Sta cambiando tutto in fretta, troppo in fretta

La guerra non dichiarata in corso è iniziata esattamente 250 anni fa. Era il 1769. La scoperta della macchina a vapore diede inizio alla prima rivoluzione industriale e ad una nuova epoca geologica, l’Antropocene, termine coniato dal biologo Eugene Stoermer proprio ad indicare l’impatto che l’Homo sapiens ha sull’equilibrio del pianeta, il ruolo dell’essere umano e della sua attività nel determinare le cause principali delle modifiche territoriali, strutturali e climatiche. Iniziò la corsa a bruciare i combustibili fossili, il primo fu il carbone, che ci ha portato ai giorni nostri.

Attualmente, ogni secondo, l’umanità consuma 1.000 barili di petrolio, 93.000 mc di gas naturale, 221 tonnellate di carbone, ed un Avatar di Second life – quindi una figura digitale creata in un mondo virtuale – consuma più energia di una persona reale di un paese in via di sviluppo. Siamo consapevoli che la combustione di combustibili fossili, assieme alla deforestazione e l’allevamento di bestiame, aggiungono enormi quantità di gas a quelle naturalmente presenti nell’atmosfera, e che alcuni gas presenti nell’atmosfera terrestre agiscono un po’ come il vetro di una serra, catturano il calore del sole impedendogli di ritornare nello spazio.

L’attuale sistema economico però, mentre da una parte favorisce l’accumulo di risorse nelle mani di una élite super privilegiata ai danni dei più poveri, dall’altra, attraverso l’impiego di enormi risorse finanziarie, rafforza la posizione dei soggetti che negano l’origine antropica del cambiamento climatico.

Mentre è in corso, come afferma Noam Chomsky, un vero e proprio smantellamento della ragione, il cambiamento climatico in atto procede in fretta, troppo in fretta. E’ necessario cambiare direzione, e farlo il più velocemente possibile. Il ritmo è la questione cruciale.

Il ritmo è ora la parola chiave per il clima. Non dove stiamo andando, ma quanto velocemente stiamo andando lì. Il pericolo che maggiormente ci minaccia a causa dell’aumento della temperatura del Pianeta è l’innalzamento del livello del mare. Se aspettiamo fino a quando questa prospettiva si rivelerà in modo chiaro potrebbe essere troppo tardi per evitare l’innalzamento del livello del mare di diversi metri e la perdita di tutte le città costiere, la maggior parte delle grandi città del mondo e tutta la loro storia.

Questi cambiamenti sono associati con processi di feedback (retroazioni) amplificati, la cui dinamica di incremento è stata largamente sottovalutata. Un sistema in cui i principali componenti sono gli oceani e il ghiaccio è un sistema che ha una grande inerzia. Fuori equilibrio però è un sistema in cui è difficile ripristinare rapidamente l’equilibrio.

Quando inizia a cambiare, tenuto conto dell’esistenza di processi di amplificazione, innesca una situazione di grande preoccupazione. Non siamo certi di aver superato un punto di non ritorno, ma è certo che la sostanziale inazione della gran parte dei Paesi hanno ridotto il numero di opzioni a nostra disposizione e soprattutto reso quelle necessarie così radicali da non poter essere messe in pratica da governi democratici/elettivi.

La responsabilità connessa ad una iniziativa politica che nasce in una situazione di così grande pericolo per l’intera umanità è innanzitutto quella di dire le cose come stanno e proporre le drastiche e impopolari misure necessarie a scongiurare le conseguenze. Possiamo tranquillamente permetterci di essere trattati con sufficienza, ironia o disprezzo. Non solo siamo abituati, siamo soprattutto consapevoli che i fomentatori e gli autori di tali sentimenti nei nostri confronti stanno in realtà trattando così non noi ma i loro stessi figli e nipoti negando a loro il futuro.

 Jacopo Rothenaisler

Articolo originariamente pubblicato su www.mauriziopallante.it  

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