VALUTAZIONI AMBIENTALI IN MODALITÀ “GREENWASHING”

di Dante Schiavon

L’ampliamento dell’Aeroporto Canova di Treviso è emblematico di come un “pensiero sviluppista” cieco e cinico “sorvoli” irresponsabilmente sopra le conseguenze di un certo modo di governare il territorio, spesso sorretto da un “potere politico e di comunicazione assoluto”, che “superficializza” e vizia l’analisi corretta, trasparente e avveduta del consumatore/elettore/cittadino sulle scelte che una “politica affaristica” compie in nome del benessere e del cosiddetto sviluppo. È stato così per il passaggio delle grandi navi sul canale della Giudecca, definito “irrinunciabile” da Zaia. Lo è quando si discute della possibilità di ridurre la congestione di auto nei passi dolomitici o di fermare la costruzione di nuovi impianti di risalita in territori fragili. Lo è quando si decide di trasformare aree naturali, sottoposte a vincoli di conservazione naturalistica e considerate Patrimonio dell’Umanità, in un teatro per le Olimpiadi Invernali del 2026. Come non ci fosse una “terza via” per promuovere attività turistiche che creino occupazione e benessere, seppur in modo meno iperbolico e “modaiolo”, lasciando un ambiente e un paesaggio fruibili anche alle future generazioni. Per inquadrare il tema dell’aumento del traffico aereo all’aeroporto di Treviso non va dimenticato come l’Italia sia il paese con più aeroporti, precisamente 40, concentrati nel Nord Italia (dati Enac) e come l’aeroporto di Treviso sia nato come “aeroporto militare” e come una sua riconversione ad “aeroporto civile” abbia già richiesto una forzatura urbanistica e logistica con conseguenti costi ambientali. Per far passare tale “pensiero sviluppista” cieco e cinico, che “sorvoli” sulle conseguenze sociali e ambientali dell’ampliamento dell’aeroporto di Treviso, il “potere politico e di comunicazione assoluto” si avvale di imponenti campagne promozionali mediatiche che usano il “viatico social” a sostegno di mega operazioni, su vasta scala e preconfezionate, di “marketing territoriale” con lo slogan: “Treviso, Ryanair e Prosecco Doc insieme per promuovere il territorio in 11 paesi con 14 milioni di utenti”.

Ma con quale “valutazione di impatto ambientale” si è deciso di “aumentare” il peso della complementarietà del Canova con l’aeroporto Marco Polo di Tessera? Per avere delle risposte a questa domanda Legambiente Nazionale, Italia Nostra Onlus, Comitato Aeroporto Treviso Stop Ampliamento hanno fatto ricorso contro il Decreto nr. 104 del 24 marzo 2021 emesso dal fatidico Ministero della Transizione Ecologica con cui vengono giudicati “ambientalmente compatibili” all’aeroporto di Treviso sia l’ampliamento della superficie, sia l’aumento del numero dei voli. Il ricorso contesta la “lacunosa istruttoria” finalizzata al rilascio di una Valutazione di Impatto Ambientale “positiva”, con particolare riferimento alle tematiche del rumore, della qualità dell’aria, della sicurezza e della salute delle comunità residenti, visto e considerato che numerosi studi hanno dimostrato come queste popolazioni siano a maggiore rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, respiratorie, neoplastiche. Il ricorso contesta anche la compatibilità del progetto di ampliamento con la tutela dell’adiacente Sito Natura 2000 “Fiume Sile dalle sorgenti a Treviso Ovest”, facente parte del parco naturale regionale del fiume Sile ed evidenzia il rischio del “Wildlife strike”, ossia l’impatto con volatili, singoli o in stormo, fenomeno che può avere conseguenze in termini di sicurezza . Ai fini di una “completa” valutazione dell’impatto ambientale l’elenco degli effetti del progetto di ampliamento dell’aeroporto, oggetto del ricorso, andrebbe poi aggiornato e “condizionato” allo “stato dell’ambiente” nella nostra regione e nell’area interessata e al doveroso rispetto politico e morale da parte delle amministrazioni pubbliche del “limite antropocentrico”. Li potremmo chiamare “effetti collaterali” dell’ampliamento dell’aeroporto, ma sono, ahimè, “strutturali” nella compromissione di un “ecosistema locale antropizzato” e maggiormente esposto alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Il consumo di diversi ettari di suolo agricolo a nord della Noalese, per adibirli a parcheggi o per ospitare nuove strutture in funzione dell’ampliamento, è uno degli effetti collaterali. Il progetto di ampliamento comporta nuovo consumo di suolo, uno dei primati negativi della regione, producendo così un “effetto climalterante” visto e considerato che un ettaro di terreno fertile assorbe circa 90 tonnellate di carbonio. Per non parlare dell’ effetto climalterante dei voli aerei e dei voli low cost in particolare, considerato che un aereo emette 285 grammi di CO2 per chilometro per singolo viaggiatore rispetto ai 14 grammi di CO2 del treno (Agenzia Europea per l’ambiente 2013) e senza dimenticare, tra l’altro, che le compagnie aeree sono esenti dal pagamento delle accise sul kerosene. La domanda che dovrebbe sorgere spontanea è: se l’aeroporto della Malpensa dista da Milano 50 chilometri e soddisfa le esigenze dell’hinterland milanese perché “ampliare ulteriormente” il Canova, con tutti i rischi e i costi per la salute e l’ambiente urbanizzato circostante, visto che Treviso dista meno di 30 chilometri dall’aeroporto Marco Polo? La valutazione cumulativa degli effetti di certe scelte non può poi non considerare quello che sta già accadendo al territorio inteso come “area vasta a sud di Treviso”. Infatti la lobby “dell’asfalto responsabile” sta sterminando decine di ettari di suolo agricolo (non conteggiati come suolo consumato da un legge regionale fuffa sul suolo) nel territorio a sud di Treviso e, dopo i parcheggi dell’aeroporto e il suo ampliamento, dopo avere scelto di costruire il Terraglio Est anziché liberalizzare la A27 (che corre parallela nel tratto Mestre-Treviso), ora tocca al quarto lotto della Tangenziale di Treviso per completare l’opera di cancellazione di campagna e paesaggio. La creazione di una landa di cemento e asfalto “nell’area vasta a sud di Treviso”, solcata da migliaia di auto a terra e da voli rumorosi e inquinanti in cielo, ecco quello che il “malgoverno del territorio” in questa regione sta regalando alle future generazioni.

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