Il tradimento del dibattito ecologico alla “Scuola di politiche oltre la crescita” di Torino
Si è appena conclusa la Scuola di politiche oltre la crescita, tenutasi a Torino dal 20 al 23 febbraio 2025. Un evento che ha rappresentato un’opportunità straordinaria di confronto e approfondimento sui temi fondamentali della decrescita e della sua praticabilità.
Uno degli aspetti più significativi dell’incontro è stato l’altissimo livello dei relatori. Esperti, accademici e attivisti di fama nazionale e internazionale hanno condiviso le loro conoscenze, offrendo spunti di riflessione di grande valore. L’attenzione e la sensibilità dimostrate dai partecipanti hanno ulteriormente arricchito il dibattito: le persone presenti si sono distinte per la loro curiosità, il loro impegno e la capacità di cogliere la complessità delle sfide poste dal superamento del paradigma della crescita illimitata.
Un dialogo mancato: quando il confronto diventa appropriazione
Tuttavia, non tutto è stato all’altezza delle aspettative. L’ultimo incontro, quello dedicato al confronto con i partiti politici, ha lasciato un retrogusto amaro. Invece di un vero dialogo aperto e costruttivo, si è percepita una forte aria di “colonizzazione” da parte dei partiti nei confronti dei temi trattati. Più che un tentativo di comprendere e integrare nuove prospettive, l’impressione è stata quella di un’appropriazione strumentale delle idee discusse nei giorni precedenti. Una dinamica che ha smorzato l’entusiasmo e ha sollevato interrogativi sull’effettiva volontà del mondo politico di aprirsi a un cambiamento reale.
Siamo rimasti interdetti dal comportamento dell’associazione “Benvenuti In Italia”, che ha tentato una manovra palesemente maldestra e sfacciata, avvalendosi della complicità di gruppi organizzati para-partitici. A ciò si aggiunge il fatto che i partiti presenti erano esclusivamente quelli del centrosinistra, nello specifico PD, AVS e Torino Domani. Ci è stato riferito informalmente che la nostra esclusione è stata una decisione volontaria, un tentativo di silenziare posizioni scomode e di evitare un confronto aperto con chi davvero mette in discussione il paradigma della crescita economica come unico orizzonte possibile. Siamo inoltre molto stupiti che fin qui autorevoli associazioni come Movimento per La Decrescita Felice e Associazione per la Decrescita abbiano prestato il fianco ad un contesto del genere.
I quattro politici ospiti sono stati schietti e assolutamente onesti con la platea, dichiarando esplicitamente che, nel centrosinistra, lo spazio per parlare di decrescita è compromesso. Le loro dichiarazioni spaziavano dal secco “Non c’è spazio” al più aperto “Ci vorranno dieci anni”. La chiusura totale su un tema fondamentale come la decrescita è stata rivelatrice della volontà di mantenere intatto il sistema economico che, oggi più che mai, ci sta portando verso una crisi sociale ed ecologica senza precedenti.

Le contraddizioni di un ecologismo di facciata
Un altro aspetto che ha messo in evidenza le contraddizioni del dibattito è stata l’assoluta mancanza di risposte concrete e costruttive da parte dei relatori rispetto alle nostre domande riguardanti la loro compiacenza verso iniziative che si pongono in contrasto con i principi della sostenibilità. In particolare, abbiamo sollevato il tema dei biodigestori in costruzione, come quello a Pesaro, addirittura oggetto di mercificazione politica tra i Verdi e l’amministrazione del centrosinistra, e degli inceneritori come quello di Asti, senza ricevere alcuna spiegazione adeguata. Quando abbiamo fatto riferimento al piano distruttivo del sindaco Gualtieri nel Lazio e al Tav in Valsusa, le risposte sono state o completamente assenti, come nel caso del biodigestore, o meramente finte espressioni di solidarietà, come nel caso del TAV, senza alcuna proposta concreta di cambiamento a fronte di progetti che hanno una sola prerogativa comune: l’aumento della produzione e dei consumi. La totale assenza di una riflessione critica su queste iniziative ha reso evidente l’incapacità dei relatori di prendere posizione in modo deciso contro quelle che sono politiche di sviluppo che, invece di risolvere la crisi ambientale, ne aggravano le conseguenze. Come se non bastasse, tra le idee proposte, è stato addirittura paventato l’ulteriore consumo di suolo per “aiutare” l’agricoltura, una proposta che suona come una plateale presa in giro, considerando l’esigenza di fermare il consumo di suolo per prevenire danni irreparabili all’ambiente.
È fondamentale fare attenzione alle strumentalizzazioni sulla decrescita. È ormai chiaro che uno schieramento come quello dell’attuale centrosinistra, completamente orientato alla crescita, non possa essere la casa di chi ha un posizionamento politico completamente opposto, se non per meri calcoli elettorali. È necessario vigilare affinché il tema della decrescita non venga piegato a logiche di consenso elettorale o ridotto a un semplice slogan svuotato di contenuti. La trasformazione che auspichiamo richiede un cambiamento radicale, non operazioni di maquillage politico tese a dare una parvenza ecologista a chi continua a sostenere le logiche di mercato e sviluppo che hanno portato alla crisi attuale.
Un ulteriore aspetto che ha suscitato preoccupazione è stato il comportamento complice dell’organizzazione della Scuola di politiche oltre la crescita. Invece di sfidare il sistema politico dominante, l’organizzazione ha scelto di chiedere, quasi con il cappello in mano, uno spazio politico a chi, da tempo, glielo ha tolto. La decisione di rivolgersi ai partiti che, con le loro politiche di crescita infinita, sono tra i principali responsabili della crisi ecologica e sociale che stiamo vivendo, è stata profondamente mortificante. Questo atto ha messo in evidenza una rassegnazione che non è degna di un movimento che dovrebbe sfidare lo status quo, ma che ha scelto di piegarsi a chi ha fatto della violenza epistemica un’arma politica.
Il PD e i suoi alleati, con la loro agenda di crescita e sviluppo continuo, hanno imposto per decenni una narrazione che ha oscurato ogni altra visione del futuro, impedendo ogni discorso serio sulla sostenibilità e la giustizia sociale. La loro complicità nella perpetuazione di un modello economico che distrugge l’ambiente e le nostre comunità è stata una delle cause principali dell’attuale impasse. Eppure, chiedere a chi ha dominato e soffocato il dibattito politico per anni di concedere uno spazio di discussione è stato, nella sua essenza, un atto di sottomissione politica che ha rispecchiato l’eterna debolezza di chi ancora spera che il sistema accetti la critica senza metterlo realmente in discussione. Questo è un esempio lampante di una violenza epistemica che il PD e i suoi partiti collaterali hanno perpetuato, svuotando di contenuto qualsiasi discorso alternativo e riducendolo a pura retorica.
Oltre la crescita? Solo a parole
In conclusione, la Scuola di politiche oltre la crescita ha rappresentato un’opportunità che, purtroppo, ha messo in evidenza non tanto le potenzialità di un cambiamento radicale quanto le difficoltà e le resistenze politiche che ancora oggi ostacolano qualsiasi vera trasformazione. Il confronto, pur ricco di spunti teorici, ha dimostrato la netta frattura tra chi si impegna per un futuro sostenibile e chi continua a difendere un sistema economico e politico che ci ha condotti alla crisi ambientale attuale. Anziché costituire l’apertura a uno spazio di discussione autentica, la Scuola si è rivelata un’ulteriore conferma delle logiche di cooptazione e strumentalizzazione che permeano la politica dominante. La decrescita descritta non è più una proposta radicale, ma sembra ormai ridotta a una lotta controcorrente in un mare di opportunismi elettorali e manovre politiche.
Per noi invece la decrescita rimane un posizionamento politico alternativo necessario, urgente e che può portare a un futuro desiderabile.
Andrea “Gillo” Bernardi






