di Dante Schiavon.

L’Associazione ecologista “Gruppo di Intervento Giuridico” odv (GRIG) ha inoltrato, in data 24 maggio 2021, alle Amministrazioni pubbliche interessate alla realizzazione delle XXV Olimpiadi invernali Milano-Cortina d’Ampezzo 2026 (Regione Veneto, Regione Lombardia, Province autonome di Trento e Bolzano) una specifica istanza affinché venga avviata una procedura di “valutazione ambientale strategica” (V.A.S.) che tenga conto dell’impatto complessivo dell’insieme delle opere previste, sportive e infrastrutturali, valutando non solo singoli effetti su ambiti territoriali circoscritti, ma gli “effetti cumulativi” sull’ambiente montano. Il GRIG ha coinvolto in tale istanza il Ministero della Transizione Ecologica e informato la Commissione Europea. Prime e parziali risposte a tale istanza avanzata dal GRIG sono pervenute dalla Regione Veneto e dal Ministero della Transizione Ecologica che, proprio per la loro incompletezza e incompiutezza, devono dare modo a cittadini, associazioni e comitati la possibilità di intervenire con “proposte alternative” per limitare lo scempio in atto e confermano la necessità di “un’analisi preventiva e complessiva” degli effetti cumulativi sui territori, intesi come “area vasta”. È quindi necessario una valutazione ambientale dell’impatto complessivo delle opere sportive, urbanistiche e infrastrutturali. A Cortina le opere sportive già realizzate in occasione dei Mondiali di sci 2021 e quelle in fase di realizzazione per le Olimpiadi Invernali del 2026 sono tutt’altro che ambientalmente sostenibili. Infatti, nuove piste, allungamento e rimodellamento con allargamento di quelle esistenti (anche in versanti soggetti a valanghe), creazione di bacini idrici per l’innevamento artificiale, nuovi impianti di risalita, nuovi parcheggi, nuove strade di accesso e raccordi fra piste da sci e fra strade di collegamento, hanno già determinato un consumo di suolo di circa 40 ettari che si è materializzato attraverso la riduzione di superfici boscate, il taglio di centinaia di alberi, la riduzione di superfici a prato o a pascolo. La “valutazione di impatto ambientale” deve riguardare l’insieme delle opere sportive ricadenti sui siti di Natura 2000 e aree contigue e deve ricomprendere anche le decine di interventi infrastrutturali finanziati con il decreto Ministero Infrastrutture del 4 novembre 2020 (un miliardo di euro complessivamente). Uno degli elementi portanti della “valutazione ambientale strategica” sta nella valutazione complessiva degli interventi, così da poterne verificare gli impatti cumulativi. La drammatica sinergia tra “interventi con ruspe, cemento e acciaio” sulla natura e sulla fauna selvatica di un’area dolomitica Patrimonio dell’Umanità e il programma di “nuove strade e collegamenti stradali” con il loro impatto idrogeologico e franoso impongono una “valutazione di incidenza ambientale” che tenga conto degli “effetti cumulativi” degli interventi sportivi e infrastrutturali, su aree protette e non, distribuite nello “spazio geografico vasto” e nel “tempo geologico” degli elementi naturali modificati artificialmente.

Dalle prime risposte di una amministrazione pubblica interessata e dalle comunicazioni della Direzione Generale per il Patrimonio Naturalistico del Ministero della Transizione Ecologica emerge come ci siano i tempi e i modi per una valutazione preventiva complessiva che permetta il coinvolgimento dei cittadini in forma singola e associata per formulare proposte e osservazioni che salvino quella parte di patrimonio naturale non ancora aggredito.

La Regione Veneto informa che allo stato attuale il “Piano dei Giochi Olimpici e Paraolimpici di Milano Cortina 2026” non risulta ancora essere stato completamente definito e quindi la possibilità per cittadini e comitati di avanzare proposte di mitigazione o arresto dello scempio in corso può prendere corpo nel quadro di una Valutazione Ambientale Strategica. Per quanto riguarda i lavori nell’area delle Tofane e di Cortina la Direzione Generale per il Patrimonio Naturalistico del Ministero della Transizione Ecologica sta curando la trasmissione alla Commissione Europea delle misure di compensazione proposte dalla Regione Veneto degli interventi per i quali la “valutazione di incidenza ambientale” è giunta a conclusioni negative ai sensi dell’art. 6 paragrafo 4 della direttiva 92//43/CEE come nel caso della costruzione della pista da bob e la realizzazione della pista da sci “Lino Lacedelli” (sulle 5 Torri). La Direzione Generale del Ministero della Transizione Ecologica è anche in attesa di una risposta dalla Regione Veneto (da inviare alla Commissione Europea) su quali misure di compensazione ambientale verrebbero previste nel sito di Natura 2000 interessato da lavori di sbancamento per la realizzazione della cabinovia Prati di Pocol-5 Torri e di un bacino idrico artificiale.

Il Ministero della Transizione Ecologica – Direzione generale per il Patrimonio Naturalistico ha, quindi, invitato la Regione Veneto “a valutare con particolare attenzione, anche nell’ottica di area vasta, gli effetti sulla biodiversità e sulla conservazione degli habitat e degli habitat di specie che la realizzazione dell’intervento in esame potrebbe comportare, considerato che l’area di Cortina d’Ampezzo è già oggetto di importanti interventi infrastrutturali. Ciò anche al fine di proporre che siano prese in considerazione soluzioni alternative a minor impatto.”

Alla luce delle precedenti considerazioni avanzo delle proposte e degli spunti per salvare il salvabile.

  • Allo scopo di salvare circa 20 ettari di bosco rinunciare alla costruzione di un nuovo impianto per le gare di bob e richiedere lo spostamento delle gare in un impianto funzionante presente nella vicina Austria;
  • Allo scopo di salvare diversi ettari di bosco e considerato l’esito negativo della “procedura di valutazione di incidenza ambientale in corso” fermare i lavori per la costruzione della cabinovia Prati di Pocol-5 Torri, della pista di sci “Lino Lacedelli” e del “bacino idrico” ivi previsto;
  • Allo scopo di salvare dalla cementificazione l’area di Fiames, dove dovrebbe sorgere il villaggio olimpico, organizzare l’ospitalità degli atleti e dei loro staff nelle strutture alberghiere di Cortina, del Cadore (da Auronzo a Tai di Cadore), della Val Zoldana;
  • Allo scopo di evitare ulteriore consumo di suolo, di paesaggio e ulteriore dissesto idrogeologico nella Valle del Boite, in alternativa a tangenziali, gallerie, viadotti, rotonde e varie colate di asfalto e cemento, ripristinare la ferrovia delle Dolomiti sul preesistente tracciato oggi adibito a pista ciclabile e mantenere l’area “dell’ex-stazione ferroviaria di Cortina” funzionale a tale progetto.

Danni irreversibili nell’area delle Tofane sono già stati prodotti. Chi ha a cuore la difesa della natura delle nostre montagne, degli animali che ci vivono, del paesaggio come patrimonio culturale e naturale da tramandare ai propri figli deve poter avanzare delle proposte per “salvare il salvabile”. C’è bisogno di resilienza. Fermiamo ulteriori lavori, progettiamo un’economia e lavori sostenibili nelle valli alpine. Lo sviluppo della montagna basato su mega eventi sportivi, su manifestazioni motoristiche, sulla trasformazione della montagna in un parco divertimenti cementificato e urbanizzato è un regresso culturale ed ecologico che porta alla morte dei luoghi. Salviamo il salvabile in Valtellina e a Cortina D’Ampezzo e chiediamo una “valutazione di impatto ambientale di area vasta” che consideri gli impatti cumulativi dei singoli interventi di carattere sportivo e infrastrutturale sui parametri ambientali (aria, acqua, suolo, clima) e che li possa misurare nello “spazio geografico” e nel “tempo geologico, meteorologico e climatico”.

Fonte: http://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2021/05/24/le-olimpiadi-invernali-milano-cortina-2026-non-devono-esser-loccasione-degli-ennesimi-scempi-ambientali/

Image: kallerna, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons

Pin It on Pinterest

Share This