Quando la Sanità diventa Azienda

di Jacopo Rothenaisler

Il Covid-19 ci ha mostrato le falle di una Sanità impoverita, un Servizio divenuto Azienda sempre più alla mercè degli appetiti privati. Ecco un piccolo ma significativo episodio personale di quello che succede se a comandare è il denaro.

Ricevo la visita di una giovane coppia. Lei è raggiante. Mi mostra la prima foto della creatura che porta in grembo, il risultato dell’ecografia fatta nel pomeriggio all’Istituto Materno Infantile Burlo Garofolo. Accettano di cenare con me e mia moglie così abbiamo il tempo di parlare e di scoprire che una nuvola pesante ha offuscato la loro giornata. Ci raccontano che al Burlo, l’ospedale pubblico di cui i triestini sono molto orgogliosi,  laureato per molti anni come “Amico delle Donne”, non tutto è andato come doveva. Quello che ci dicono non deve rimanere privato, ci riguarda tutti. Il fatto è il seguente. Lei, la mia amica, che aspetta il primo bambino e deve fare la prima ecografia, non è sola quando arriva al Burlo ma con il suo compagno. Lui ha preso ferie per starle vicino ed assistere ad un momento unico della vita di una coppia. In accoglienza lui viene però avvisato che non potrà assistere all’esame per disposizioni sanitarie conseguenti al Covid-19. Pur se molto sorpreso e dispiaciuto accetta l’indicazione. Si siedono e aspettano.

Nella lunga attesa – l’esame sarà eseguito più di 2 ore dopo l’orario fissato nell’appuntamento – ad un certo punto si rendono conto che nella stanza dell’esame alcuni entrano in coppia, entrano cioè sia le gestanti che i loro compagni o mariti che siano. Poichè al mio giovane amico l’ingresso era stato negato richiede spiegazioni. Gli viene risposto dall’infermiera in accoglienza che le signore che accedono all’esame assieme al compagno sono pazienti “a pagamento”. Ad un accenno di protesta l’infermiera minaccia di chiamare la forza pubblica. Chiamata che è l’uomo stesso ora a volere ma che, ovviamente, l’infermiera non fa. Più tardi, più gentilmente, l’infermiera spiegherà di eseguire gli ordini della Direzione. Fine del fatto.

Questo è quanto è accaduto e probabilmente continua ad accadere. Ed è semplicemente inaccettabile, una sorta di mostruosa degenerazione del Servizio Pubblico.  Oltre a indignare sorgono alcune ovvie domande. Come può avvenire che il denaro delle prestazioni a pagamento, magari dell’attività intra moenia dei medici, determini disposizioni sanitarie anti pandemia diverse da quelle adottate a chi non paga? Forse che il pagamento è un atto che esonera l’Istituto dalle sue responsabilità? Siamo forse di fronte a una diversa e pù condiscendente “umana” disponibilità nei confronti di alcuni pazienti?  Infine come può un Istituto Pubblico, e che Istituto, risolversi ad adottare simili discriminazioni? Prima, molto prima della evidente violazione dei criteri di Eguaglianza e Imparzialità  espressi nella  Carta dei Servizi del Burlo, è il buon senso a dirci che è stata scritta una brutta pagina.  Confido che la Direzione dell’Istituto Materno Infantile Burlo Garofolo voglia semplicemente chiedere scusa e immediatamente modificare simili procedure. Spero lo faccia. Personalmente rimango costernato.

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