientalismo

L’antropocentrismo ecologico e l’ecocentrismo, pur condividendo l’idea di sostenibilità, hanno connotazioni diverse in base ad alcuni semplici elementi: nel primo caso l’uomo e il suo benessere fatto consumo sono l’irrinunciabile centro delle sue analisi. Nel secondo, invece, le azioni si determinano a partire da un sentimento di cura e comunione con l’ambiente, intendendo l’evoluzione dell’ambiente nel suo complesso come fonte di salvezza non solo per l’uomo, ma anche per altre forme di vita.

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Le migrazioni attuali sono un’esigenza del modo di produzione industriale.

Le migrazioni attuali sono un’esigenza del modo di produzione industriale.

[Seconda parte]
Gli attuali flussi migratori dai Paesi poveri ai Paesi ricchi sono causati dall’esigenza dei Paesi ricchi d’impadronirsi delle materie prime e delle risorse energetiche insistenti nei territori dei Paesi poveri per sostenere la propria crescita economica. Le modalità con cui lo fanno – la violenza, l’inganno, la corruzione, la devastazione ambientale – costringono percentuali crescenti delle popolazioni povere ad abbandonare i propri Paesi con la speranza di trovare nuove opportunità di vita andando a incrementare il numero dei produttori/consumatori di merci di cui le economie dei Paesi ricchi hanno bisogno per continuare a crescere.

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Le migrazioni attuali sono un’esigenza del modo di produzione industriale.

Le migrazioni attuali sono un’esigenza del modo di produzione industriale.

[Prima parte]
Per accrescere la produzione industriale non basta introdurre macchine sempre più efficienti nei cicli produttivi. Deve anche aumentare il numero degli occupati, ovvero di coloro che non producono beni per sé stessi o per persone che glieli ordinano, ma vendono la loro capacità di lavorare in cambio di una retribuzione monetaria con cui possono acquistare sotto forma di merci i beni necessari per vivere. I due serbatoi dove si possono attingere i lavoratori, di cui il modo di produzione industriale ha bisogno per accrescere la produzione e il consumo di merci, sono i contadini che praticano l’agricoltura di sussistenza e gli artigiani. Ma bisogna convincerli, o costringerli, ad accettare questo cambiamento.

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Per una agricoltura della vita, ad alta intensità di conoscenza e relazioni

Per una agricoltura della vita, ad alta intensità di conoscenza e relazioni

Oggi abbiamo il compito di ripristinare la vita di comunità, delle relazioni umane strettamente connesse allo scambio dei beni, sia all’interno delle collettività agricole che tra queste e l’area più vasta dei consumatori, riaffermando i valori di scambio rispetto ai valori d’uso (la ricerca di denaro per comprare le cose), la cooperazione, la solidarietà, in una agricoltura non industriale.

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Tu, se voti, contro quale partito voti?

Tu, se voti, contro quale partito voti?

Potrebbe sembrare una domanda paradossale, eppure fotografa l’evoluzione della democrazia italiana dall’esito del referendum del 1993, con cui è stato sancito il passaggio dal sistema elettorale proporzionale al sistema maggioritario, alle elezioni regionali del 26 gennaio 2020 in Emilia e Romagna.

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Non è troppo tardi

Non è troppo tardi

L’esito della Cop25 più che la speranza ha alimentato lo sconforto e la delusione. Però bisogna frenare il pessimismo che si è diffuso e fare in modo che questa scellerata ignavia non determini di fatto una resa di fronte all’emergenza più grande che il genere umano sia mai stato chiamato ad affrontare.

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End of Waste is law: Italia pioniera dell’Economia Circolare che comunque ufficialmente ancora non esiste!

End of Waste is law: Italia pioniera dell’Economia Circolare che comunque ufficialmente ancora non esiste!

Stiamo entrando finalmente nell’era dell’Economia circolare. Verranno reimpiegate a fini produttivi e industriali non solo le materie prime seconde provenienti dai cicli produttivi e dotate di caratteristiche del tutto analoghe alla materia prima vergine, ma anche e soprattutto gli scarti di produzione o rifiuti delle stesse produzioni.

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Il mito della crescita verde

Il mito della crescita verde

La nostra generazione deve scegliere: possiamo essere verdi, o possiamo avere la crescita, ma non possiamo avere entrambe le cose insieme.
La triste verità è che per passare da una crescita sporca a una crescita verde occorre molto più tempo di quanto ne abbiamo. Le infrastrutture che useremo nei prossimi cruciali decenni sono state in gran parte già costruite, e non sono verdi.

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