Resoconto Assemblea del 27 ottobre

SOSTENIBILITA’ EQUITA’ SOLIDARIETA’: ASSEMBLEA A ROMA DEL 27 OTTOBRE 2019

SESSIONE DELLA MATTINA

L’assemblea dei sottoscrittori dell’Appello pubblicato sul sito www.sostenibilitaequitasolidarieta.it, che si è svolta al Teatro Preneste di Roma il 23 febbraio 2019, aveva incaricato un comitato di coordinamento provvisorio, presieduto da Maurizio Pallante, di costituire un’associazione culturale e politica finalizzata a realizzare gli obiettivi indicati nell’appello. Ottemperando a quell’incarico, il comitato di coordinamento ha costituito un’associazione denominata “Sostenibilità Equità Solidarietà”, ne ha pubblicato sul sito l’atto costitutivo e lo statuto, ha aperto il tesseramento ai sottoscrittori dell’appello e organizzato il 27 ottobre a Roma, presso la Città dell’Altra economia, la prima assemblea straordinaria e ordinaria degli associati, nel corso della quale sono stati approvate alcune modifiche dello statuto, sono stati approvati i regolamenti, sono stati eletti il Presidente, il direttivo, il collegio dei probiviri.

I soci che hanno sottoscritto la tessera tra il 13 e il 27 ottobre sono stati 82, di cui 55 presenti all’assemblea, a cui hanno partecipato, senza diritto di voto, anche altre persone interessate, ma non ancora coinvolte nel progetto. I partecipanti sono stati in totale quasi un centinaio, per lo più non a titolo personale, ma esponenti di gruppi e associazioni operanti in molte regioni italiane, con una presenza anche dal Canton Ticino.

I lavori della giornata sono stati introdotti da un breve intervento di Nino Pascale, che ha presentato il lavoro preparatorio dell’assemblea svolto dal gruppo di coordinamento provvisorio e ha proposto di dividere in due parti i lavori della giornata. Nella prima sono stati discussi e approvati lo statuto e i regolamenti assembleari. Nella seconda si è svolto un dibattito sulla situazione della crisi ambientale e della crisi politica, si sono presentate le attività svolte da alcuni gruppi locali, si sono formulate delle proposte di lavoro. Nino Pascale ha esordito dicendo che, terminato il lavoro di costituzione formale del soggetto politico secondo l’impegno che avevamo preso a Roma lo scorso febbraio, inizia ora il lavoro politico vero e proprio. Nell’indicazione del nome “Sostenibilità Equità Solidarietà”, scelto tenendo conto del sondaggio inviato a tutti gli aderenti all’appello, ci sono i principi fondanti dell’associazione. Ora si tratta di capire il percorso da fare per raggiungere questi principi. E per far questo è fondamentale ascoltare la voce di tutti quelli che questo percorso sono disposti a compierlo, pertanto questa deve essere soprattutto una giornata di ascolto. Oltre ai contributi dei militanti che stanno costituendo i nostri circoli territoriali, sarà necessario dotarci di un vero e proprio programma politico con il supporto, per ogni argomento, di esperti.

Le modifiche allo statuto e i regolamenti dell’assemblea sono stati approvati all’unanimità. Successivamente è stata posta in votazione l’elezione del presidente. L’unica candidatura presentata da dieci sottoscrittori, come previsto dal regolamento appena approvato, è stata quella di Maurizio Pallante, che è stato eletto all’unanimità, con la sua unica astensione. Successivamente il presidente ha presentato la lista dei candidati al direttivo. Ogni candidato si è brevemente presentato, ha ricordato le sue precedenti esperienze in attività d’impegno sociale e ambientale, ha riassunto le sue competenze e indicato le motivazioni che lo hanno indotto ad accettare questo incarico. Sono entrati a far parte del direttivo:

Francesco Girardi, amministratore unico e direttore tecnico dell’ASP di Tivoli.
Giacomo Lampredi, laureato in sociologia, ricercatore
Gaetano Pascale, agronomo, ex presidente nazionale di Slow Food.
Marco Dalla Gassa, imprenditore informatico, gestore del sito.
Maurizio Franca, funzionario di banca.
Luigi Giorgio, già dirigente di una società multinazionale e responsabile del gruppo di lavoro nazionale sulla transizione energetica del Movimento per la Decrescita Felice.
Cinthya Costa, architetto, iscritta al circolo di Roma del Movimento per la Decrescita Felice.
Irene Lozzi, neo-laureata in Psicologia.
Raffaella Grana, insegnante, già nel gruppo di coordinamento nazionale di Slow Food, vicesindaco nel suo comune di residenza.
Enza Sola, insegnante, attivista nel settore della comunicazione del Movimento per la decrescita felice.

Si è poi passati all’elezione del collegio dei probiviri. Presidente è stato eletto all’unanimità Luigi Vivese, membro del comitato di coordinamento provvisorio che ha gestito le incombenze burocratiche preparatorie dell’assemblea. Gli altri due candidati, gli avvocati Vincenzo Enrichens e Francesca Mandarini, sono stati votati all’unanimità tranne un astenuto.

Finita la parte burocratica, è stata aperta la discussione politica con una breve introduzione di Maurizio Pallante, che ha dichiarato di essere stato indotto a partecipare alla costituzione di questo soggetto politico da un atto di “follia senile”, dettato dal rifiuto di arrendersi di fronte a una crisi ambientale che sta pregiudicando la sopravvivenza dell’umanità, e a una crisi politica, economica e sociale planetaria che sta disgregando le regole della convivenza civile in molti Paesi. L’umanità ha superato i limiti della sostenibilità ambientale. Siamo arrivati, con un processo sempre più accelerato, a consumare in 7 mesi le risorse che la biosfera rigenera nel corso di un anno. Negli oceani galleggiano masse di poltiglie di plastica grandi come gli Stati Uniti. Le emissioni climalteranti hanno superato le capacità della biosfera di metabolizzarle e le eccedenze si accumulano nell’atmosfera facendo incrementare la temperatura terrestre. Se continuerà il trend in corso, I limiti degli incrementi fissati alla cop 21 di Parigi nel 2015 in 1,5 / 2 °C rispetto ai valori pre-industriali, si raggiungeranno nel 2030. Utilizziamo quantità crescenti di sostanze di sintesi chimica nocive,non metabolizzabili dai cicli biochimici, ma nessuno se ne preoccupa. La fertilità dei suoli agricoli si è ridotta fino, in molti casi, a renderli sterili. Si sta riducendo la biodiversità. Si sono dimezzate le popolazioni ittiche.

Di fronte a un disastro di queste proporzioni il decreto clima approvato dal governo è superficiale e ininfluente, prevede solo finanziamenti pubblici insufficienti per attenuare alcuni fattori della crisi ambientale, senza preoccuparsi di ridurne le cause. Per attenuarle occorre sviluppare innovazioni tecnologiche finalizzate a ridurre gli sprechi di energia e aumentare l’efficienza dei processi di trasformazione energetica, occorre produrre oggetti che durano di più e siano riparabili, occorre riutilizzare i materiali contenuti negli oggetti dismessi. Si parla di economia circolare e non sono state approvate le normative che consentano di riutilizzare i materiali raccolti in maniera differenziata per produrre altri oggetti. Comunque, l’aumento dell’efficienza, il riciclaggio e il riuso non sono sufficienti a ridurre i fattori della crisi ambientale se continua a crescere la produzione. L’agenzia europea dell’ambiente ha documentato che non c’è mai stato e non ci sarà disaccoppiamento fra crescita economia e crescita delle emissioni.

L’efficienza e il riuso sono miglioramenti rispetto agli sprechi e allo smaltimento dei rifiuti in discarica e negli inceneritori, ma non è sufficiente a cambiare la tendenza all’aggravamento della crisi ambientale. Occorre affiancare alle innovazioni tecnologiche un cambiamento degli stili di vita che riduca il consumismo. Senza questo cambiamento comportamentale l’aumento dell’efficienza e il riutilizzo delle materie prime secondarie contenute negli oggetti dismessi, possono aggravare la crisi ambientale perché riducendo i costi dei prodotti induce le persone a spendere i risparmi per accrescere i propri consumi (il cosiddetto “effetto rimbalzo”).

Alla gravità della crisi ambientale si aggiunge una gravità sempre maggiore delle crisi sociali in un numero crescente di Paesi del mondo, perché la globalizzazione accresce le differenze di reddito tra un numero sempre più ristretto di famiglie sempre più ricche e un numero sempre più ampio di persone e strati sociali sempre più poveri: manifestazioni di piazza che coinvolgono centinaia di migliaia di persone si stanno verificando in Cile, Libano, Francia, Hong Kong, Colombia, Venezuela, ecc. Le repressioni non fermano i moti di piazza e i governi sono costretti a fare concessioni parziali che non eliminano le cause delle proteste. La crisi ambientale e le crisi sociali concorrono a rafforzare l’idea che l’epoca storica iniziata con la rivoluzione industriale abbia iniziato la sua fase conclusiva.

La costituzione della nostra associazione politica e culturale avviene in questo contesto di trasformazione epocale, di cui sembra che i partiti politici esistenti non si rendano conto. Noi non abbiamo la forza per intervenire su queste dinamiche. Dobbiamo proporci di fare quello che la modestia delle nostre possibilità ci consente di fare. Dove siamo presenti dobbiamo proporci di ricostruire un tessuto sociale attraverso la creazione di luoghi di incontro, di discussione e di socializzazione, come avveniva nelle sezioni dei partiti. Dobbiamo inoltre aprirci a collaborare con tutti i gruppi e movimenti con cui riscontriamo affinità, a partire da quanto abbiamo scritto nell’appello e nel volumetto in cui abbiamo raccolto alcuni brevi testi culturali e politici che ne sviluppano i punti fondamentali: Fondamentali 1.0 di un progetto politico in costruzione. Questa è la nostra attuale elaborazione teorica e da qui dobbiamo partire per confrontarci con chi è disponibile a farlo con l’obiettivo di arricchire sempre più le nostre conoscenze e per arrivare a formulare proposte politiche concrete. Sui temi di quel libretto abbiamo iniziato a fare corsi di formazione residenziali, che dobbiamo articolare a livello regionale e dobbiamo integrare con corsi di formazione più approfonditi per futuri formatori.

I primi interventi dopo l’introduzione hanno avuto per tema l’agricoltura, sia auspicando una valorizzazione dell’agricoltura contadina finalizzata a potenziare l’autosufficienza alimentare col recupero delle produzioni locali (Gianni Esposito e Giacomo Ficco), sia per denunciare l’uso di pesticidi che non solo rendono insalubri i prodotti agricoli, ma mettono a repentaglio la salute degli abitanti nelle zone ad alta intensità di produzione agro-industriale (Gianluigi Salvador, esponente dell’associazione Pan, Pesticide Action Network), impegnato da 20 anni nella lotta contro l’uso di pesticidi nella zona del prosecco. Salvador afferma che le uniche fonti energetiche alternative, oltre al solare e all’eolico, sono le forze muscolari animali e umane. L’UNESCO non controlla i livelli di inquinamento ambientale e snobba le denunce delle ONG. Per questo occorre sostenere le lotte delle associazioni ambientaliste con la presenza nelle istituzioni. Per questo si è associato alla nostra iniziativa di costituire un soggetto politico.

Andrea, militate no Tav dalla Val Susa. Ritiene che sia indispensabile intervenire anche a livello politico per sostenere la lotta della popolazione. Attualmente il movimento No Tav è l’unico soggetto politico che porta avanti con coerenza e radicalità la lotta contro il treno ad Alta velocità Torino-Lione.

Claudio dal Canton Ticino sollecita a dedicare la nostra attenzione a livello internazionale. Anche in altri paesi si stanno svolgendo iniziative per contrastare la crisi climatica, soprattutto in ambito studentesco. In Svizzera ogni venerdì gli studenti scioperano sull’esempio di Greta Thunberg, pur sapendo che con la legislazione svizzera questa scelta comporta rischi personali. I Verdi svizzeri nelle ultime elezioni sono passati dal 4% al 13%. Qualcosa sta cambiando.

Sonia dall’Umbria: Mi sono fatta la domanda di come si fa politica oggi in Italia. Quella fatta attraverso i media e i social non mi appartiene. Quella dei circoli serve, ma solo nelle città, mentre in altre realtà occorre lavorare con le piccole amministrazioni locali. Coniugare la doppia focale locale e internazionale. Creare legami con le associazioni, gli amministratori. Non dobbiamo proporci come diversi, ma dobbiamo costruire una modalità diversa di fare politica.

Maria di Pietrasanta dice di essere stata indotta ad aderire al nostro movimento dal fatto che l’Appello indica un modello economico da seguire. Mentre il M5S non ha mai elaborato un modello economico di riferimento, il soggetto che nasce oggi lo ha definito. Ci sono tentativi di creare reti fra comitati, ma poi di fatto non si fa niente. Non abbiamo alternative, questo movimento deve mantenere una sua integrità.

Lorenzo Raspanti da Alcamo (TP) dice che non avrebbe voluto intervenire, ma ha sentito il dovere di farlo dopo aver trovato sepolto sulla spiaggia un peluche, presumibilmente di un piccolo migrante affogato. Perché siamo qui come gruppo di Trapani? Dobbiamo esserci, lo chiede il mio peluche.

Marco Dalla Gassa. Il gruppo di lavoro creato nel Vicentino si è posto come uno dei punti di partenza proprio quello di individuare e di collaborare con gli amministratori che sono più vicini alle nostre posizioni. Condivide quello detto prima da Sonia e sente il bisogno che i gruppi locali si scambino le varie esperienze.

Giannozzo Pucci da Firenze, editore. La prima cosa fatta dalla rivoluzione francese, all’inizio della modernità, è stata la distruzione di tutti gli organi intermedi fra lo stato e la cittadinanza. Occorre invece valorizzarli. Necessaria formazione continua. Dobbiamo organizzarci come comunità. Condivide l’intervento a sostegno della necessità di dare la voce ai pastori e ai piccoli agricoltori. Occorre avere una strategia politica che abbia alla base l’agricoltura contadina di sussistenza. Il modello è l’indigeno dell’amazzonia. L’essere umano diventa fattore moltiplicatore della vita, della fertilità. Dobbiamo passare da una società di Unni a un’economia che abbia una casa comune da difendere. Liberalizzare le piccole attività agricole.

Roberto Canola, dalla provincia di Torino, dice di essersi impegnato sui temi della crisi ecologica con i Verdi, un’esperienza fondamentale che, purtroppo ha subito una deriva inaspettata, lasciando l’Italia con un gap di 35 anni da colmare. I Verdi hanno proposto dei limiti alle attività dannose per gli ambienti senza proporre un modello economico alternativo di riferimento. Non hanno sviluppato una proposta politica, economica e culturale alternativa alla destra e alla sinistra. Hanno proposto la raccolta differenziata e il riciclo, senza sviluppare le implicazioni che ciò comporta sull’economia e sul lavoro. Se si riduce l’uso delle automobili si minano le basi di un settore industriale determinante. Occorre studiare le ricadute economiche e occupazionali di una scelta di questo genere e fare delle proposte di politica economica e industriale per dare soluzione ai problemi che si creano. Per questo è necessario avere una presenza nelle istituzioni.

Pierluigi di Roma. Il nostro è un processo in costruzione, a cui tutti dobbiamo dare un contributo per renderli in grado di incidere nella situazione politica attuale. Occorre costruire circoli territoriali. Ma nelle grandi città è molto difficile. Gli obiettivi che dobbiamo perseguire sono tanti e complessi. Quello che i partiti hanno promesso si scontra con quello che hanno fatto. Dobbiamo essere in grado di elaborare proposte concrete in grado di colmare il vuoto che hanno lasciato.

Massimiliano di Lucca. Tante iniziative già svolte. Sul metodo vogliamo costituire gruppi circoli per fare confronti con altre realtà e poi federarci. Sul merito serve un cavallo di battaglia che ci unisce tutti a livello nazionale. La riconversione ecologica dell’economia. Sono dipendente di una ditta artigianale che opera su ordinazione. Se non abbiamo tempo da dedicare all’approfondimento culturale e all’impegno politico risulta difficile cambiare le cose. Dobbiamo lavorare sulla riduzione dell’orario di lavoro collegato allo sviluppo dell’economia locale.

A conclusione del dibattito della mattina, Maurizio Pallante ribadisce alcuni concetti.
Il riferimento delle nostre proposte di politica economica, agricola e industriale non è la crescita dal pil, ma la compatibilità con la fotosintesi clorofilliana. Dobbiamo utilizzare una quantità di risorse rinnovabili non superiore a quante ne vengono rigenerate ogni anno dalla fotosintesi clorofilliana, gli scarti dei processi produttivi devono essere metabolizzabili dalla fotosintesi, perché biodegradabili e non in eccesso rispetto alle sue potenzialità. Non consumare oltre e non emettere sostanze non metabolizzabili. La fotosintesi può essere e deve essere potenziata col lavoro umano. In Etiopia ad agosto sono stati piantati 350 milioni di alberi in un giorno. L’obbiettivo annuale che si sono posti è piantarne 4 miliardi.

Occorre puntare alla riconversione economica dell’ecologia. Le tecnologie sostenibili, che che consentono di riportare le attività produttive all’interno dei limiti della compatibilità con la fotosintesi clorofilliana devono diventare interessanti anche dal punto di vista economico. Dobbiamo renderle desiderabili anche alle persone che non considerano le motivazioni etiche superiori a quelle economiche, perché sono state educate a ragionare in termini economici da una società che ha finalizzato l’economia alla crescita della produzione di merci e ha identificato il senso della vita col possesso di cose.
Esempio della gestione degli oggetti dismessi a Tivoli. Più si riducono alla fonte, più si riducono con una raccolta differenziata accurata le quantità che si portano allo smaltimento, più si possono ridurre i costi della tassa raccolta rifiuti. La raccolta differenziata non è il fine, ma un mezzo con l’obbiettivo del riutilizzo delle sostanze raccolte in maniera differenziata. Stesso discorso per energia, acqua potabile dove a causa delle perdite delle tubazioni se ne spreca il 65%. La TAV oltre ai danni ambientali non consentirà mai un recupero dell’investimento perché il traffico sulla linea Torino Lione non è sufficiente.

Bisogna puntare sulla maggiore autosufficienza possibile alimentare ed energetica. La libertà di un popolo dipende dal livello della sua autosufficienza in questi settori. Occorre valorizzare le economie locali, i piccoli comuni, le comunità. Abbiamo bisogno di sviluppare un’occupazione utile in attività che aumentando l’efficienza nell’uso delle risorse riducono i consumi di materie prime, di energia, di acqua e la produzione di rifiuti per unità di prodotto, consentendo di avere dei risparmi con cui si possono pagare gli investimenti senza ricorrere a debit che dovranno essere pagati dalle future generazioni.

 

SESSIONE DEL POMERIGGIO

Beppe Orefice Slow Food
Condivido l’impostazione politica dell’associazione “Sostenibilità Equità Solidarietà”. Occorre trovare una modalità per raccogliere tutti i contributi che le varie associazioni possono portare visto che ci sono diversi soggetti che su specifici argomenti sono da anni che hanno fatto analisi, riflessioni ed elaborato proposte. Puntare su una battaglia simbolo. I circoli rischiano di non riuscire ad intercettare i giovani.

Carlo Noro. Agricoltore biodinamico del Lazio da 40 anni. Esponente a livello internazionale dell’agricoltura biodinamica.
L’agricoltura è la base non solo dell’economia, ma della vita. Bisogna eliminare le impostazioni sbagliate dell’agricoltura chimica e andare avanti. Se mangi bene pensi bene. Non usiamo nessun concime di sintesi. Produciamo concimi naturali col corno letame e in 6 mesi quella combinazione si trasforma in un fertilizzante potentissimo. Fare agricoltura chimica oggi è immorale. Si parla di resa inferiore dell’agricoltura biologica rispetto all’agricoltura chimica, ma questa affermazione non è provata e, quel che è più importante, la qualità supera enormemente l’eventuale diminuzione quantitativa. Il vantaggio sociale ed economico si misura sul miglioramento della qualità dell’alimentazione che riduce il ricorso a farmaci.

Sergio Cabras, agricoltore biologico.
icorda la campagna popolare per l’agricoltura contadina, finalizzata alla promulgazione di una legge, che la distingua dall’agricoltura chimica. S’impegna a inviare al direttivo dell’associazione “Sostenibilità Equità Solidarietà”, la proposta di legge e la documentazione relativa, invitando l’associazione a farla propria e a sostenerla politicamente.

Gaetano Pascale, ex presidente nazionale di Slow Food.
Stimolante quanto detto, ma è necessario mettere in ordine gli argomenti. Parlare di agricoltura coinvolge tutto, alimentazione, istruzione, sanità. Non affidare più all’agricoltura un ruolo produttivistico. Non bisogna fare la battaglia sul made in Italy, ma sulla difesa dei piccoli produttori italiani o stranieri che siano, in grado di difendere la biodiversità e la qualità. Nel sistema agricolo entra la difesa dell’occupazione e la difesa delle aree interne. La politica non fa più cultura, parla per slogan. Dobbiamo scientificamente certificare le nostre tesi, con economisti, accademici, medici, agricoltori, altrimenti rischiamo di non essere credibili. Non dobbiamo convincere, ma rendere consapevoli, la convinzione arriverà come processo di maturazione interiore. Cercare in questa prima fase di coinvolgere i sindaci delle piccole comunità. Istituzionalizzare un dialogo con loro. Obiettivo strategico: entro un anno dovremmo essere capaci di portare dalla nostra parte dei soggetti che rappresentano le istituzioni.

Tommaso, Slow Food di Napoli.
La principale sfida è culturale. Dobbiamo essere capaci di far maturare in ampi strati della popolazione una cultura diversa da quella dominante per riuscire a realizzare gli obbiettivi politici che ci proponiamo.

Paolo Venezia – fiduciario Slow Food Roma.
Oggi siamo riuniti all’ex Mattatoio, area totalmente abbandonata. Sul consumo di suolo l’ISPRA ci fornisce dati scientifici di cui occorre tener conto per realizzare una proposta politica efficace. Vedere dall’alto l’estensione di questo fenomeno fa meno impressione che vederlo dal basso. Sono uno dei 75 estensori della proposta di legge per fermare il consumo di suolo. A Roma 42 aziende agricole sono minacciate dalla costruzione dell’autostrada Roma Latina, di cui è necessario e possibile impedire la costruzione.

Ci sono poi stati tre interventi di iscritti della provincia di Lucca, che presenta tre tipologie di territorio diverse, con tre problematiche diverse: la montagna della Garfagnana, la piana di Lucca e la Versilia.
Le Alpi Apuane sono state devastate dal monopolio delle cave di marmo. Il piano approvato da poco autorizza l’estrazione di 47 milioni di metri cubi di marmo. La motivazione dell’occupazione che viene portata a sostegno di questa scelta, è pretestuosa. La più grossa cava di marmo impiega 8 persone. Oltre alla devastazione paesaggistica, un ulteriore impatto ambientale viene causato dal flusso dei camion, ognuno dei quali può trasportare 17 metri cubi. Inoltre per ogni camion occorre calcolare 7 metri cubi di scarti inerti.
Le produzioni industriali nella piana di Lucca stanno devastando interi ecosistemi senza pensare a progetti di riconversione ambientale che possono impiegare gli stessi lavoratori. Stesso discorso vale per vivai florovivaistici che hanno distrutto il lago di Massaciuccoli. A Capannori, che viene considerata un esempio nazionale per la corretta gestione dei rifiuti ci si interessa solo della raccolta differenziata e non del loro riutilizzo. La qualità dell’aria è pessima.
In Garfagnana la valle del Serchio presenta due aspetti completamente differenti. L’alta valle è preservata, quella inferiore devastata da impianti industriali a grande impatto ambientale. Si sta progettando un nuovo impianto per la produzione di energia con la motivazione di salvaguardare i posti di lavoro. Ma il comitato locale denominato La Libellula si è opposto evidenziando i danni ambientali e alla salute della popolazione.

Francesca Rocchi, Slow Food
Il DDL suolo è il simbolo del fallimento. Il percorso si è trasformato in un contenitore senza più una visione. Esempio referendum sull’acqua. Dobbiamo entrare nelle istituzioni per dare forza alle nostre proposte, altrimenti non cambia niente. Il principio dal PIL alla fotosintesi clorofilliana può essere il nostro slogan. Sul tema della lotta ai cambiamenti climatici invita a confrontarsi con il gruppo “giusta transizione” della CGIL.

Vittorio Curtarello, vice-presidente MDF Roma.
L’impegno a livello politico sui problemi ambientali non deve far sottovalutare il contributo che ogni persona può dare con il cambiamento degli stili di vita. Particolare attenzione bisogna porre alle relazioni, con gli altri, con l’ambiente, con se stessi.

Alla chiusura del dibattito Maurizio Pallante ha svolto alcune considerazioni. In relazione all’esperienza di Tivoli ha sottolineato che se si è realizzata il merito è attribuibile non solo alla competenza professionale e all’impegno di Francesco Girardi, ma anche al sostegno politico che gli è stato dato dal Sindaco, dalla Giunta e dalla maggioranza del consiglio comunale. La scelta di costituire un soggetto politico è indispensabile per realizzare le nostre idee, che sono maturate nella militanza in associazioni culturali. Non possiamo però fare confusioni: il soggetto politico che abbiamo costituito oggi non è la proiezione delle associazioni culturali in cui abbiamo lavorato negli anni passati, né il loro interlocutore privilegiato a livello politico. L’autonomia della sfera politica e della sfera associativa vanno salvaguardate. Poiché alcuni hanno fatto riferimento alla decrescita nei loro interventi, anche per lamentare che non è stato fatto alcun riferimento a questo concetto, è necessario precisare che non è il fine per cui ci impegniamo politicamente. Una società che finalizzi l’economia alla decrescita è altrettanto assurda di una società che la finalizza alla crescita. Il fine è la sostenibilità, l’equità e la solidarietà. La decrescita è un mezzo che serve in questa fase storica per raggiungere quegli obbiettivi, fino a quando le attività economiche e produttive dell’umanità non rientrano nei limiti della sostenibilità ambientale.