Miserere me

Scienza Scritta: L'ingordigia dei pochi rovina la vita dei tanti

Di Lorenzo Raspanti

Ho piena coscienza della mia codardia, della mia fragilità, provo con tutte le mie limitate forze a tenerle a bada, a non farle prevalere. Siamo tutti figli di Caino, assassino di suo fratello minore Abele, perché incompreso e invidioso, forse carente di affetti, che aspetta ancora il perdono. Punito da Dio, marchiato in fronte in eterno, nessuno mai potrà toccarlo, la vita, la pace, esige giustizia mai vendetta. Ma sangue chiama sangue, le ferite subite nel tempo segnano la nostra anima più di quanto deturpano il nostro corpo. Eppure portiamo i geni di Abele, non possiamo negarlo. Siamo capaci anche di amare, fosse anche il nostro carnefice. Mi chiedo se sia etico disquisire sulla genesi delle guerre mentre chi le subisce lotta disperatamente per sopravvivere e far sopravvivere l’identità della propria comunità. Il dissenso antimilitarista, la non violenza, il pacifismo da sempre praticato e con orgoglio professato svaniscono di fronte alla solidarietà implorata dai popoli che lottano per la libertà e l’autodeterminazione?

In questo tempo nefasto, dove tutto è precario, dove si vive confusi e sospesi, ci troviamo a nuotare in un limbo di incertezze, gli occhi fanno fatica a discernere persino il bene dal male. Usiamo e ascoltiamo sempre più spesso la parola “assoluto”. Ci aggrappiamo ad essa come disperato relitto nel mare in tempesta da noi stessi generato. Si potrebbe obbiettare che è sempre stato cosi, che in fondo, da quando abbiamo conquistato la posizione eretta, presumibilmente, scendendo da un albero di acacia africana, passando poi per Atene, dove abbiamo incontrato Socrate sotto un ulivo, possessore di una e una sola certezza e di un solo dubbio, quello di non avere certezze, siamo arrivati ad oggi alle porte di Kiev, in buona compagnia, al nostro fianco Diogene con la sua preziosa fievolissima lanterna alla perenne disperata ricerca dell’uomo.
Ho grande timore che si stia per formare la tempesta perfetta. Che tutto ciò derivi da iniquità, ingordigia, da una malsana visione antropocentrica, accompagnata da inconfessabili suprematismi antiegalitari, dallo sfruttamento dissennato delle risorse del pianeta e dell’uomo sull’uomo. Simili a oloturie, aver scambiato il benessere con il possesso di beni, e l’insensata logica della produzione industriale e del consumo senza limiti per civiltà e progresso genera e alimenta il virus della guerra. Distinguere le vittime dai carnefici è sempre etico e morale, oggi come ieri, sia a Kiev come davanti la misera capanna di padre Adamo e madre Eva.
Frutto di una notte insonne, le parole nella mia mente, tra visioni deformi del passato, paure e speranze del futuro, si concretizzano nel presente. Senza alcun peso aleggiano come suoni vuoti, astratti come api in uno sciame impazzito, viaggiano nell’aria senza nessuna logica, senza nessuna meta, disperato appiglio o approdo, senza che nessuno orecchio li possa catturare, percepire, comprenderle, e nutrirsene. Miliardi di parole inutilmente vissute, raccontate, scritte da poeti vagano nel limbo eterno della memoria perduta.

Miserere mei

Si è fatta l’alba,
giusto il primo giorno di primavera
percepisco il tepore del sole che stenta a spuntare da nubi nerastre
nell’aria un solido fetore
quanta cenere dovrà ancora cadere sulle nostre teste

Scegliere è un dovere, sempre è divisorio, spesso è dilaniante, in noi convivono gli istinti primordiali degli “Homo homini lupus” e del sentimento di pietà ed istinto empatico. Spetta solo a noi far prevalere l’uno o l’altro.

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