Pensiamo a un nuovo criterio di compensazione basato sui servizi ecosistemici o di compensazione

La notizia dell’abbattimento di nove platani in viale Pilone, resosi necessario per contenere la diffusione del cancro colorato del platano, riporta al centro dell’attenzione il tema della gestione del patrimonio arboreo urbano e, in particolare, quello delle cosiddette compensazioni ambientali.
SEquS Asti non intende entrare nel merito della necessità dell’intervento fitosanitario. Quando una pianta è gravemente colpita dal cancro colorato, la normativa vigente impone l’abbattimento per evitare la propagazione della malattia. È quindi doveroso distinguere gli interventi resi inevitabili da ragioni sanitarie dagli abbattimenti
determinati da scelte urbanistiche o infrastrutturali.
Proprio per questo riteniamo che l’attenzione debba spostarsi su un altro aspetto, troppo spesso trascurato: come viene compensata la perdita di alberi maturi e dei servizi ecosistemici che essi garantivano alla collettività.
Ancora oggi le compensazioni vengono generalmente calcolate secondo un criterio puramente numerico: un albero abbattuto viene sostituito con uno o due nuovi alberi. È un sistema semplice da applicare, ma che non tiene conto della reale funzione svolta dagli alberi adulti.

Un grande platano non rappresenta soltanto un tronco o un elemento di arredo urbano. La sua chioma intercetta migliaia di litri d’acqua piovana, assorbe anidride carbonica, filtra polveri sottili, produce ossigeno, attenua il calore estivo, crea ombreggiamento, offre habitat alla fauna e contribuisce al benessere climatico della città.
Tutti questi benefici, definiti servizi ecosistemici, non possono essere ripristinati piantando semplicemente uno o due giovani alberi.
Per questo motivo SEquS Asti propone di superare il criterio della compensazione numerica e di adottare un criterio fondato sulla superficie della chioma, cioè sulla reale capacità degli alberi di svolgere le proprie funzioni ecologiche.

La proposta non nasce da valutazioni teoriche, ma dall’esperienza maturata negli anni sul territorio. In occasione dell’abbattimento dei grandi platani sani di Corso Savona, avvenuto nonostante la lunga mobilitazione promossa da SEquS insieme ad altre associazioni ambientaliste, sono state effettuate misurazioni delle chiome di alberi della stessa specie e con dimensioni analoghe a quelle dei platani di viale Pilone. Da tali rilievi è emerso che le chiome avevano un raggio compreso tra i nove e i dieci metri, mentre un giovane albero normalmente utilizzato nelle nuove piantumazioni, con un diametro del tronco di circa dodici centimetri, sviluppa una chioma con un raggio di circa un metro e mezzo.
Partendo da questi dati, il nostro perito agronomo Lorenzo Tinacci ha elaborato la “Carta dei diritti degli alberi” per la gestione del verde pubblico e privato, che alleghiamo al presente comunicato.
Al punto 7 della Carta, viene proposto il criterio innovativo di compensazione ecosistemica, secondo il quale il parametro di riferimento non deve essere il numero degli alberi messi a dimora, bensì la superficie della chioma perduta. Il criterio stabilisce che la compensazione dovrebbe garantire il ripristino di almeno il 50% della superficie complessiva delle chiome eliminate.
Applicando tale metodo ai nove platani di viale Pilone emerge un dato significativo: per raggiungere tale obiettivo sarebbero necessarie circa 150 nuove alberature con caratteristiche analoghe a quelle normalmente utilizzate nelle piantumazioni urbane.
Questo dato non vuole rappresentare una richiesta irrealistica, ma dimostrare in modo semplice quanto il tradizionale sistema di compensazione “uno a uno” sia lontano dal compensare realmente la perdita dei servizi ecosistemici prodotti da alberi adulti.

Naturalmente nessuna nuova piantumazione potrà sostituire nell’immediato alberi cresciuti in decenni. Tuttavia, adottare criteri di compensazione basati sulle funzioni ecosistemiche consentirebbe almeno di ridurre in maniera significativa il divario tra ciò che viene perso e ciò che viene restituito alla città.
Questa vicenda richiama inoltre un’altra questione che SEquS considera fondamentale. Il Comune di Asti dispone già di un Regolamento del Verde, elaborato al termine di un lungo percorso partecipativo che ha visto il coinvolgimento delle associazioni ambientaliste, di tecnici del settore e dell’Amministrazione comunale nel corso della precedente consiliatura guidata dal sindaco Maurizio Rasero. Nonostante il lavoro condiviso svolto, quel regolamento non è mai stato portato all’approvazione del Consiglio comunale ed è rimasto di fatto inutilizzato.
SEquS Asti chiede pertanto che il Regolamento del Verde venga finalmente approvato e che al suo interno trovi spazio un nuovo criterio di compensazione fondato sulla tutela dei servizi ecosistemici e non sul semplice conteggio numerico delle alberature.
La sfida non consiste nel piantare un numero simbolico di nuovi alberi, ma nel restituire alla città, per quanto possibile, le funzioni ecologiche perdute.

Gli alberi non si contano: si valuta il contributo che offrono alla qualità della vita delle persone e agli equilibri dell’ecosistema urbano.

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