UN ECO DRAMMA TRA I TANTI CHE AVVENGONO NEI NOSTRI BOSCHI



Atto primo. In un tratto di bosco delle Prealpi Trevigiane ai piedi del Monte Crep si è consumato nel tempo di circa dieci anni un immotivato “albericidio”, se non per le solite ragioni economiche. Ho potuto posare lo sguardo sulla storia di questo pezzo di bosco anche grazie al fatto, che nei dieci anni in cui si sono succeduti i momenti di questo “eco dramma”, l’ho percorso e ho potuto così annotare, con rabbia e amarezza, i mezzi, gli stratagemmi, le bugie, la dolosa spregiudicatezza semantica nell’uso delle parole che gli “esseri umani economici” usano nella loro “distrattiva narrazione ufficiale” per nascondere la loro voracità sulla natura. Nel 2012 il Servizio Forestale della Regione Veneto progetta una “strada frangifuoco” nel tratto fra Casera Salvedella Nuova e Forcella della Fede, finanziata con il Fondo Europeo per lo Sviluppo Rurale, denominata “ricostruzione potenziale forestale e interventi preventivi”. Qualche anno prima la motivazione ufficiale del disboscamento di un bosco tra Forcella Mattiola e Casera Salvedella Nuova era il “ripristino per attività silvo pastorali”: peccato che, una volta tagliato a raso il bosco di abeti, negli anni successivi non ho visto pascolare nessuna mucca. Da notare l’uso disinvolto di parole come “ricostruzione forestale e interventi preventivi” e l’altrettanto disinvolto “uso di fondi europei” per giustificare il “taglio boschivo”. Mandiamo a mente i termini “ricostruzione forestale e interventi preventivi” e ricordiamoli al momento dell’epilogo di questo eco dramma.

Atto secondo. Prosegue la costruzione della strada frangifuoco. Nel gennaio 2015 un enorme camion portava a valle gli alberi tagliati nella fascia a monte e a valle della strada. Un macchinario raccoglieva i tronchi a terra, li scorticava sul posto e li caricava sul camion. Alla fine dei lavori boschivi è rimasta una enorme cicatrice sulla montagna e negli anni successivi la strada finisce per essere costantemente invasa da detriti di roccia sedimentaria non più trattenuta dalle radici degli alberi tagliati a monte. Quello che era un sentiero non esisteva più.

Atto terzo. Tra il 26 e il 30 ottobre 2018 su quel “varco nella foresta” si insinua a 200 km/h la tempesta Vaia che abbatte una grande quantità di alberi in un punto della “cicatrice geomorfologica” chiamata “strada frangifuoco”, fatta dall’uomo e dalle sue motoseghe. Perché la tragedia non si trasformi in ecatombe sarebbe necessario rimuovere al più presto gli alberi caduti per evitare che la moltiplicazione delle larve del bostrico, trasformino la sua presenza da endemica a pandemica. Ma non si fa nulla.

Atto quarto. Arriviamo al 2022, passano gli anni e grazie al TUFF Testo Unico della Filiera Forestale e alla sua concezione produttivistica dei boschi proliferano nel frattempo tagli boschivi di alberi sani in tutte le Prealpi Trevigiane: cataste di tronchi abbattuti si incontrano con maggior frequenza, ma gli alberi abbattuti da Vaia in quella strada frangifuoco sono ancora lì a distanza di tre anni e, come accade quando gli alberi caduti sono in grande quantità, le larve del bostrico, complice anche il gran caldo, si moltiplicano e aumentano la loro carica distruttiva sugli alberi sani.

Epilogo. A distanza di tre anni da Vaia la Regione, con 140.000 euro di soldi pubblici, deve procedere allo sgombero di quell’area “percorsa da schianti con finalità di prevenzione fitosanitaria (bostrico)”, operazione di recupero che doveva essere fatta a tempo debito, facilitata anche da quella maledetta strada frangifuoco. In un documento di Mountain Wilderness si legge che “i danni alle foreste di abete rosso causati dal bostrico possono arrivare fino al 200% degli schianti subiti, in situazioni specifiche si possono raggiungere percentuali ancora più spaventose, fino al 500%, specie laddove non si sono rimossi con prontezza gli schianti”: si è preferito lasciar marcire la situazione. I verricelli e le teleferiche hanno continuando a falcidiare un po’ dovunque i nostri boschi con tagli a raso desertificando il sottobosco e lo strato superficiale ricco di biodiversità, ma non sono stati usati per “prevenire” una ecatombe annunciata in quel pezzo di bosco. E pensare che nel 2012 il cartello che annunciava la strada frangifuoco parlava di un’iniziativa per la “ricostruzione potenziale forestale e interventi preventivi”.

Schiavon Dante, consociato SEquS e esperto di consumo di suolo.

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