Riflessioni sulle migrazioni

Pubblichiamo la lettera che Angelo Bianchi, uno dei primi a condividere e sottoscrivere il nostro appello, ha inviato al direttore di Famiglia Cristiana, che l’ha pubblicata.

Egregio don Rizzolo, tempo fa ho inviato una lettera in riferimento agli auguri per l’anno nuovo, fatti sulla rivista,dal presidente della Confindustria Boccia. Non è stata pubblicata; certo non avevo questa pretesa sapendo delle molte lettere che ricevete e anche perché, mi sembra, che le cause relative a certi problemi dell’economia e alle sue ripercussioni sociali non siano affrontati adeguatamente su F.C.

Questa volta mi riferisco all’articolo del prof. Riccardi “Nessun muro ferma la disperazione”. Condivido questa affermazione, condivido meno il rimedio che, secondo il professore, sarebbe un maggior sviluppo, intendendo come modello, penso, lo sviluppo ottenuto per mezzo dei sistemi economici dei paesi occidentali.

Purtroppo mi rendo conto che noi non riusciamo a capire che è proprio questo sviluppo che costringe i popoli a emigrare. Le economie di sussistenza di gran parte delle popolazioni del mondo povero vengono stravolte dall’introduzione di metodi e strumenti che cambiano completamente i loro sistemi di vita. Molto spesso queste popolazioni vengono private della loro terra da parte di multinazionali agroalimentari, che utilizzano il loro suolo per dare spazio a colture che servono solo ai nostri consumi voluttuari. Le guerre stesse vengono in gran parte fomentate da potentati economici per il solo fine di incrementare la propria ricchezza.

Al di là della doverosa accoglienza delle persone in difficoltà che emigrano verso il nostro paese, dovremmo rendere evidenti le cause vere che sono all’origine di questo fenomeno, cominciando da quello che dobbiamo fare noi per rendere le nostre economie meno aggressive. I popoli poveri potranno allora costruire una speranza concreta per il loro futuro nei propri territori.

Siamo tutti indignati di fronte ai porti chiusi per l’accoglienza dei migranti, ma non una voce che faccia rilevare l’ingiustizia causata dall’economia dei paesi ricchi e la necessità di promuovere la sobrietà dei nostri consumi anziché parlare incessantemente di crescita, una crescita che andrà ad aumentare il divario tra ricchi e poveri, i problemi ambientali, il consumismo che diciamo di ridurre ma solo a parole. Crediamo davvero, come una copertina di F.C. diceva, di salvare i migranti dall’inferno facendoli venire nelle nostre città e passare così dal mondo degli sfruttati a quello degli sfruttatori? Condividendo i nostri stili di vita siamo sicuri che potranno guadagnarsi davvero il Paradiso? Anche lo slogan della Caritas: “liberi di partire o liberi di restare” mi sembra contraddittorio se in definitiva questi poveri cristi sono obbligati a scappare.

Siamo aperti all’accoglienza e non solo per i motivi che ci convengono (pagamento delle pensioni agli italiani, esecuzione lavori che qui non vogliamo fare, ecc.), ma nello stesso tempo mettiamo in evidenza le cause di questo fenomeno che le economie globalizzate hanno originato con una intensità mai riscontrata prima.

Angelo Bianchi – Pomarance

Articolo originariamente pubblicato su www.mauriziopallante.it  

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