All’inizio del 2017, in vista della riforma della Politica Agricola Comune (PAC) la Commissione Europea avviò una consultazione pubblica aperta a tutti i cittadini e le organizzazioni. La consultazione mobilitò un gran numero di associazioni e di cittadini che chiesero a gran voce una svolta verso una politica agricola capace di garantire redditi adeguati per gli agricoltori e nello stesso tempo rendere l’agricoltura capace di affrontare l’emergenza ambientale che stiamo vivendo. La Commissione Europea insediatasi nel 2019 sotto la guida di Ursula Gertrud Von der Leyen sembrava aver recepito per grandi linee le richieste e aveva proposto delle misure in linea con gli obiettivi del Green Deal, in grado di orientare le pratiche agricole verso una maggiore attenzione alla biodiversità e al contrasto del riscaldamento globale.

L’accordo trovato dal Parlamento europeo, siglato dai tre maggiori gruppi parlamentari, Partito Popolare, Socialisti & Democratici e Renew Europe, e culminato con l’approvazione a larga maggioranza in Parlamento lo scorso 23 ottobre, ha letteralmente frantumato la proposta della Commissione, attraverso un compromesso al ribasso che rende l’attuale riforma della PAC anacronistica e ancora una volta preda delle lobby dell’agribusiness.

Pertanto l’associazione Sostenibilità equità solidarietà ritiene la riforma approvata dal Parlamento europeo insufficiente e dannosa per i seguenti motivi:

  • Si continua a sussidiare con soldi pubblici gli allevamenti intensivi, da cui provengono il 17% delle emissioni di gas serra nell’UE, in un momento in cui la riduzione dei gas serra è un imperativo categorico di ogni attività umana. Inoltre la produzione di carne ottenuta con metodi intensivi e senza il rispetto del benessere animale mette a rischio la salubrità del cibo per milioni di cittadini. Era necessario che la riforma avviasse un taglio sostanziale dei sussidi agli allevamenti intensivi in modo da aumentare cospicuamente i fondi destinati alle misure ambientali.
  • Alle piccole aziende agricole, per vocazione più impegnate nella tutela ambientale e della biodiversità, viene destinata una quota marginale (il 6% degli aiuti diretti), a tutto vantaggio dei proprietari terrieri e dell’agricoltura produttivista.
  • Gli aiuti diretti (destinati cioè direttamente a agricoltori e allevatori) che in una prima formulazione venivano erogati vincolandoli alla realizzazione di pratiche rivolte a migliorare il clima e le prestazioni ambientali, vengono concessi sottoforma di incentivi ambientali o addirittura di efficienza economica.
  • Analogamente la trasformazione del 10% delle superfici agricole in aree non produttive ad alta biodiversità (sono le aree dove insetti e uccelli possono riprodursi e trovare nutrimento, oltre a mantenere in vita la flora spontanea) viene di fatto relegata a una misura facoltativa e non vincolante per gli agricoltori che accedono alle misure della nuova PAC.

Il negoziato adesso passa al “Trilogo” (il confronto fra i rappresentanti di Commissione Europea, Consiglio e Parlamento). Non tutto è perduto, ma è fondamentale che la società civile si attivi per chiedere alla Presidente della Commissione UE Von der Leyen di tenere fede agli impegni presi al momento della sua elezione, ritirando la proposta della nuova PAC e tornando al tavolo di programmazione. Noi di Sostenibilità equità solidarietà siamo pronti a fare la nostra parte.

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