di Fabrizio Cortesi.

È un dato di fatto che il consumo di carne impatti pesantemente sull’andamento della crisi climatica, avendo contribuito in buona misura a causarla, con le emissioni dirette del settore, ma anche e soprattutto a causa della filiera di produzione intensiva dei mangimi, le catene di produzione e smistamento globale della soia, responsabili della maggior parte della deforestazione ad esempio dell’Amazzonia, e della perdita di suolo e biodiversità globale.

Si intuisce quindi subito per deduzione che, dato che i principali consumatori di carne argentina e sudamericana non sono i Sudamericani, ma sono gli Statunitensi, gli Italiani (i primi in Europa), gli Europei, i veri mandanti della deforestazione brasiliana non sono i cattivissimi “Bolsonaro”, in realtà fantoccio delle “democrazie” occidentali e americana, bensì, di nuovo, siamo noi occidentali iper consumatori-predatori di carne, di petrolio, di legname pregiato, di minerali e via dicendo.

È perciò estremamente preoccupante vedere da anni, ma mai come in questo periodo, il proliferare  di catene delle note marche di fast-food, a prevalenza americane, che stanno invadendo ogni angolo del nostro paese (in realtà del mondo, addirittura l’oriente dove originariamente NON si mangiava carne!), ogni città, ogni quartiere, con enormi investimenti in questo settore evidentemente molto proficuo per loro, almeno finché rimangono miliardi di consumatori più o meno inconsapevoli, o insensibili, e amministrazioni locali compiacenti; investimenti proficui e tutto sommato a basso costo, finché però non si considerano gli immensi costi ambientali e etici delle catene di devastazione e disperazione che queste aziende si trascinano dietro su sala globale, ma ben mascherati.

Il problema è infatti che l’industria della carne è altrettanto brava e subdola a mettere in campo strategie comunicative per nascondere il legame tra il proprio prodotto e i sopra citati danni ambientali, oltre che il mondo di disperazione che essa causa a miliardi di animali ogni anno, esseri senzienti come noi, ma incolpevoli a nostra differenza.

Stando a stime recenti, circa il 14 per cento delle emissioni globali di gas serra proverrebbe dalle industrie di carne e latticini. Il grosso problema è che quest’industria globale ha quadruplicato la produzione negli ultimi sessant’anni, aiutata da uno spietato marketing che ha fatto passare il messaggio che consumare carne (ben oltre il necessario, che in realtà sarebbe zero) fosse proporzionale e indice di ricchezza e di benessere delle società e degli individui, e che fosse salutare.

Per vendere ancora di più, dato che le prospettive di crescita sono purtroppo molto alte, le aziende del settore puntano ora sulla menzogna che va di moda nell’industria di oggi, ossia quella della sostenibilità, ovviamente falsa, ingannando pesantemente i consumatori poco accorti o sensibili al tema. Questo settore in realtà non sarà mai sostenibile, per nessun aspetto.

Leggendo l’articolo di LifeGate che vi abbiamo precedenetemente segnalato (https://sostenibilitaequitasolidarieta.it/come-lindustria-della-carne-nasconde-il-proprio-impatto) scopriamo che le subdole strategie ingannatorie messe a punto dalle aziende del settore per convincere le popolazioni a consumare sempre più dei loro “prodotti” si basano su:

  • sminuire l’impatto degli allevamenti sul clima;
  • mettere in dubbio l’efficacia delle alternative alla carne e i suoi sostituti;
  • promuovere i benefici della carne per la salute e al contempo trascurare l’impronta ambientale dell’industria;
  • esagerare il potenziale delle innovazioni agricole per ridurre l’impatto ecologico dell’industria dell’allevamento;
  • Far credere che la carne possa risolvere il problema della fame nel mondo;
  • esagerare il potenziale di alcune innovazioni tecnologiche che dovrebbero rendere l’industria “sostenibile”.

Chiaramente tutto ciò è falso. Solo in Italia, per esempio, gli allevamenti stanno consumando il 39 per cento delle risorse naturali del territorio agricolo nazionale. Inoltre le Nazioni Unite sostengono che l’enfasi dovrebbe essere sul sostegno ai piccoli agricoltori, i cui mezzi di sussistenza potrebbero essere minacciati dall’espansione dei giganti della carne multinazionali.

Reportage fatti dai coraggiosi attivisti di Animal Equality e CIWF hanno svelato le enormi ipocrisie e menzogne che vi sono dietro gli allevamenti falso “sostenibili” e “rispettosi”, alle filiere degli ingannatori e inflazionati marchi DOP e DOC della maggior parte dei marchi di prodotti della falsa eccellenza italiana: hanno svelato cioè un mondo infernale, di maltrattamenti, privazioni, torture, malattie, deformazioni, selezioni genetiche, annichilimento di miliardi di povere creature trattate molto peggio che nei lager nazisti, dal momento della loro triste nascita fino alla loro impietosa esecuzione, senza dignità, pietà, rispetto.

Come possiamo ancora credere alle fandonie di una delle più deleterie, malvagie e impietose industrie del pianeta, che non ha eguali se non in quella della vivisezione, e come possiamo continuare a cibarci di parti “incellophanate” di cadaveri di innocenti creature che dovremmo rispettare e proteggere, e che dei demoni hanno invece fatto soffrire terribilmente, prima di arrivare sulle nostre tavole, passando dalle padelle umane?

È perciò estremamente importante che qualcuno spieghi chiaramente e diffusamente che, al di là delle responsabilità individuali e di scelte di consumo (che sono fondamentali) l’industria della carne e dei fast-food hanno enormi responsabilità nella crisi ambientale in cui siamo precipitati e che andrebbero perciò pesantemente boicottate dal basso (così come tante altre industrie deleterie, come l’aviazione turistica, le crociere, ecc), attraverso una drastica rivisitazione e ridefinizione dei nostri modelli di consumo e di alimentazione, iniziando almeno da una drastica riduzione di consumo di carne e suoi prodotti derivati. Sperare in un ravvedimento della politica, tutta al servizio dell’industria e delle lobbies e di un velleitario piano di riconversione industriale (magari proprio a traino del neo nato ministero della “finzione ecologica”) di questo settore per salvare il pianeta è del tutto illusorio. Ecco l’importanza delle scelte individuali e delle rivoluzioni dal basso, unico modo per sperare di cambiare qualcosa in questa attuale era di false democrazie.

Pensiamo perciò bene a cosa e quanto consumiamo, e agli impatti delle nostre scelte, ben sapendo che vi sono valide alternative a un’alimentazione carnivora, il tutto nel rispetto dei nostri amici animali, della biosfera tutta, e per contribuire a preservare quel poco che ancora ci resta di sano e normale su questo pianeta, oltre che il clima.

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