Sette anni dopo. Benvenuto lo sciopero generale

di Rosario Brillante.

Sono trascorsi 7 anni dall’ultimo sciopero generale proclamato dai Sindacati. Il 12 dicembre 2014 Cgil e Uil – anche in quell’occasione la Cisl preferì defilarsi – si mobilitarono contro la manovra decisa dall’allora Governo Renzi.

La decisione della Cgil e della Uil di riportare i lavoratori in piazza contro la manovra economica approvata dal governo Draghi, questa volta non è stata segnata solo da opposizioni ma anche da imbarazzi. 

Non sono le prime a sorprendere. Ovvia la posizione di Confindustria. Chiarificatrice la posizione della Lega e di Italia Viva: con la loro pressione su Draghi hanno spinto per il varo di una riforma fiscale iniqua che privilegia il ceto medio con redditi medio-alti a scapito di lavoratori e pensionati a basso reddito. E con pari peso condizionano la destinazione dei fondi del PNRR a favore di consolidati appetiti e interessi economici e industriali.

Meno comprensibile è apparso lo sconcerto e la sorpresa che la proclamazione dello sciopero ha prodotto nelle fila del Partito Democratico. E in ciò si evidenzia la drammaticità della situazione politica nel nostro Paese.

La parte più debole della società, i lavoratori a basso reddito, i precari, i disoccupati, le nuove generazioni e gli anziani, non solo non hanno voce nello scenario politico ma neppure una reale rappresentanza: e questo spiega in gran parte sia la crescente disaffezione dal voto di oltre la metà degli elettori che il loro spostamento dal centro sinistra al Movimento 5 Stelle prima, per passare poi alla destra protestataria e all’astensione.

Una situazione sociale sofferente e compressa non può che comportare una conseguente situazione politica altrettanto esplosiva. 

La reale condizione di vita di questa larga parte della popolazione e l’effettiva frattura prodotta dalla pandemia nel tessuto sociale del Paese narrata da molti, compresa da pochi, è assolutamente priva di risposte all’altezza delle necessità. 

Nessuno si chiede come mai questo accada nonostante l’Italia a quanto pare guida di fatto la “ripresa economica” in Europa per il balzo compiuto dal PIL? 

D’ora in avanti diverranno evidenti gli effetti della saldatura dei danni sociali prodotti dal liberismo sfrenato degli ultimi decenni, che tutto ha travolto e reso instabile e precario, con gli effetti della pandemia. Non solo: a questi si andranno ad aggiungere le conseguenze della crisi climatica ed anche delle enormi contraddizioni che si apriranno a breve con la cosiddetta conversione energetica che si manifesta già ora quale fattore di crisi a scapito degli strati più esposti della popolazione. 

Certo in questo contesto non è possibile sostenere che il Sindacato goda di buona salute perché così non è. Tuttavia, è oggi l’unico soggetto collettivo che, pur tra limiti e contraddizioni, è immerso nella realtà di questo disagio e del malcontento popolare.

Ecco perché diamo il BENVENUTO allo sciopero generale.

Intanto perché dà voce a chi non l’ha.

Poi perché pone con forza il problema della giustizia sociale e della redistribuzione della ricchezza; in un Paese dove l’evasione e l’elusione fiscale ha raggiunto una tolleranza di sistema, prima ancora che un livello inaccettabile per un paese civile.

E anche perché sposta dal Paese al Parlamento, e lo scuote scendendo in piazza, la domanda di rinnovamento del Paese e di riconversione, sebbene ancora vaga negli indirizzi, dell’economia.

Infine perché in esso noi vediamo il seme della necessità che i Sindacati Confederali dei Lavoratori e dei Pensionati tornino alla loro originaria vocazione: agire per interesse generale e non solo corporativo. 

Un seme che dovrà mettere radici e crescere veloce per evitare che il mondo del lavoro e gli strati più esposti della società vengano schiacciati nella subalternità in questa fase di cambiamenti epocali.

Non sono solo i lavoratori ad avere la necessità che il Sindacato lanci una decisa sfida al mondo delle imprese e alla politica mettendo in discussione questo modello economico affinché la lotta per distribuzione della ricchezza, i servizi sociali e i diritti si saldi con la messa in discussione del modello economico consumistico e distruttivo nel quale viviamo. 

In esso è la vera causa delle distorsioni del passato e dei disastri annunciati del futuro: nel mentre distrugge, inquina, avvelena, il mondo fisico nel quale viviamo non solleva ma mortifica le persone.

BENVENUTO SCIOPERO GENERALE. Per ricordare a tutti che un nuovo mondo, costruito sulla giustizia sociale e quella ambientale, è drammaticamente necessario.

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